Cos’è la psicoterapia? Funziona? Che cosa succede quando “vai dallo psicologo”?

Il paziente in terapia è l’uomo considerato nella sua particolare identità: pellegrino e cantoniere di un tragitto peculiare e inimitabile.
(Giuseppe Marino)


Come il fonendoscopio o il termometro per il medico, la pialla e il martello per il falegname, le provette, le polveri e le soluzioni per il chimico: lo strumento della psicoterapia è naturalmente associata alla figura dello psicologo.

Non è difatti un caso che le fantasie più ricorrenti sulla professione dello psicologo si ricolleghino al lettino di Freud, alla capacità ipnotica di Erikson, ai primordiali archetipi di Jung.

Ma cos’è la psicoterapia? In cosa consiste?

La psicoterapia è un percorso, un processo interpersonale, un supporto dai differenti gradi di coscienza, ma con un obiettivo ultimo pianificato (Galimberti, 2018). Si occupa d’appoggio e di sostegno, di rieducazione, ricostruzione e rifigurazione.

Il suo campo è vasto e le sue sfaccettature sono molteplici, quanto meravigliose, difformi e smisurate possono essere le declinazioni dell’uomo.

A differenza dei rapporti di amicizia, del counseling, del coaching o di altre esperienze relazionali non di ordine clinico, la psicoterapia si basa su una relazione tra il terapeuta ed il suo paziente.

Questa relazione ha naturalmente un carattere asimmetrico, per cui il professionista sanitario detiene specifiche conoscenze cliniche che mette a disposizione del proprio assistito. A quest’ultimo è chiesta spesso una responsabilità attiva nel processo di cura.

Differentemente da molte altre pratiche (come ad esempio la terapia psico-farmacologica, il neuro-feedback o stimolazione magnetica transcranica) spesso in psicoterapia il paziente partecipa al processo di cura: segue le indicazioni terapeutiche, fino allo svolgimento a casa dei compiti esperienziali.

«In quest’ottica la psicoterapia è un’esperienza di vita che deve ripercuotersi sulla vita stessa». (Liccione, 2019, p.226)

Qual è l’obiettivo della psicoterapia?

L’obiettivo ultimo della terapia è quello di cambiare forma, di tendere ad un futuro maggiormente identitario e pieno.

La serenità (differente dalla felicità) e l’equilibro sono due grandi traguardi. Il paziente in fase risolutiva ri-posiziona i propri modi di essere disfunzionali e/o patologici, si riappropria della propria esistenza, ma non solo: attraverso il percorso terapeutico la persona non risolve solo i sintomi psichici, ma coglie un senso del suo essere umano più profondo, armonico e tendente in modo pieno e realizzato verso nuovi futuri identitari.

Nella clinica terapeutica scienza e umano devono collaborare, e non sono poche le ricerche che hanno tentato di valutare l’efficacia degli interventi psicologici. Scienza ed essenza umana si rifrangono in equilibri diversi alla luce delle specifiche teorie.

Da un lato, allora, si tenta di validare più che mai la pratica psicoterapeutica, incanalandola squisitamente nel metodo scientifico, eliminando però il dominio personale dell’uomo; dal lato opposto, vi è chi rigetta qualsiasi tentativo di schema nella pratica clinica.

Occorre allora edificare un ponte tra i due estremi, rigore e soggettività, attraverso l’indagine delle strutture e dei filtri che aprono al cambiamento psicoterapeutico.

Quali sono gli strumenti della psicoterapia?

La psicoterapia pone al centro del processo terapeutico il paziente, inteso come essere umano esclusivo ed inimitabile. Il paziente in terapia è l’uomo considerato nella sua particolare identità: pellegrino e cantoniere di un tragitto peculiare e inimitabile. Ogni uomo ha la sua storia, il suo percorso di vita e i propri focus che determinano la germinazione di un individuo unico, originale e caratteristico.

V’è quindi un susseguirsi di capitoli, un libro che viene scritto man mano nel corso della propria vita. Questa progressione temporale conferisce al soggetto in cura un profilo storico.

La psicoterapia, attraverso l’utilizzo di diverse e specifiche strategie (diverse e multiformi, a seconda dell’orientamento utilizzato, del carattere del terapeuta e soprattutto delle necessità del paziente), tende a favorire l’apertura di nuovi orizzonti di senso. Dall’intreccio di tutti questi elementi e attraverso la collaborazione terapeutica, il processo clinico si configura come un affascinante impegno di lettura, comprensione e rifigurazione della storia di vita del paziente.

La psicoterapia è allora un’esperienza di relazione gerarchica, attiva e responsabile, volta al trasformarsi dei modi di essere del paziente.

Dott. Giuseppe Marino, Psicologo Psicoterapeuta