Cambiamenti climatici: quali sono le cause? Quali prospettive future possiamo auspicarci?

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“Voglio che l’Europa diventi il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. Per far sì che ciò accada, dobbiamo compiere insieme passi coraggiosi”.

E’ così che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel giorno della sua elezione, ha introdotto al Parlamento di Strasburgo una delle più preoccupanti e lampanti emergenze della storia: quella climatica.  

COSA SI INTENDE CON ‘’CAMBIAMENTI CLIMATICI’’?

Secondo una definizione fornitaci dalle Nazioni Unite durante la ‘’United Nations framework convention on climate change’’, con ‘’cambiamento climatico’’ s’intende qualsiasi alterazione dell’atmosfera globale che sia direttamente o indirettamente riconducibile all’azione umana.

“Climate change means a change in climate which is attributed directly or indirectly to human activity that alters the composition of the global atmosphere and which is in addition to natural climate variability observed over comparable periods of time”.

I cambiamenti climatici altro non sono che variazioni delle condizioni climatiche medie, mutamenti che, in verità, la Terra da sempre subisce, pensiamo ad esempio alle ere glaciali. Dove si annida, dunque, il problema? Il punto cruciale e amareggiante sta nel fatto che i cambiamenti climatici osservati a partire dagli inizi del Novecento non sono naturali, bensì sono per lo più causati da attività umane. L’eccessiva intrusione umana nei labili e fugaci equilibri della natura sta portando ad un susseguirsi di alterazioni, come l’innalzamento dei livelli del mare o la diminuzione della biodiversità, nonché catastrofi, come la siccità o lo scioglimento dei ghiacciai.

Il termine ‘’CAMBIAMENTi CLIMATICi’’ È sinonimO dEl termine “RISCALDAMENTO GLOBALE”?

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, chiariamo un aspetto principe: l’espressione ‘’riscaldamento globale’’ non è un sinonimo di ‘’cambiamenti climatici’’. Il primo termine indica infatti l’aumento della temperatura media del nostro pianeta, causato principalmente dall’attività umana. Il secondo tiene conto di ogni tipo di fluttuazione a lungo termine di una o più variabili legate al clima. Il cambiamento climatico è dunque il risultato del riscaldamento globale. L’aumento delle precipitazioni intense, dell’aridità e della siccità, il declino del ghiaccio marino artico e della copertura nevosa sono solo alcuni degli effetti del riscaldamento globale, effetti che collettivamente vengono riuniti sotto la denominazione ‘’cambiamenti climatici’’.

LE PRINCIPALI CAUSE DEi CAMBIAMENTi CLIMATICi

Nel corso dei secoli il clima terrestre è mutato notevolmente, altalenando periodi glaciali con periodi caldi. Tuttavia, negli ultimi 150 anni (per intenderci, dall’inizio dell’era industriale), le temperature sono aumentate più velocemente che in qualsiasi altra epoca. Il vero problema ha quindi inizio con la “grande accelerazione”, cioè con la fase storica caratterizzata da un’esponenziale crescita demografica e dall’abnorme incremento nell’utilizzo di combustibili fossili. Non a caso, una delle principali cause dei cambiamenti climatici è proprio la combustione di combustibili fossili come il petrolio, il carbone ed il gas naturale, i quali emettono gas a effetto serra nell’atmosfera.

L’immagine rappresenta i combustibili fossili più utilizzati

Piccolo reminder

I gas serra, in realtà, sono gas presenti per natura nell’atmosfera ed hanno una funzione ben precisa: trattengono il calore delle radiazioni solari, impedendo a questo di tornare nello spazio. Se presenti in quantità moderate, i gas serra dovrebbero mantenere la temperatura media terrestre sui 15°C; se non ci fossero la temperatura calerebbe sino a sfiorare i -18°C. L’effetto serra, inteso come fenomeno naturale, è dunque campale per assicurare la presenza e lo sviluppo delle forme di vita sulla Terra. Il guaio ha inizio con l’ingerenza dell’uomo, la quale ha causato un forte aumento di gas serra di natura antropica (cioè prodotti dall’uomo) nell’atmosfera.

L’immagine mostra la differenza tra l’effetto serra naturale e quello antropico (=causato dall’uomo)

Posto che reo dei più imponenti stravolgimenti ambientali e climatici è l’eccessivo effetto serra antropico, potrebbe sorgere ora spontaneo chiedersi quali siano le attività umane che contribuiscono all’immissione nell’atmosfera di gas ad effetto serra. Ebbene, tra queste, possiamo senza dubbio considerare:

  • l’uso dei combustibili fossili;
  • la deforestazione;
  • gli allevamenti intensivi
  • le pratiche agricole non sostenibili;
  • l’utilizzo di fertilizzanti e gas fluorurati.

