Cos’è la positività tossica? Pensare troppo positivo può diventare patologia? Il parere di Heather Monroe

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La positività tossica è un tipo di “pensiero positivo” che assomiglia più a un ordine che a un consiglio, che obbliga piuttosto che ispirare, che fa sentire sbagliati invece che felici.

È l’eccessiva e inefficace generalizzazione di uno stato felice e ottimista in tutte le situazioni.

Si definisce tale quando pensare positivo si traduce nella negazione, minimizzazione e invalidazione dell’autentica esperienza emotiva umana.

Only good vibes: le frasi automatiche di chi potrebbe vivere una positività tossica

“Tutto andrà bene” “Ogni evento ha qualcosa da insegnarti, reagisci!” “Sii positivo! Potrebbe andare peggio, pensa a chi è più sfortunato di te!”

Se hai mai attraversato un momento difficile (una rottura, una perdita di lavoro), probabilmente hai sentito alcune di queste frasi fino alla nausea.

Tutte frasi che stridono più di quanto motivino.

Ma come mai? Che c’entra la positività tossica? Come distinguerla da un sano ottimismo?

Le persone che pronunciano quel tipo di frasi hanno quasi sempre buone intenzioni (a volte, invece, semplicemente non hanno nessuna voglia di ascoltare il nostro dolore). Quello che fanno però è semplicemente mettere un filtro roseo sul momento difficile che stiamo attraversando.

“C’è di meglio, resta ottimista”.

Positività tossica: la negazione di certi sentimenti non presuppone veramente affrontarli e superarli

Proprio come qualsiasi comportamento umano portato in eccesso, la positività quando utilizzata per coprire o mettere a tacere una naturale esperienza umana, si definisce tossica.

Negando l’esistenza di certi sentimenti in continuazione rischiamo di cadere in uno stato di negazione generale. Così facendo reprimiamo quelle emozioni che non vogliamo (o non sappiamo) vivere.

Fingendo di vivere “vibrazioni positive tutto il giorno”, neghiamo la validità di una vera esperienza umana.

Questo è tipico di chi considera certi sentimenti sbagliati a prescindere. Rabbia, dolore, paura. Emozioni universali a quasi tutti gli animali che, nella nostra cultura e nel linguaggio comune, vengono costantemente giudicate come sbagliate e, di conseguenza, rifuggite.

Invece, principio in cui tutte le scuole di pensiero psicologico si vedono d’accordo, le emozioni hanno dentro di sé una saggezza, un’importanza fisiologica e psicologica che non deve essere in alcun modo deviata o, peggio che mai, nascosta, repressa o tarpata. Tuttalpiù quello che dobbiamo fare è imparare ad ascoltare certe emozioni e a viverle senza aspettare che esplodano.

La paura può diventare terrore. La rabbia può diventare collera. Il dolore può diventare depressione.

Come la positività è entrata nel gergo comune?

È molto difficile accettare le nostre imperfezioni. Al contrario, fingere di non averle ci porta a dimenticare di essere imperfetti.

E quale modo migliore per camuffare le nostre zone d’ombra se non modellare chi ci sembra essere felice? Lo facciamo non solo perché ci attrae, ma anche perché non esserlo potrebbe voler dire rischiare di essere ostracizzati.

Pensiamoci bene: nessuno ci vuole tristi, o impauriti, o arrabbiati. E neanche noi siamo così abituati ad andare incontro a queste emozioni: seguiremmo mai una pagina Instagram di un o una influencer che racconta solo i suoi problemi? Che racconta delle sue paure più profonde? Che racconta di come ha litigato con il partner?

Lo stereotipo della persona positiva, alimentato sempre di più dai fenomeni social come Instagram e TikTok, è divenuto un modello implicito (inconscio, automatico, non consapevole) verso cui tutti tendiamo in un modo o in un altro.

Il problema non viene percepito perché socialmente accettato, ma non per questo non preoccupa la comunità psicologica.

La positività tossica: il punto di vista della ricercatrice Heather Monroe

“La positività tossica è l’idea che dovremmo concentrarci solo sulle emozioni positive e sugli aspetti positivi della vita” afferma Heather Monroe, assistente sociale clinico e direttore dello sviluppo del programma presso il Newport Institute. “è la convinzione che se ignoriamo le emozioni difficili e anche le parti della nostra vita che non funzionano, saremo molto più felici“.

