Gelosia nella coppia: una gabbia o una risorsa?

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Il mostro dagli occhi verdi causa molti guai,
ma l’assenza di questo brutto serpente
afferma la presenza di un cadavere di nome Eros
(Minna Autrim)

Quanto siamo gelosi dei partner? E quanto lasciamo che questa gelosia entri in gioco nella relazione? Le risposte a queste domande permettono di mettere in luce le dinamiche di controllo nella relazione.

Il paradosso della gelosia: se amiamo non possiamo fare a meno di essere gelosi, ma non dovremmo esserlo se amiamo..

La gelosia è un’emozione complessa, ci porta a diventare sospettosi, possessivi, arrabbiati e controllanti, crea un’atmosfera emotiva che sembra minare in ogni istante alla serenità della coppia.

Nel corso della storia il suo significato è mutato a seconda dei contesti e dei cicli storici. Fino agli anni 60’ in Italia veniva addirittura considerata un’attenuante in caso di delitto contro la partner (il famoso delitto d’onore era legato a stretto giro all’idea di possesso che l’uomo aveva sulla sua partner).

Nella società moderna viene guardata con un occhio sospettoso, quasi come fosse sintomo di una mentalità antica e chiusa, in controtendenza con la fluidità delle relazioni contemporanee.

Eppure, in proporzioni differenti, la gelosia è presente in qualsiasi relazione esclusiva, d’amore ma non solo. Nonostante ciò è un’emozione che è stata poco studiata, e che generalmente viene lasciata fuori anche dalla stanza della psicoterapeuta, quando vi si accede per le tematiche legate alla coppia.

Roland Barthe scrive: Come Geloso io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero d’esserlo, perché temo che la mia gelosia possa ferire l’altro, perché mi faccio soggiogare da una banalità”.

Sebbene tendiamo a negarla, la sua assenza sembra preoccupare profondamente il partner, come se la sua assenza fosse essa stessa sintomatica della cattiva salute della relazione. Nella scoperta del tradimento, chi lo subisce deve affrontare sentimenti contrastanti: da una parte vorrebbe obbligare l’altro a lasciare l’amante e tornare da lui, dall’altra desidererebbe che torni per una sua libera scelta, e non per una forzatura relazionale.

Quando la gelosia diventa patologica

Quando la gelosia si cala in una coppia, la relazione si apre ad una terza persona che si inserisce nelle dinamiche tra i partner. I ruoli fondamentali sono 3: il geloso, il rivale e la persona amata. Questo tipo di gelosia è caratterizzata da un forte sentimento di possessività nei confronti dell’amat* e quindi la convinzione di avere il diritto di vietare o imporre determinati comportamenti al proprio partner.

Questo atteggiamento di possessività si può rivelare pericoloso, laddove diviene lesivo della libertà dell’altro. Il rischio è che, a partire da questo senso di possesso dell’altro, si sviluppi un sentimento di morboso controllo, che porta il geloso a dubitare di qualsiasi atteggiamento del partner, fino a controllare i suoi spostamenti, le sue chat e mail. Addirittura la scelta degli abiti o la presenza di un trucco più marcato diventano oggetto di indagine e protesta, poiché potrebbero celare un sospetto tradimento.

Questo atteggiamento controllante e estremamente possessivo viene osservato nelle relazioni denotate da diversi gradi di violenza, spesso, ma non sempre, attuata dall’uomo nei confronti della partner donna. È una modalità relazionale che deve portarci a interrogarci sulla salute della relazione e sulla possibilità che ciascuno dei partner ha di esistere anche come individuo, con delle proprie esigenze, desideri, passioni e aspirazioni, all’interno della coppia.

Possiamo fare a meno della gelosia?

La psicologia evolutiva suggerisce una matrice innata di questa emozione: la ritrova negli studi antropologici di società diverse e ne individua l’insorgenza nei bambini intorno ai 18 mesi (molto più tardi delle emozioni primarie, come la felicità e la rabbia, confermando la necessità di esperire l’altro come tale).

Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione del fenomeno del poliamore: una sorta di non-monogamia consensuale, nella quale il vissuto della gelosia viene continuamente controllato e sostituito dal sentimento della “comprensione”, intesa come la possibilità di essere felice nel vedere il partner godere del contatto sessuale con un altro.

Se nelle coppie poliamorose la gelosia può (o dovrebbe essere) gestita e messa a tacere per superare gli aspetti di possessività della coppia tradizionale.
Nell’additare la gelosia come un’emozione negativa e lesiva della libertà dell’altro, si corre il rischio di dimenticare che nella maggior parte dei casi scaturisce da un nucleo di insicurezza che fa parte di noi, anche e soprattutto perché nell’altra persona si ripongono aspettative e speranze che ci coinvolgono sia nella dimensione amorosa, che sessuale, che sociale. Ammettere la gelosia all’interno di una relazione di coppia significa riconoscersi dipendenti dalla presenza e dall’amore del partner, e quindi fragili e vulnerabili nel momento in cui lui si dedicasse ad altro/i.

Nelle relazioni basate su un certo grado di monogamia, forse è possibile riscoprirla, provare a vederla sotto una diversa veste: come una spinta pulsionale in grado di favorire anche un cambiamento positivo.

Spesso infatti è proprio la gelosia diviene la cartina di tornasole che rivela la scintilla dell’eros, anche laddove sembrava sopito da tempo. In questo senso la gelosia ci rivela l’amore verso l’altro, confermandoci che abbiamo ancora a cuore il partner e la relazione.

Dottoressa Martina Acerbi, Psicologa Psicoterapeuta