Chi ha imparato abbastanza, non ha imparato niente

Noi impariamo…
il 10% di ciò che leggiamo
il 20% di ciò che ascoltiamo
il 30% di ciò che vediamo
il 50% di ciò che vediamo e ascoltiamo
il 70% di ciò che discutiamo con altri
l’80% di ciò che viviamo di persona
il 95% di ciò che insegniamo a qualcun altro

Perché l’uomo, prima o poi, smette di formarsi?

Che lo si voglia o no ad un certo punto della vita l’uomo medio interrompe il proprio processo di apprendimento consapevole. Spesso questo accade con l’inizio della vita lavorativa una volta terminati o interrotti gli studi obbligatori.

La ragione sta nel nostro modello culturale e sociale che è interamente fondato sul ruolo dell’adulto, termine che deriva dal latino adultus, che significa cresciuto, sviluppato.
L’adulto quindi ha portato a termine il proprio percorso formativo e non ha necessità d’apprendimento. Questo nonostante sia ancora all’interno di un processo di crescita/sviluppo (spesso inconsapevole) che però, a differenza dell’infante o dell’adolescente, possiede un bagaglio di esperienze, conoscenze e valori.

Questi possono portare sia vantaggi che svantaggi:

I vantaggi sono semplicemente i propri interessi, le proprie aspettative e la volontà di non voler perdere tempo, cofattori che portano l’adulto a scegliere come e a cosa dedicarsi.

Gli svantaggi sono le cosiddette resistenze:

  1. mislearning (quando si impara in maniera non corretta o superficiale)
  2. difesa (quando rigettiamo l’idea di imparare qualcosa)

Detto questo, o rivoluzioniamo il sistema e apriamo il cervello di ognuno di noi istallando un immediato bisogno di formarsi (oltre a rieducare molti dei pessimi professori che circolano nel panorama scolastico, specialmente quello italiano), oppure accettiamo questa realtà e ci facciamo carico di trasmettere l’un l’altro quello che sappiamo.

Cerchiamo di accogliere il proprio vicino di casa, il proprio amico, il proprio partner o il proprio collega, donando le proprie conoscenze affinché la società si arricchisca di nuovo senza dover tornare a scuola, stimolando quel processo di crescita che è naturalmente attivo.

Come? tornando in primis studenti e imparando (o affinando) l’arte di comunicare.

Senza una buona comunicazione e senza la voglia di mettersi in discussione è impossibile pretendere che altri lo facciano. Se non lo facciamo, impediamo al nostro immenso potenziale di svilupparsi (noi inteso come umanità) interrompendo la nostra crescita personale alla fine del percorso di studi obbligatori.

 

Dottor Niccolò Di Paolo