Cos’è l’atteggiamento in psicologia sociale? È importante al fine di raggiungere un obiettivo? facciamo chiarezza

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Quante volte abbiamo sentito parlare di atteggiamento mentale…ma cos’è l’atteggiamento veramente? Come viene definito l’atteggiamento in psicologia sociale? Fa veramente la differenza sui nostri risultati oppure è solo una delle tante variabili?

Vi siete mai chiesti come mai a volte ci comportiamo diversamente da come vorremmo?

Analizziamo insieme cos’è l’atteggiamento in psicologia sociale per poi comprendere come, quanto e soprattutto se l’atteggiamento influenzi davvero il nostro comportamento.

COS’È UN ATTEGGIAMENTO in psicologia sociale?

Nella comunità psicologia l’ultima definizione accettata di atteggiamento è quella di Maio & Haddock (2009). L’atteggiamento, secondo i due autori, è una “valutazione complessiva di un oggetto basato sulle informazioni cognitive, affettive e comportamentali

In poche parole, si definisce atteggiamento la valutazione (positiva, negativa, neutra, indifferente e tutte le valutazioni intermedie) di un oggetto, che sia una persona, un evento o un oggetto materiale.

Questa valutazione viene elaborata e allo stesso tempo influenzata attraverso 3 canali.

L’ATTEGGIAMENTO IN PSICOLOGIA SOCIALE: I 3 canali influenti

I 3 canali che influiscono sulla costruzione mentale del proprio atteggiamento verso qualcosa o qualcuno sono:

Il canale cognitivo

Il canale cognitivo è l’insieme di effetti e risultati dell’elaborazione delle informazioni, del pensiero, dell’apprendimento, del ragionamento, della risoluzione dei problemi, delle memorie e delle esperienze passate, dell’attenzione e del linguaggio. Le psicoterapie che maggiormente si concentrano sull’educazione o rieducazione di questo canale sono la Psicoterapia Cognitivista e la Psicoterapia Costruttivista.

Il canale affettivo

Il canale affettivo è l’insieme delle cause e degli effetti legate alle emozioni e all’umore. Le emozioni primarie sono, secondo quasi tutti i teorici delle emozioni, Rabbia, Paura, Piacere, Dolore, Disgusto, Disprezzo e Sorpresa. Le variabili in gioco riguardo le emozioni sono l’intensità delle stesse, le fusioni tra emozioni primarie differenti (rabbia + disgusto) e/o le fusioni tra queste e pensieri o costrutti (dolore + depressione definite anche emozioni secondarie). Per umore invece si intente insieme coerente di comportamenti, atteggiamenti e emozioni sintetizzabili con un’unica parola (p.e. euforia, entusiasmo, irritabilità, depressione, malinconia, etc).

Le psicoterapie che maggiormente si concentrano sulla conoscenza e sulla percezione di queste sono la Psicoterapia Dinamica, anche se sempre in relazione con la mente, la Psicoterapia della Gestalt e un po’ tutte le Psicoterapie Umaniste.

E il canale comportamentale

Il canale comportamentale è l’insieme delle “messe in atto”, dei modi di agire e reagire di una persona (più in generale, di un organismo) messo in relazione o interazione con altre persone, oggetti, organismi o, ancora più in generale, con l’ambiente. La psicoterapie che focalizza la sua attenzione su questo canale è la psicoterapia comportamentale. Ne consegue che la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale si focalizza sia sul canale cognitivo che sul canale comportamentale.

Ce ne sarebbe un quarto che non è stato inserito in questa definizione ma che mi sembra doveroso citare.

Il canale percettivo

Il canale percettivo è quel canale responsabile dell’elaborazione dell’informazione dal principio, dal momento in cui, consapevolmente o meno, il nostro corpo entra in contatto con i dati provenienti dall’esterno o dall’interno. Questi vengono rielaborati attraverso la trasformazione in segnali elettrici grazie ai nostri 5 organi sensoriali e alle cellule nervose presenti su tutto il nostro corpo. La psicoterapia che in più di tutte si è focalizzata sulla percezione corporea è la Analisi Bioenergetica.

Il bias: La confusione nella rielaborazione delle informazioni

Questi 4 canali sono tutti corresponsabili della formazione del nostro atteggiamento verso qualcosa o qualcuno.

Abbiamo appena visto che ci sono diversi fattori ad influenzare il nostro comportamento. È abbastanza intuitivo dedurre che l’insieme di queste sia oggetto di confusione per la persona. Queste “confusioni” devono essere semplificate dal nostro cervello.

Ne consegue che il cervello, per semplificare il tutto e renderlo accessibile alla nostra consapevolezza, sintetizza un po’ troppo non dandoci a volte la possibilità di elaborare autenticamente un pensiero su qualcuno o qualcosa.

Queste confusioni/semplificazioni sono chiamati “bias (pron. ‘baiəs). I bias sono distorsioni causate dalla tendenza a creare la propria realtà soggettiva non necessariamente corrispondente all’evidenza ma bensì sviluppata sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso.

Anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, queste distorsioni portano a continui errori di valutazione e ad un’impossibile oggettività di giudizio.

Tipico esempio di come le distorsioni influenzano la percezione della realtà anche quando siamo consapevoli di ciò lo si può notare con la seguente immagine. Continueremo a pensare che il segmento B sia più lungo del segmento A anche se misurassimo infinite volte con il righello le due linee ricordandoci che in realtà sono uguali.

come l’Atteggiamento in psicologia sociale predice il comportamento

Il mio atteggiamento predice il mio futuro comportamento?

