Che cosa significa essere un volontario?

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Essere un volontario significa avere un non superpotere: il coraggio di aiutare il prossimo. Chi aiuta il prossimo non è un eroe, poiché lavora nella vicinanza volendosi ergere ad esempio da seguire.

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Essere un volontario ad inizio pandemia (marzo 2020)

In questi durissimi mesi, i volti stanchi e segnati dalle mascherine dei vari operatori sanitari, socio-sanitari e di pubblica utilità, dipendenti e volontari, hanno impressionato incredibilmente. Questo creando in ognuno un sentimento profondo di stima e riconoscenza.

È stato molto semplice associare queste incredibili persone a figure del mito o super-eroi; eppure, sono “solo” Persone con legittime preoccupazioni e problematiche quotidiane. Persone che, mentre tutto il mondo si fermava, hanno continuato ad operare per il bene della propria comunità sino ad ergersi ad esempi di estrema gentilezza.

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Il non-superpotere di un volontario

Qualche anno fa mi venne chiesto di scrivere qualche riga sulla mia personale esperienza di volontariato e giunsi ad una richiesta d’aiuto. Questa era riscoprire la bellezza nell’Umanità ed usare un non-superpotere, cioè il coraggio di aiutare il prossimo.

Chi mi conosce sa che il mio impegno assiduo lo si deve a mia madre, a colei la quale mi ha insegnato, nella sua malattia, sia cosa voglia dire scoprire la bellezza nei piccoli gesti e negli interstizi che la vita ti concede sia la definizione pratica di coraggio.

Perchè ho scelto di essere un volontario

Sono diventato volontario perché sentivo la necessità di sentirmi parte della costruzione della bellezza, di un mondo migliore. Avrei potuto fare ciò senza necessariamente mettermi una divisa, ne sono consapevole, eppure sotto questa ho nascosto paure e lividi.

In questi duri e tragici mesi, ho avuto paura di tornare a casa ed essere un pericolo per quella creatura che mi ha donato la vita, ma è il mio essere un comunissimo non-eroe che mi ha permesso di vedere tanta di quella bellezza che 2000 caratteri non permettono di descrivere ed incontrare tante di quelle persone che se mia madre le potesse conoscere non tacerebbe ricoprendoli di complimenti. E si, è servito coraggio, tanto.

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Le mie conclusioni

È inutile negare che per aiutare il prossimo e creare una comunità più florida si debba essere tanto coraggiosi, tuttavia non necessitiamo di super-eroi o figure mitologiche, ma limpidi esempi di reciprocità e vicinanza: Persone, con la P maiuscola.

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Dott Andrea Francioni
Consigliere Giovani Croce Rossa
Comitato di Firenze