Educazione dei bambini: accogliere le sfumature tra il bianco e il nero e abbandonare il pensiero dicotomico

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Nell’educazione dei bambini dire “” o “no“, insegnare il “giusto” o “sbagliato“, parlare di “bello” o “brutto” può risultare enormenente disfunzionale.

Vediamo perchè.

Educazione dei Bambini: Acqua, Fuochino, Fuoco

Proviamo a giocare con un bambino ad Acqua, Fuochino e Fuoco (anche se noteremmo poche differenze con un adulto).

Decidiamo, ad esempio, di farlo uscire dalla stanza e di nascondere una pallina dentro una borsa che riponiamo dentro un armadio.

Immaginiamo di assumere un atteggiamento inflessibile: quando il bambino va di fronte al letto rispondiamo “acqua”, alla scrivania “acqua”, alla libreria “acqua”, all’armadio “acqua”.

Perché?

Perché il comportamento giusto non è stare davanti all’armadio, ma aprirlo, aprire la borsa e guardarci dentro, e solo a quel punto risponderemmo “fuoco”.

Siete appena riusciti ad annoiare un bambino

Quel che succederebbe, però, è che il gioco diventerebbe terribilmente lungo e noioso, frustrante e punitivo per lui, mentre noi ci innervosiremmo fino a sgridarlo per lo scarso impegno mostrato.

Sappiamo però di avere un’alternativa all’incombente tragedia che potrebbe verificarsi, che poi è il modo corretto di giocare: ovvero, quando sarà all’armadio risponderemo “fuochino”.

Educazione dei bambini: una semplice strategia motivante

Ecco presentata la prima gratificazione, ossia il motore che rinforza il comportamento, che crea la motivazione per continuare a giocare e consolida la relazione tra l’adulto e il bambino.

È vero che ancora non è arrivato all’obiettivo richiesto, ma si è avvicinato: ha messo in atto un comportamento in parte positivo verso la meta.

Continuando in quella direzione, passo passo, tastando varie cose dentro l’armadio, arriverà a toccare quella borsa e finalmente diremo “fuocone che brucia!”.

Ricordiamocelo questo meccanismo quando siamo con l’altro.

Abbandonare la rigidità del pensiero dicotomico

L’atteggiamento rigido ci fa dire solo “acqua” o “fuoco”, ci fa vedere il giusto e lo sbagliato, tutto o niente.

Considerare, invece, quella che si definisce approssimazione successiva ci permette di lasciare il pensiero dicotomico, pericolosamente minaccioso per la relazione.

Questo meccanismo ci aiuta a cogliere le sfumature:

ci avvicina così alla scala di grigi, fino ad arrivare a scoprire che esistono tantissimi bei colori tra il bianco e il nero.

Dottoressa Olga Bevanati

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https://bit.ly/2TPSs8N