Quasi mai

Nel 1934 Richard Tracy LaPiere, professore di Sociologia all’Università di Stanford dal 1929 al 1965, concluse che l’atteggiamento verso un oggetto corrisponde al comportamento solo in pochissimi casi (precisamente con un coefficiente di correlazione di 0,15 https://paolapozzolo.it/coefficiente-correlazione-statistica-pearson/)

Per dimostrarlo, girò gli Stati Uniti con una coppia di cinesi (in quel tempo il razzismo verso i Cinesi era piuttosto marcato) soggiornando per quasi due anni in 250 Hotel.

Durante questo viaggio solo un Hotel (il 251 esimo) si rifiutò di ospitarli.

Sei mesi dopo inviò un questionario ad altri 228 Hotel sparsi negli Stati Uniti chiedendo se sarebbero stati disposti ad accogliere due cinesi nel loro albergo. La risposta fu sorprendente: 118 hotel su 228 risposero negativamente.

L’esperimento è stato criticato e messo in discussione da molti studiosi della materia, ma questo a noi non interessa perché non siamo qui a guardare i numeri, bensì a ragionare su quello che attraverso l’evidenza si può concludere da questo esperimento:

l’atteggiamento e il comportamento non sono l’uno la causa dell’altro.

Comprendiamo il concetto di atteggiamento in psicologia sociale attraverso game of Thrones (attenzione spoiler)

Questo, per esempio, ci aiuta a capire come Daenerys Targaryen, personaggio protagonista e narratore della saga fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin e della sua famosa trasposizione cinematografica de “Il Trono Di Spade”, dopo un lungo percorso di evoluzione durato per ben 7 stagioni, decide di mandare tutto a puttane comportandosi da tiranno utilizzando una gratuita violenza verso chi, direttamente, non le aveva fatto niente di male come i popolani di King’s Landing (Approdo del Re).

Daenerys mostra a parole, e a volte a fatti, una certa morale e ed una certa sensibilità per i poveri, per i maltrattati e per i deboli in generale.

Quello che però vive nel momento in cui si ritrova a tu per tu con Cersei Lannister, colei che non solo stava risiedendo su quello che Daenerys riteneva essere “il suo trono” ma aveva poco prima fatto uccidere crudelmente la sua più cara e longeva amica Missandei, è del tutto diverso rispetto al suo “usuale” modo di comportarsi.

Ciò che accade dentro la mente di Daenerys può essere compreso rileggendo il primo paragrafo: dentro di lei esperienze e comportamenti passati, credenze, consapevolezze, ed emozioni correlate all’oggetto “popolo inerme e privo di colpe” (definibili come ATTEGGIAMENTO) non sono bastate a placare la sua sete di vendetta, percepita nel momento in cui ha sentito di avere il potere di poter decidere le sorti di chiunque fosse lì intorno, potendo cavalcare un drago sputa-fuoco piuttosto arrabbiato.

COME QUESTO SI RIPORTA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI? Che cos’è la psicologia degli atteggiamenti?

La psicologia degli atteggiamenti è un ramo della psicologia sociale che studia la relazione tra atteggiamento e comportamento nelle persone e tutte le varie interferenze, involontarie o volontarie (persuasione, in merito consiglio il libro Persuasione di Nicoletta Cavazza, testo universitario molto scorrevole), che agiscono su questi due. Per esempio, studia come una persuasione incentrata su un cambio di comportamento generi un cambio di atteggiamento o viceversa.

Dopo aver studiato questa materia all’università sono state molte le domande che mi sono fatto sul genere umano.

Una tra queste è:

“Un atteggiamento razzista è sinonimo di comportamento razzista?”.

Oppure:

“Un comportamento evidentemente antirazzista implica di conseguenza un atteggiamento NON razzista?”

Le campagne pubblicitarie mediatiche sono sempre indirizzate a un cambio di comportamento…ma l’atteggiamento? Cambierà?

Quello che ho capito è che, per esempio, se vogliamo persuadere qualcuno dobbiamo considerare entrambi gli aspetti come due componenti fondamentali lungo lo stesso continuum. Educare a comportamenti pro inclusione e contro il razzismo prevede lo stesso meccanismo della persuasione.

Imporre (per esempio attraverso gli slogan NO AL RAZZISMO) o consigliare un certo tipo di comportamenti (anche se giusti e socialmente positivi) anche se l’intento può essere buono non è detto che porti la singola persona a mettere in atto un cambiamento di pensiero.

Viceversa, comunicare verso le parti più profonde della persona e comprendere la vastità degli aspetti sopracitati può incontrare molte resistenze e questo richiede generalmente un maggiore dispendio di energie. Allo stesso tempo però potrebbe riuscire a convertire certi “bias” che stanno di fatto impedendo al genere umano di esprimersi nella sua totalità.

Questo non sarà necessario se non includiamo dentro il messaggio anche un modo di essere e di agire (un comportamento che faccia da esempio).

Dopo aver interiorizzato queste nozioni ho compreso la troppa semplicità con la quale attribuiamo giudizi alle altre persone. Non penso ci sia niente di sbagliato nell’avere giudizio, penso che per farlo vadano considerate tutte le componenti e tutte le variabili (di cui sopra).

Dotto Niccolò Di Paolo

Suggerimenti di lettura in merito al concetto di atteggiamento in psicologia sociale

Se ti ha incuriosito l’argomento ti suggerisco di leggere il mio articolo sulla gestione dei conflitti. In alternativa, puoi tuffarti nella nostra rubrica psicologia e scegliere l’argomento che più ti interessa.