Il problema è che la positività tossica semplifica eccessivamente il cervello umano e il modo in cui elaboriamo le emozioni, e può effettivamente essere dannoso per la nostra salute mentale.

I tempi emotivi possono durare giorni, o addirittura anni. Così come come solo a distanza anni si possono vedere gli effetti negativi della positività tossica.

“Ci possono essere effetti a lungo termine di positività tossica tra cui incoraggiare una persona a rimanere in silenzio sulle proprie lotte” spiega Monroe “Sentirsi connessi e ascoltati dagli altri è uno dei più potenti antidoti alla depressione e all’ansia, mentre l’isolamento alimenta questi problemi emotivi. Spesso, cercare di nascondere o negare i sentimenti può portare a un maggiore stress sul corpo e una maggiore difficoltà nell’evitare emozioni sconvolgenti “.

Ottimismo imperturbabile e chiudere la porta ai sentimenti negativi non li fa andare via; semmai, li esacerba.

Quando la positività superficiale impedisce un vero ascolto interiore

Ci sono momenti in cui la vita fa schifo, raccontarsi il contrario non è essere positivi ma essere sciocchi. Riconoscere gli eventi per quello che sono e soprattutto percepire l’effetto che ci fanno è un ottimo modo per ridurne l’intensità emotiva e veramente cercare la luce in fondo al tunnel (piuttosto che colorare il tunnel di rosa).

La positività tossica è andata moltiplicandosi durante COVID-19. Pensate a tutti i tweet o alle storie comparse sui social durante la pandemia.

Quante volte abbiamo letto o sentito frasi sul reagire positivamente al Covid? Il messaggio subliminale è stato “se non rimani positivo su questa pandemia, sei nello spazio di testa sbagliato”. Per non parlare della parola resilienza tanto importante fino al giorno prima della comparsa del covid, ora bistrattata e stereotipata come la parola degli sfigati.

La positività tossica durante la pandemia: quando non si elabora la negatività

Dato il trauma collettivo che abbiamo vissuto tutti con la pandemia a causa del corona-virus, la positività tossica è stato studiato approfonditamente dai ricercatori.

Uno dei più grandi esempi di positività tossica è nell’area della negazione della natura traumatica della pandemia, dice Noel McDermott, psicoterapeuta a Londra “lo vedi quando le persone promuovono solo l’esperienza positiva del blocco in cui sono state in un viaggio di auto-sviluppo, imparando a vivere in pace con il loro mondo interiore.”

Purtroppo, troppo spesso il “pensiero positivo” si riduce a una mera eliminazione dei pensieri negativi e dei sentimenti negativi, senza elaborare la negatività e soprattutto senza comprenderne a fondo le ragioni.

Avete visto tutti Inside Out?

L’aspetto più educativo del film emerge sicuramente grazie ruolo di Tristezza.

La tristezza è un’emozione che automaticamente cerchiamo di non sentire, di non ascoltare, di nascondere tra un lavoro e l’altro, di soffocare. Ci sembra che la tristezza non debba esserci, riusciamo a tollerarla sempre meno e ne abbiamo paura.

Quello che invece mostra Gioia (nel film Inside Out) è proprio lo stereotipo culturale del successo e del positivismo (di cui prima). Infatti, sembra proprio che Gioia viva ogni evento al massimo assicurandosi di prenderne sempre le parti belle e gli insegnamenti volti verso l’andare avanti senza mai a fermarsi e, peggio che mai, non facendo per nessuna ragione al mondo un passo indietro.

Uno degli stratagemmi più comuni, infatti, è riempire la vita di impegni la propria vita. In alternativa, ci immergiamo nei videogiochi o, peggio che mai, guardiamo passivamente i Social Network.

L’ascolto emotivo, tema comune a tutti gli approcci psicoterapeutici

Il benessere e l’equilibrio psicofisico possono nascere dalla corretta interazione tra le emozioni. Questo accade se ci permettiamo di soffermarci su ognuna di esse provando anche, di tanti in tanto, l’opportunità di stare in totale silenzio facendoci guidare da esse senza manipolarle con il pensiero.