LE CONSEGUENZE dei cambiamenti climatici

Eventi disastrosi e, purtroppo, sempre più frequenti stanno colpendo violentemente il Pianeta.

La temperatura media globale è aumentata ed aumenterà ancora. Le reinterate ondate di calore comportano conseguenze spesso offuscate nel breve periodo, ma nefaste a lungo andare.

Queste ondate possono provocare gravi danni, spesso fatali, alle fasce più vulnerabili della popolazione, come gli anziani e i neonati.

Non dimentichiamoci poi che all’innalzamento della temperatura consegue l’aumento dell’evaporazione dell’acqua, che unita alla mancanza di precipitazioni, incrementa il rischio di gravi siccità. Queste, a loro volta, se prolungate nel tempo, possono dare vita ad intere stagioni di incendi boschivi.

La vita di molte specie animali e vegetali potrebbe essere stroncata. Infatti, è bene qui rammentare che l’aumento della temperatura influenza pesantemente la fenologia, il comportamento e il ciclo di vita delle specie animali e vegetali. Non vi sono dubbi: i cambiamenti climatici stanno modificando l’abbondanza e la distribuzione delle specie, la composizione della comunità, la struttura dell’habitat e i processi ecosistemici. Anche la composizione fisica e biologica degli oceani sta mutando e la causa principale risiede proprio nell’aumento delle temperature superficiali del mare, l’acidificazione degli oceani e i cambiamenti nelle correnti.

E’ poi giusto richiamare alla memoria che i fiumi europei provengono generalmente da zone montane, tant’è che il 40% dell’acqua dolce europea proviene dalle Alpi. Tuttavia, man mano che il clima si riscalda, le precipitazioni cambiano, l’evaporazione aumenta, i ghiacciai si sciolgono ed il livello del mare s’innalza. E’ lapalissiano che la quantità d’acqua a disposizione dell’uomo è dunque diminuita, sta diminuendo e diminuirà ancora, dando vita ad una delle crisi idriche più spaventose della storia dell’uomo.

COSA STA ACCADENDO CONCRETAMENTO al pianeta?

Il cambiamento climatico non è un evento futuro ed incerto, sta accadendo proprio qui ed ora e colpisce direttamente ogni angolo del Pianeta.

L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. SPM-WGIII è il più recente dei rapporti dell’IPCC, rapporti che presentano lo stato delle conoscenze sull’evoluzione del clima, dell’impatto del continuo riscaldamento, e degli sviluppi scientifici e tecnologici che ci possono aiutare ad affrontare il cambiamento climatico. I dati sono chiari, diretti e, ricordiamocelo, inconfutabili.

Ad oggi, la temperatura media globale della superficie della Terra è di circa 1.2°C al di sopra della media del periodo pre-industriale (tra il 1850 ed il 1900). A questo aumento medio globale corrispondono valori di riscaldamento più alti in alcune zone della Terra, tra cui i poli e la regione Mediterranea. Ad esempio, la temperatura media dell’Europa, incluso l’Italia, è circa 2.5°C più alta che nel periodo pre-industriale. Questo vuol dire che un ulteriore riscaldamento medio globale di 1°C potrebbe tradursi, per la regione Mediterranea, in un ulteriore riscaldamento di almeno 2°C.

L’aumento della temperatura sta causando l’innalzamento dei livelli dei mari e lo scioglimento dei ghiacci. Dal 2006 si osserva un’accelerazione dell’innalzamento del livello dei mari: da +1.4mm l’anno a +3.6mm. Il ghiaccio dei poli continua a ritirarsi: come mostrano, ad esempio, le tendenze osservate dal National Snow and Ice Data Center (NSIDC), i primi mesi del 2022 hanno visto l’estensione dei ghiacci di entrambe le calotte polari ai minimi storici.

Per quanto concerne i gas serra, un dato del rapporto dell’IPCC dovrebbe farci pensare: il 17% di tutti i gas serra emessi tra il 1850 ed oggi, sono stati emessi tra il 2010-2019. E’ quindi necessario ridurre le emissioni al più presto se si vogliono controllare i livelli futuri dei gas serra.

COSA CI ASPETTA IN FUTURO?

