Come imparare a dire di no (e ad accettarlo): l’affermazione di sè attraverso la negazione

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Dire di No può risultare difficile perché spesso apre le porte ad un mondo carico di paure, insicurezze e sensi di colpa. Ci preoccupiamo della reazione dell’altro al nostro No e, allo stesso tempo, drammatizziamo terribilmente il No che riceviamo.

Ma il No non deve essere rifiuto, rabbia, esclusione. Se viene pronunciato con naturalezza, il No diventa espressione di autenticità, spontaneità, lealtà a se stessi e all’altro.

All’interno della coppia dire No è fondamentale. Il che non significa non scendere mai a compromessi nelle scelte, ma significa mantenere confini chiari fra il nostro Sé e quello dell’altro, per il bene di entrambi.

Come dire no, per non perdere sé stessi

Infinite coppie si fondono nella tentazione di tornare all’unità (quella primaria e simbiotica con la madre), ma dopo un primo momento idilliaco perdono sé stessi all’interno della coppia e di colpo il rapporto manca di interesse.
Se si entra in questa prospettiva risulta più chiaro capire che in realtà il No è un bene.

Esiste un modo assertivo, più corretto di altri, per dire No:

  • Guarda l’altro in faccia
  • Parla con un tono di voce adeguato, senza mai urlare
  • Di’ all’altro “No”, o “Non mi va”, “Non voglio”, “Non mi sento di fare quello che mi hai chiesto”.
    Sii Onesto, è inutile dire “Forse”, “Magari dopo”, se sai che la risposta è “No
  • Puoi dare una motivazione, se lo ritieni necessario, condividendo ad esempio cosa preferiresti fare e le tue priorità, comunicando in modo sincero e gentile

La sensazione che si prova è di Forza e Calma al tempo stesso. Non passività, né aggressività.

A cosa dire no?

Ma per dire di NoPrima dobbiamo sapere, anzi sentire, cosa vogliamo e cosa non vogliamo fare, ciò che vogliamo attrarre e ciò che vogliamo evitare. Questo è ancora più difficile, non è una capacità scontata.

Bisognerebbe dire e accettare tutto ciò che risuona con noi, e dire tranquillamente No a ciò che è dissonante con il nostro Sé.

In queste scelte dovremmo farci guidare dal nostro più profondo sentire, prendendoci la libertà di ascoltare dentro di noi quella sensazione che ci dice cosa ci fa bene e da cosa è meglio allontanarsi.

Carl Gustav Jung diceva che la prima coscienza sviluppata dai primitivi è stata quella “ventrale”. Notavano semplicemente cosa succedeva loro nella pancia, avvertivano lì le loro sensazioni e si lasciavano guidare da queste. Soltanto noi individui contemporanei diamo così tanta importanza alla testa, alla voce che alberga in noi e che ci fa notare con malignità cosa sarebbe meglio fare per piacere agli altri.

Dire di No è un gioco interno prima che esterno e possiamo allenarci a farlo a piccoli passi dentro di noi.
Possiamo ad esempio entrare in un bar e chiederci: “Mi piace stare seduta qui? Cosa ho bisogno di bere/mangiare?”, invece di scegliere con superficialità qualcosa che non ci piace o peggio aspettare che scelgano per noi. Questo vale per tutte le occasioni un cui ci troviamo nella nostra quotidianità, occorre sempre chiederci: “cosa è meglio per me?”, “cosa mi assomiglia?”, “cosa sento in profonda risonanza con me?”.

Dunque, la vera soluzione per dire No con serenità, è rafforzare il cuore, cioè dare ascolto ai propri sentimenti e metterli al primo posto. Solo allora, come reagirà l’altro non sarà più un grande problema per noi.

Come Accogliere un no

D’altro canto, quando invece riceviamo un No, capita di provare vergogna o di sentirsi rifiutati, abbandonati, non valorizzati. Questo perché affidiamo la concezione del nostro valore personale agli altri, abbiamo quindi bisogno dei loro continui che ci dimostrino che siamo amati e importanti.

Anche qui esiste un modo per uscire da questa prospettiva e reagire in modo assertivo:

  • Non commentare subito il No ricevuto
  • Prova ad evitare la drammatizzazione dell’evento che avviene all’interno della tua testa
  • Abbraccia le tue emozioni
  • Ricorda che l’altro non è te, ed accetta il No serenamente

Per accogliere un No infatti dobbiamo avere presente che gli altri non sono accanto a noi per soddisfare i nostri bisogni, cosa scelgono di essere e di fare non centra con noi. Prendere atto di questo ci fa crescere e fa sentire l’altro libero di essere se stesso insieme a noi.

Accettare un No, magari rispondendo con un sincero “Ok”, è segno di rispetto verso la persona che ha avuto il coraggio di seguire i propri bisogni.

Al contrario, insistere dopo un No, in modo da convincere l’altro e forzarlo a cambiare idea attraverso il nostro comportamento, non può che diminuire la spontaneità futura e influire negativamente sulla relazione.

In conclusione…

In ogni rapporto umano si dovrebbe rinunciare a controllare l’altro e riconoscere la necessità di confini personali, fisici e psicologici che si esprimono spontaneamente, in ognuno di noi, con un semplice No.

Dott.ssa Martina Cavicchini

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