Non è facile, lo so, ma spegnendo TV, smartphone e computer senza paura, ascoltando il suono delle nostre emozioni, accogliendo tristezza, paura, rabbia e tutte le frustrazioni della vita, si possono scoprire lati di noi che non conoscevamo.

Possiamo, inoltre, capire il significato del messaggio che il nostro corpo ci sta dando facendoci vivere quell’emozione. Sì, perché l’emozione, biologicamente parlando, non è altro che un insieme coerente di reazioni fisiologiche ad uno stimolo, esterno o interno. Può accelerare il nostro battito cardiaco, può spostarsi il sangue verso le gambe per preparare il corpo ad una fuga, può cambiare il nostro modo di respirare per aumentare o diminuire l’ossigenazione, può infine cambiare espressione il nostro volto affinché, essendo animali sociali, gli altri possano comprendere la nostra emozione.

Pensiero comune a tutta la psicologia

Questo approccio all’ascolto emotivo lo si trova, bene o male, in tutte le scuole di pensiero psicologiche. La Mindfulness, la meditazione, l’ipnoterapie e l’autoipnosi, le tecniche gestaltiche e le tecniche bioenergetiche, gli esercizi di respirazione della terapia cognitivo comportamentale per DOC e Disturbi D’ansia, hanno tutti il medesimo obiettivo: recuperare un contatto con il corpo, con la percezione corporea, e con le emozioni annesse, respirandoci dentro invece di nasconderle o reprimerle.

Positività tossica: il giudizio nascosto (verso gli altri) e l’insinuarsi del senso di colpa

Cos’è la positività tossica l’abbiamo capito, ma cosa succede quando commentiamo la sofferenza altrui con frasi come “devi vedere il lato positivo delle cose”?

Di fatto questo genere di affermazioni nasconde un giudizio bello e buono verso l’altra persona. Questo giudizio recita così:

“non hai fatto abbastanza” “non hai in mano la tua vita” e il peggiore di tutti “se stai male la colpa è solo tua”

Alla frase “dovresti vederla positivamente” la persona, dall’altra parte, implicitamente percepisce tutto il vostro giudizio. Non solo, probabilmente l’emozione che provocherete sarà solamente la colpa per non trovare, o per non aver trovato fino ad oggi, le energie o le soluzioni per risolvere quella sua frustrazione o per superare quella determinata sofferenza.

Un piccolo suggerimento per comprendere la depressione altrui

Ci tengo a sottolineare che una persona depressa, per qualsiasi motivo, è qualcuno che porta con sé un peso di cui voi non conoscete quasi niente se non niente.

Il paragone utilizzato dagli psicologi per far comprendere la depressione a chi non l’ha mai vissuta ma deve convivere con qualcuno che ne soffre è “prova ad alzarti dal letto e raggiungere la finestra con pietre e pesi legati ad ogni parte del tuo corpo”.

l’effetto della positività tossica sugli altri

Purtroppo oggi “essere positivi è diventata una nuova forma di correttezza morale” (Barbara Held, professoressa di psicologia al Bowdoin College) ma incolpare coloro che combattono lotte fuori dal proprio controllo, non è solo irrealistico ma è anche crudele.

Per questo motivo dobbiamo divincolarci dai meccanismi che ci portano a giudicare chi è felice come “buono” e chi è triste come “cattivo”.

Non c’è niente di male nell’essere ottimisti e nel cercare di stare fisicamente e psicologicamente meglio cambiando le proprie abitudini negative. Il problema nasce quando la positività diventa un’imposizione culturale e sociale.

Dottor Niccolò Di Paolo

Neutralità, questa sconosciuta…

Suggerimenti di lettura in merito all’articolo sulla positività tossica

Se ti è piaciuto questo articolo sulla positività tossica ti suggerisco di leggerti qualche altro articolo di psicologia sociale. La dott.ssa Martina Di Dio ne ha scritti alcuni sul perfezionismo, sui lapsus, sulla procrastinazione e sui nodi emotivi. La dott.ssa Irene Viti, invece, ne ha scritto uno interessantissimo sulla violenza psicologica