L’IPCC identifica quattro categorie di rischi-chiave per l’Europa:

  • Rischi che riguardano le ondate di calore. L’IPPC prevede che il numero di decessi e persone a rischio di stress da calore raddoppierà o triplicherà per un innalzamento della temperatura pari a 3°C
  • rischi che riguardano la produzione agricola. A cause del caldo e della siccità, si prevedono perdite sostanziali in termini di produzione agricola per la maggior parte delle aree europee
  • Rischi che riguardano la scarsità di risorse idriche. Nell’Europa meridionale il rischio è già elevato per un livello di riscaldamento globale di 1.5°C e diventa molto alto nel caso di un innalzamento di 3°C.
  • rischi che riguardano la maggiore frequenza e intensità delle inondazioni. A causa dei cambiamenti nelle precipitazioni e dell’innalzamento del livello del mare, i rischi per le persone e le infrastrutture derivanti dalle inondazioni costiere, fluviali e pluviali aumenteranno in molte regioni d’Europa.
Ti suggerisco vivamente di leggere questo libro. ”La convivenza con il rischio è una realtà con la quale miliardi di abitanti della Terra devono fare quotidianamente i conti in un pianeta fragile e vulnerabile (…)”

COME SI PUò CONTENERE IL RISCALDAMENTO GLOBALE?

Per limitare il riscaldamento globale e il cambiamento climatico è vitale procedere ad una riduzione delle emissioni. SPM-WGIII dice che tali riduzioni sono realizzabili se si procede ad un’importante riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili, una diffusa elettrificazione, una migliore efficienza energetica e l’uso di combustibili alternativi (come l’idrogeno). Sarà necessario un minor consumo di energia (ad esempio creando città compatte e percorribili a piedi), un’elettrificazione dei trasporti in combinazione con fonti di energia a basse emissioni e un migliore assorbimento e stoccaggio del carbonio.

Con una riduzione delle emissioni del 43% entro il 2030 (rispetto ai valori del 2019) e dell’84% entro il 2050, si potrebbe contenere il riscaldamento medio globale in al di sotto di 1.5°C. Riduzioni più affabili ci porterebbero invece verso un ulteriore riscaldamento medio globale di oltre i 2°C e quindi valori medi globali slitterebbero tra i 2 e 5°C al di sopra del valore medio pre-industriale.

LA RISPOSTA Ai cambiamenti climatici: I PRIMI PASSI DELL’EUROPA

Indiscutibilmente, sin dal 1990, l’UE riveste un ruolo globale cardinale in tema di lotta ai cambiamenti climatici

La prima mossa verso una concreta attivazione da parte dell’Unione Europea si è avuta con la sua adesione al Protocollo di Kyoto. Si tratta di un accordo internazionale con cui si stabiliscono precisi obiettivi per i tagli delle emissioni di gas responsabili dell’effetto serra. Con tale Protocollo, i Paesi industrializzati e riconosciuti come i principali responsabili dei livelli di gas ad effetto serra presenti in atmosfera, si sono impegnati a ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra, nel periodo 2008-2012, di almeno il 5 % rispetto ai livelli del 1990.

Nel dicembre 2015, dopo oltre due decenni di negoziati, i governi hanno finalmente adottato il primo accordo universale per contrastare i cambiamenti climatici in occasione della ventunesima conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), tenutasi a Parigi. L’accordo di Parigi è stato firmato il 22 aprile 2016 e ratificato dall’Unione europea il 5 ottobre 2016. L’obbiettivo di lungo periodo è quello di contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C e, se possibile, a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. I governi hanno anche concordato la necessità di rafforzare la capacità delle società di affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici, di fornire ai Paesi in via di sviluppo un sostegno internazionale continuo e più consistente all’adattamento, nonché di segnalare i progressi compiuti verso gli impegni assunti con l’accordo attraverso un solido sistema basato sulla trasparenza e la responsabilità.

L’UE IN PRIMA LINEA PER COMBATTERE LA CRISI CLIMATICA

Ad onor del vero, gli strumenti adottati dall’UE per contrastare il ”climate change” sono molteplici e variegati.

Possiamo qui ricordarne alcuni, come il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS). Si tratta di un sistema basato sul principio di ‘’limitazione e scambio’’ che coinvolge oltre 11.000 operatori a livello europeo, tra cui operatori aerei, impianti termoelettrici industriali, manifatture e impianti di produzione, stoccaggio e trasporto di diverso tipo. Il sistema fissa un tetto massimo alla quantità totale di emissioni di gas a effetto serra che possono essere prodotte dagli 11.000 operatori. La cosa interessante è che è permesso ai partecipanti di acquistare e vendere sul mercato diritti a emettere CO2 (quote) secondo le loro necessità, ma comunque sempre all’interno del limite stabilito.

