Differenza tra corso e workshop e perché scegliere l’uno o l’altro

“Il livello di conoscenza dell’argomento che si espone deve essere almeno 10 volte maggiore rispetto a quello che si insegna” Niccolò Di Paolo

Cos’è un workshop? Cosa lo differenzia da un corso? In quali contesti si utilizza l’uno o l’altro?

Un workshop è “un’officina di menti” (come suggerisce il termine stesso) in cui uno o più docenti interagiscono con i discenti in sessioni pratiche il cui fine è quello di sperimentare e confrontare tecniche. Il docente in questo caso è un esperto della tematica in questione e l’apprendista utilizza la sua esperienza per acquisire nuove competenze specifiche. Durante il workshop si lavora più sulla parte pratica che su quella teorica. Solitamente non durano più di un giorno.

Un corso, invece, è un percorso didattico articolato nel tempo che è volto all’apprendimento di un insieme di informazioni teoriche in cui l’allievo apprende nuove tecniche e dove la docenza è preminente rispetto all’esercitazione pratica. Il docente in questo caso ha una conoscenza teorica dell’argomento molto più avanzata rispetto ad un esperto. Solitamente si sviluppa in più fasi temporali per dare modo al discente di metabolizzare le informazioni prima di procedere ad altre di maggiore complessità e difficoltà.

L’utilizzo dell’uno e dell’altro deve essere ovviamente valutato sulla base del pubblico di riferimento e sulla base di quale sia l’obiettivo formativo del docente, anche se non penso sia necessario spiegarvi che le definizioni nude e crude lasciano il tempo che trovano: durante una giornata di formazione entrambe le componenti possono essere integrate in un tutt’uno che comprenda una lezione frontale dedita all’apprendimento di determinate conoscenza e una parte pratica dove queste conoscenze vengono messe in atto per esempio attraverso dei “role playing” (giochi di ruolo).

Qual è il più efficacie dei due?

Personalmente penso che la parte esperienziale che manca durante un corso “classico” sia una grossa lacuna che, per esempio, il workshop non ha.

Tuttavia, per quanto riguarda la maggior parte dei workshop a cui ho partecipato da allievo, troppe volte vengono utilizzati dai “master” (ad alcuni docenti piace farsi chiamare così) degli “esercizi di gruppo” prestabiliti da far fare alla classe “per filo e per segno” attraverso i cosiddetti toolkit, una sorta di “manualini” che spiegano al docente cosa fare ma non il significato che ci sta dietro a determinati lavori, rendono tutti un po’ esperti delle materie che insegnano ma che in realtà, a mio parere, sono un grandissimo bluff.

Da docente invece ritengo il workshop uno strumento validissimo se si conosce a fondo la materia. La componente teorica è fondamentale quando si sceglie di insegnare ed è altrettanto importante esporla e saperla argomentare proprio come farebbe un professore a scuola, poiché non saper rispondere in maniera esaustiva anche ad una sola domanda potrebbe farti perdere di credibilità di fronte a tutta la classe.

Un detto comune tra i formatori recita più o meno così: “il livello di conoscenza dell’argomento che si espone deve essere almeno 10 volte maggiore rispetto a quello che si insegna”.

 

Dottor Niccolò Di Paolo