Cosa differenzia una sana fierezza di sé dal nevrotico orgoglio

“Ci vergogniamo se agiamo, pensiamo o sentiamo in modo da violare il nostro orgoglio. Ci sentiamo umiliati se altri agiscono ferendoci nell’orgoglio od omettono di agire come il nostro orgoglio avrebbe preteso” Karen Horney

Essere fieri di sé per un’azione o un obiettivo raggiunto significa ricompensarci per l’impegno e la fatica, e soprattutto significa riconoscere il proprio valore.

L’orgoglio nevrotico, invece, ha a che fare con attributi e qualità che non sono reali e sostanziali ma piuttosto soggettive e “fantastiche” : tanto più è idealizzata l’idea di noi stessi o di ciò che dovremmo essere tanto più sarà necessario evitare che questo fragile orgoglio si frantumi.

Può diventare estremamente complesso quindi tenere in piedi un’impalcatura con delle fondamenta così instabili perché suscettibile ad ogni spiraglio di vento e diventa imperativa la necessità di proteggerla per evitare che fattori esterni ci portino a sentire un senso di vergogna o di umiliazione.

Se necessario, anche lati disfunzionali del nostro carattere diventano virtù di cui poter essere orgogliosi se ci avvicinano all’ideale che di noi ci siamo costruiti: la difficoltà nell’agire a favore di noi stessi si trasforma in altruismo, il bisogno di sfruttare gli altri in astuzia, il desiderio di vendetta in una giustizia riparativa e via dicendo.

L’orgoglio quindi si alimenta grazie alle qualità che ci avvicinano a ciò che vorremmo essere e dimostrare rendendoci piuttosto vulnerabili e mantenendo uno stato di allerta.

Ciò di cui andiamo così fieri a volte può non essere realmente un darsi valore.

Per individuare le nostre forme di orgoglio “non sano” potremmo chiederci proprio là dove sento molta vergogna o umiliazione cos’è che può aver determinato quella reazione, perché è lì che si nasconde la ferita.

 

Dottoressa Psicologa Martina Di Dio