Schiavi di una fottuta ricompensa (o di una bastarda punizione)

“La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cavolate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene.”

Alla soglia dei 28 anni posso affermare che, dopo svariati dibattiti e svariate discussioni con parenti, amici, colleghi e perfetti sconosciuti, noi in quanto esseri umani siamo fottutamene schiavi di un’idea di uomo che non rispecchia per niente i nostri bisogni e i nostri istinti fisiologici.

L’offesa più grande da cui tutti ci sentiamo in dovere di difenderci è “siamo animali”!

Quando pronuncio queste parole tutti, e dico tutti, provano delle resistenze e sentono di non poter accettare questa affermazione. Anche chi la pensa come me su argomenti vari quali sesso, poligamia o su “La Favola di Cenerentola” (vedi in basso), si sente di dover marcare il fatto che “siamo animali pensanti, non animali come tutti gli altri”.

“Come puoi non prendere in considerazione i nostri valori!? la morale?! l’amore!?”

è una frase che ho sentito un’infinità di volte, come se il bisogno di sentirci speciali in quanto uomini ci facesse dimenticare lo scimmione che siamo stati 2,5 milioni di anni fa.

Sembra quasi che nel pensiero comune le persone sentano (ma non pensano) che l’uomo sia comparso dal nulla, come se fosse sceso dal cielo. Riesco adesso a capire le teorie creazioniste dei nostri avi. Riesco adesso a capire la reale funzione della religione nella nostra storia culturale.

E Diagora di Milo lo aveva capito 2400 anni fa

Friedrich Nietzsche e Carl Marx lo avevano capito più di 150 anni fa.

Quello che ho capito io, oggi, è che ci manca il punto di incontro tra il nostro antenato scimmione e l’homo sapiens sapiens, ci siamo dimenticati da dove veniamo o forse non lo abbiamo mai accettato.

Eppure, fior fiori di anatomisti, antropologi, chirurghi e quant’altro possono affermare che le similitudini tra uomo e regno animale sono immense, che i nostri meccanismi principali di difesa, di paura, di rabbia, di dolore e di disgusto sono esattamente gli stessi di tutte le altre specie viventi. (Non si sa leggere nella mente di una persona ma sappiamo riconoscere se un topo è impaurito, se un leone è arrabbiato o se un cane è felice)

E qual è la cosa assurda? Che qualsiasi persona in grado di rispondere alla domanda quali sono i momenti più IMPORTANTI della sua vita ti risponderà Traumi (Immenso dolore e immensa paura) Festeggiamenti (Immensa Gioia) Cene prelibate (in contrapposizione col senso di Disgusto) o Forti Litigi (Forte Rabbia).

Le emozioni segnano la nostra vita e sono ciò che più naturale abbiamo, ciò che più ci connette con il regno animale, ma GUAI a dire ad una persona che “siamo animali”.

I seni perfetti in tv (o i fisici da body builder) ci ricordano quanto siamo schiavi dei nostri bisogni repressi. I mass media lo sanno e ci manipolano, ci fanno comprare il balsamo che ci farà essere più belli usando come testimonial una ragazza bellissima (o un ragazzo bellissimo) con capelli perfetti così che la nostra frustrazione e inadeguatezza possano essere (apparentemente) soddisfatte comprando quel balsamo o quel deodorante. E lo facciamo senza una CAZZO DI COGNIZIONE DI CAUSA! COMPLETAMENTE INCONSAPEVOLI DI ESSERE MANIPOLATI PROPRIO SUI NOSTRI ISTINTI ANIMALI E NON SULLA NOSTRA MORALE O SUI NOSTRI VALORI.

Siamo esattamente come i topi di Skinner e i cani di Pavlov, ci hanno mostrato la famiglia come unico modo di intendere la sessualità e l’amore facendoci vedere Cenerentola e i vari “e vissero per sempre felici e contenti”.

Ed io, sinceramente, mi sono rotto i coglioni di questa storia che non siamo animali. Mi sento un animale, sono pensante e penso di essere un animale! Questo animale che vive in me ha istinti, emozioni e bisogni, e se li frustro, sono insofferente e manipolabile.

Non ho usato un italiano perfetto, lo so! Ma rileggendo questo testo la mia rabbia emerge e non voglio modificarlo. Non cambierò il tuo punto di vista con questo articolo, ma almeno io mi sono espresso, ho espresso attraverso questo blog il mio pensiero e ora mi sento un po’ più libero.

 

Niccolò Di Paolo

 

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