Cos’è lo Zazen? La traccia dei sei anni trascorsi dal Buddha sotto un albero di fico

Dunque fermati e accorgiti di te: “la via originariamente è intrinseca ovunque in modo perfetto” (Dōgen, 1227) siamo già, al contempo, i compositori e la composizione (Giulia Anastasio)

Nello scorso articolo ci eravamo lasciati con un curioso interrogativo.

Ma che cos’è questo Zazen?

Lo Zazen, o forma dello Zazen, è una delle posture più note nel mondo della meditazione e delle pratiche orientali.

Questa forma affonda le sue radici nell’antica India e il suo nome originale è Padmasana ovvero “posizione del loto” (dal sanscrito padma che significa “loto” e asana che significa “posizione”); è una delle principali posizioni sedute utilizzate nella pratica dell’Hatha Yoga e deve il suo nome alla somiglianza simbolica con un fiore di loto, associato alla stabilità fisica e spirituale.

Per questo i maestri delle pratiche spirituali e meditative indicano che nello Zazen corretto bisognerebbe “essere seduti e stabili come una montagna”.

Ma come mai questa forma ha acquisito così tanta importanza nel corso del tempo?

Per rispondere a questa seconda domanda bisogna rivolgere lo sguardo a una manciata di migliaia di anni fa…

Circa 500 anni prima della nascita di Cristo, visse un monaco buddhista di nome Siddārtha Gautama, più comunemente conosciuto come il Buddha Śākyamuni.

Gli scritti narrano che egli raggiunse l’Illuminazione seduto eretto sotto un albero di fico: lo zazen indica proprio quella postura eretta che il Buddha adottò per molto tempo.

Se ci soffermiamo sul fatto che lo Zazen fu proprio la posizione che permise a Śākyamuni di raggiungere la via illuminata, è ben comprensibile come questa rappresenti un invito universale verso una nuova ri-conoscenza di sé, slegata da schemi e condizionamenti a cui ci sottoponiamo quotidianamente.

Per quanto riguarda invece gli aspetti tecnici, la forma dello zazen ha delle caratteristiche precise: il busto eretto sopra le anche, il naso in linea con l’ombelico e le gambe incrociate con ognuno dei piedi sopra la coscia opposta; a seconda di che tipo di meditazione si stia praticando le braccia e le mani possono assumere una forma differente.

Un ulteriore elemento di grande importanza è il respiro: assumendo la posizione del loto si decide di occuparci di noi, di accorgerci di essere, di respirare.

La grande attenzione che viene posta al modo in cui si adotta la postura è data dalla forte importanza che le pratiche orientali assegnano al momento presente (qui e ora): non ci si siede in Zazen per ottenere un risultato di cui si fruirà dopo, sedersi in Zazen è già la soluzione.

Dunque fermati, e accorgiti di te.

Dottoressa Giulia Anastasio