Ascoltare ed ascoltarsi: l’ascolto attivo

“Most of the successful people I’ve known are the ones who do more listening than talking” (Bernard M. Baruch)

Ad oggi, si sa, spesso il nostro tempo lo spendiamo per parlare, poco tempo lo investiamo nell’ ascoltare. Soprattutto se si parla di ascolto attivo.

Ho riflettuto molto su questo tema e sulla sua importanza non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche in ambito lavorativo.

Mi sono chiesta se io stessa sapessi ascoltare veramente, se sapessi ascoltare attivamente.

Ma di cosa stiamo parlando? Cos’è l’ascolto attivo?

Esso nasce da una posizione di forza. Il raccontare deriva, invece, da una posizione di paura e controllo. Quotidianamente tutti raccontiamo e tutti ascoltiamo, ma raramente ascoltiamo attivamente.

L’ascolto attivo è un vero e proprio esercizio analitico: richiede concentrazione costante su ciò che viene detto ma anche al tono della voce di chi ci sta raccontando, al linguaggio del corpo, alla postura e così via.

Ma nell’era in cui regna sovrana l’idea del multitasking e dei telefoni sempre accesi e squillanti, la concentrazione è diventata una pratica sempre più difficile. Risulta complesso e fuori dalla nostra portata “esserci” e prestare completa attenzione alla persona che abbiamo davanti.

Ma la capacità di ascoltare il nostro interlocutore attivamente crea e rafforza la possibilità di stringere relazioni più profonde anche all’interno del team di lavoro e favorisce, quindi, la collaborazione e la condivisione, obiettivi principali per l’archiviazione del risultato sperato.

Molti sono ormai gli studi svolti da psicologi (ma non solo) sull’ascolto attivo e svariate sono le tecniche da implementare per diventare ascoltatori migliori. Rallentare, avere pazienza e imparare a ignorare le distrazioni (come i messaggi WhatsApp e le e-mail) sono delle buone habits per avviarsi all’ascolto attivo.
La tecnica dell’ascolto riflessivo aiuta molto.

Sembrerà banale, ma il solo fatto di riproporre ciò che è stato detto dal nostro interlocutore con altre parole impedisce, di fatto, di perdere parti della conversazione.

Inoltre è come se comunicassimo all’altra persona che ha tutta la nostra attenzione. Questo piccolo ma potente dettaglio aiuta ad incrementare la fiducia che c’è tra gli interlocutori.

Aumentare la fiducia all’interno di un gruppo di lavoro (qualsiasi esso sia) significa aumentare implicitamente l’energia positiva tra le persone.

Secondo gli studiosi, un’altra tecnica risulta molto utile per porsi in una modalità di ascolto attivo: il fare domande.

Famoso è l’approccio socratico, ossia quell’approccio volto al dialogo e al porre domande dalle quali, secondo il filosofo, nasceva la verità.

Ecco, porre domande consente di aprire e di approfondire sempre di più la conversazione e capire le ragioni profonde delle posizioni prese dalle rispettive persone su una data argomentazione.

Io mi sto già applicando per migliorare la mia capacità di ascoltare attivamente.

E voi?

Dottoressa Alice Vignudini