Employee Retention (o HR Retention): riconoscere i talenti non basta, occorre trattenerli!

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L’Employee Retention (o HR retention) è la capacità dell’impresa di trattenere i propri dipendenti.

Può sembrare una cosa banale. Non lo è così tanto se pensiamo che, secondo l’ultimo report “Securing the Future of Work” di Kaspersky, il 32% dei dipendenti italiani sta pensando di cambiare lavoro.

Cerca di non diventare un uomo di successo. Diventa piuttosto un uomo di valore. (Albert Einstein)

ricerca e selezione del personale: solo il primo step

In questi ultimi mesi ho lavorato tantissimo, per svariate aziende, sulla selezione del personale. Per le aziende il momento della ricerca e selezione di una nuova figura da inserire sul posto di lavoro è un momento fondamentale e delicato.

Occorre una concentrazione profonda per riuscire ad inserire la persona giusta per quel ruolo, per quel team, per quell’azienda e per le necessità della stessa.

Facile a dirsi, complesso a farsi. Ma non è questa la sede per parlare di recruitment, ho già approfondito il tema in un altro articolo (Il recruitment e i suoi due punti di vista).

Ora, supponiamo che la selezione sia andata a buon fine, che sia stata trovata la risorsa giusta al momento giusto e che l’azienda sia soddisfatta del nuovo inserimento.

Benissimo! E ora? Che si fa? Uno pensa che la parte più complessa sia finita, ma si sbaglia completamente!

Oltre alle tematiche dell’onboarding e dell’engagement aziendale, dinamiche cardinali che entrano in campo in seguito ad un nuovo inserimento in azienda c’è un concetto che, da addetta ai lavori, voglio affrontare.

L’Employee Retention: la capacità dell’impresa di “trattenere” i propri dipendenti.

Con il termine employee retention si fa riferimento alla capacità di un’organizzazione di trattenere i propri dipendenti all’interno dell’azienda, una volta che sono stati selezionati.

Nonostante sia spesso rappresentata da un semplice dato statistico (employee retention rate), è in realtà il frutto di una serie di politiche aziendali che permettono all’impresa di accrescere il livello di soddisfazione dei propri dipendenti ed ottenere un importante vantaggio competitivo sulla concorrenza”.

Le spese di un’azienda che non lavora sull’employee retention

Il mancato benessere dei dipendenti può influire sulla stabilità economica e strutturale dell’azienda. E questo è solitamente sintomo di problematiche più profonde che bisogna a tutti i costi debellare se si vuole prosperare.

Il turnover dei dipendenti ha un grandissimo e gravissimo impatto sull’impresa. Il dipendente può aver abbandonato l’azienda per svariati motivi (malessere psicologico, difficoltà relazionali nel team, mobbing, per motivi economici, ecc.). Non si considera però che questo continuo sostituire costa molto di più dello stipendio del nuovo lavoratore.

Vanno sommate anche:

  • le spese per sostenere l’iter di selezione e valutazione dei profili;
  • il costo – in termini di tempo – per formare la nuova risorsa;
  • il costo – in termini di energia – per fare sentire la nuova risorsa integrata il più possibile, soprattutto nei primi giorni;

e così via.

Queste spese, non immediatamente tangibili, impattano fortemente sul bilancio e sulle persone che lavorano in azienda. L’Employee Retention è un meccanismo che ogni azienda può (anzi, deve!) migliorare costantemente.

Employee retention, come funziona: alcuni consigli per attuarla al meglio

Come impedire che ci sia turn over aziendale?

Un buon punto di partenza è quello di lasciare un’ottima prima impressione ai candidati che vengono in contatto con l’azienda.

Se ci riflettiamo bene sappiamo che la prima impressione sul candidato è di grande importanza per l’azienda. Ma è vero anche il contrario. La prima impressione che il candidato ha dell’azienda è in grado di influenzarlo positivamente o negativamente e quindi di influenzare la sua scelta lavorativa.

Inoltre importantissimo è il focus sull’utilizzo delle tanto nominate Soft Skills. Si definiscono Soft Skills tutte quelle capacità trasversali che ci permettono di entrare in una relazione profonda con la persona che abbiamo davanti, sia essa un nostro familiare, amico o collega.

Una buona consapevolezza delle Soft Skills, la percezione di essere tutti parte di un’unica squadra, la voglia di collaborare e cooperare, sono tutti aspetti che influenzano positivamente l’Employee Retention.

How to Increase Employee Retention Rate and Sustain Engagement

Employee retention: l’importanza di lavorare sul lungo termine

In collegamento a quanto appena detto, il rafforzamento delle relazioni a lungo termine con i dipendenti “è una necessità per qualsiasi organizzazione che mette al proprio centro i talenti”. Costruire una solida comunità e incrementare l’engagement dei dipendenti, costruendo delle relazioni solide, “è la chiave del successo”.

È necessario ricordare inoltre che le relazioni sono sempre bidirezionali.

Le aziende e gli imprenditori delle stesse devono porre attenzione alle esigenze, alle preoccupazioni e alle ambizioni dei dipendenti. Questo ha il fine di facilitare un buon work-life balance evitando di pensare solamente a quello che i lavoratori possono fare per loro e per il loro business.

In altre parole e per riassumere: le organizzazioni sono costituite da persone, ognuna delle quali è diversa, che lavorano sotto lo stesso tetto e per lo stesso obiettivo. Saper gestire le proprie Risorse Umane garantirà all’impresa un successo in termini di benessere aziendale e di fatturato.

Dottoressa Alice Vignudini

Se ti interessa la rubrica Psicologia del Lavoro, puoi leggere uno degli articoli che ho già scritto per la rivista di gnothi.

Ho parlato di recruitment (ricerca e selezione del personale), di benessere organizzativo, di onboarding (orientamento dei nuovi assunti) e di engagmenent (coinvolgimento e impegno delle risorse umane per la propria impresa). Tutti concetti fondamentali per evitare il turnovr aziendale.