Per quanto concerne le emissioni derivanti da settori non coperti dal sistema di scambio di quote di emissione, quali il trasporto su strada, la gestione dei rifiuti, l’agricoltura e l’edilizia, opera il Regolamento sulla condivisione degli sforzi. Questo impone obiettivi vincolanti di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra su base annua per ciascuno Stato membro. Inoltre, gli Stati membri sono tenuti a garantire che le foreste, le terre coltivate e i pascoli siano gestiti in modo sostenibile.

L’EUROPA DEL FUTURO

Come detto sopra, il contributo iniziale dell’Ue, previsto dall’Accordo di Parigi, consisteva nell’impegno a ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. L’UE ed i suoi Stati membri, agendo congiuntamente, si sono però impegnati a raggiungere un obiettivo vincolante di riduzione interna netta di almeno il 55% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

L’11 dicembre 2019 la Commissione ha presentato il Green Deal europeo. Questo è stato definito come una ‘’nuova strategia di crescita’’ in grado di trasformare l’UE in un’economia sostenibile e competitiva. Si tratta di un pacchetto di misure ambiziose, tra cui, ad esempio, la legge europea sul clima, volta a garantire un’Unione a impatto climatico zero entro il 2050. Nel concreto, il pacchetto rafforza otto atti legislativi esistenti e presenta cinque nuove iniziative in una serie di settori strategici ed economici, quali clima, energia e combustibili, trasporti, edilizia, uso del suolo e silvicoltura.

QUALE RUOLO RIVESTONO I CITTADINI?

Contrastare i cambiamenti climatici è possibile, ma per farlo non è sufficiente l’impegno dei singoli Stati. Ogni nostro gesto può svolgere un ruolo chiave in questa battaglia. È fondamentale, anzi direi ormai vitale, compiere scelte quotidiane che permettano di diminuire il nostro impatto sull’ambiente. Tra queste, possiamo qui menzionare la riduzione degli sprechi energetici e quelli alimentari, la riduzione del trasporto in auto e la riduzione dell’utilizzo di acqua. Non dimentichiamoci poi che ogni prodotto che acquistiamo ha un impatto ambientale sia legato alla sua produzione, che al suo smaltimento. Meno oggetti si acquistano e più si riutilizzano, meno saranno le emissioni generate.

E’ poi basilare informarsi ed informare. Purtroppo non tuttə sono consapevolə della crisi climatica che stiamo affrontando; in realtà, moltə la conoscono ma decidono di ignorarla o negarla. Come contrastare la disinformazione o il negazionismo? Parlando, dialogando, diffondendo, discutendo e proponendo i dati inconfutabili che confermano il disastro a cui assisteremo se non iniziamo, tuttə, ad agire.

‘’AD OGNI AZIONE CORRISPONDE UNA REAZIONE UGUALE E CONTRARIA’’

‘’Fa attenzione, la natura è imprevedibile’’. Che io stessi facendo un trekking sulle Dolomiti o una nuotata nell’Adriatico, quando ero più piccina mi sentivo ripetere spesso questa frase. Oggi, con qualche anno in più e con un bagaglio di consapevolezze che mi porto sulle spalle, mi interrogo sulla veridicità di quella frase. Non posso di certo smentire il fatto che la natura sia repentinamente mutevole e spaventosamente incomprensibile.

Allo stesso tempo, però, reputo valido ed ancora autentico il pensiero newtoniano:  “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

E se applicassimo per un secondo questa legge all’ambito dei cambiamenti climatici?

Abbiamo consapevolmente inquinato tutte le risorse esistenti e indispensabili, come l’aria, il suolo e l’acqua, risorse che richiedono milioni di anni per essere reintegrate.

Sono stati distrutti interi habitat, abbiamo alterato le condizioni necessarie alla sopravvivenza di specie animali e vegetali.

Procediamo, zitti, alla deforestazione, diventando i responsabili della perdita, ogni anno, di 18,7 milioni di acri di foreste, pari a 27 campi da calcio al minuto. https://www.worldwildlife.org/threats/deforestation-and-forest-degradation

Abbiamo prodotto, commercializzato ed utilizzato organismi geneticamente modificati, piantati su oltre 40 milioni di ettari in sei continenti diversi, danneggiamento pericolosamente interi ecosistemi.

Difronte a questo scenario possiamo scegliere quale strada percorrere, se quella del negazionismo, dell’egoismo e del menefreghismo, o quella del cambiamento e dell’azione. I risultati saranno facili da raggiungere? Probabilmente no. Sarà possibile raggiungerli? Assolutamente sì.

Sara Martinelli

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