Home recording e produzione musicale indipendente

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L’Home Recording è la registrazione di una o più tracce musicali in casa attraverso strumentazioni semi-professionali quasi sempre autofinanziate. Questo semplifica e velocizza alcuni processi e ne complica altrettanti.

Lo studio recording negli anni ’70

Nell’Agosto 1975, I Queen hanno cominciato a registrare Bohemian Rhapsody nel Rockfield Studio in Monmouth, nel Galles.

La canzone richiese 6 settimane di lavoro, oltre ad un impiego creativo degli strumenti dell’epoca che non erano adatti a registrare così tante voci e strumenti.

Ad esempio, la sola parte centrale della canzone contiene 180 parti vocali ha richiesto di registrare più volte sullo stesso nastro, ovvero sopra incidendo le sessioni di voci su quelle registrate precedentemente, arrivando a dover sovraincidere sullo stesso nastro più volte ed a dover tagliare ed incollare nastri diversi manualmente.

Per dare un’idea, solo registrare questa parte della canzone ha richiesto 3 settimane di lavoro, quando a quell’epoca era più o meno il tempo richiesto per registrare un album intero.

Non a caso, l’album “A Night At The Opera” dei Queen è considerato uno dei più costosi della storia dal punto di vista della produzione, per un totale di 40.000 sterline (equivalenti a quasi mezzo milione di dollari al giorno d’oggi).

L’home recording (a 46 anni di distanza da “A Night At The Opera” )

A 46 anni di distanza, l’artista Jacob Collier ha prodotto “In My Room“, un album che gli è valso ben 2 Grammy Awards:

  • uno per l’arrangiamento del tema principale dei “Flintstones
  • e uno per l’arrangiamento di “You and I” di Stevie Wonder.

L’album è stato completamente prodotto, suonato e registrato da Jacob Collier in una stanza di casa propria (da qui il titolo dell’album).

In una delle canzoni dell’album successivo (“With The Love In Heart” tratta da “Djesse Vol.1”) è composta da ben 718 tracce audio diverse (singoli strumenti e voci).

Home recording e Studio recording: le differenze

Lasciamo da parte il merito dell’esecuzione musicale e concentriamoci sulle riprese audio: ai tempi d’oro dei Queen (ma anche sucessivamente) era impossibile pensare di registrare 718 tracce per un’unica canzone.

Esattamente come era impossibile pensare di registrare un album in casa, ancora più assurdo pensare che della musica prodotta in casa possa avere tale successo a livello globale.

La differenza sta non tanto nella bravura dell’artista o nella bravura del fonico (per quanto queste siano indispensabili per produrre materiale di qualità): la differenza sta nel drastico cambio di tecnologia.

È un cambio di paradigma notevole nel mondo della musica.

Un tempo era indispensabile passare da grandi case produttrici e l’accesso era limitato a pochi.

Oggi è forse ancora più difficile riuscire ad attirare l’interesse di grandi compagnie per la propria musica, ma allo stesso tempo la produzione è accessibile a tutti e tutti possono pubblicare e distribuire con un investimento minimo.

Le Difficoltà di chi autoproduce la propria musica in casa

“Quando sei pronto registriamo
“Ci sono”
“Ok, vai pure”

[…]

“Perfetto, risentiamo…”

[…]

Perchè gracchia? Fammi provare a cambiare cavo.”
C***o, era perfetta
“Dai, tanto la rifai al volo. Pronto… vai,”

[…]

Ops… ho sbagliato pulsante.”
ma che c***o!
“Dai, ripartiamo.”

[…]

“…continua a gracchiare.”
“Cristo santo…”
Eppure il gain è basso. Fammi provare a cambiare canale…

“Che sia andate a p*****e la scheda?

[…]

“Ok, ora va bene: era il driver. D*o, un’ora ci s’è messo. Vabbene, ripartiamo”

[…]

Durante la registrazione della voce, suona il citofono

“Porca…”

Questo è un piccolo riassunto di una sessione di registrazione della canzone There Was A Time” di Eddie Monroe, registrata in casa (in realtà il dialogo era molto più grezzo, pieno di bestemmie ed altro… ma è per avere un’idea).

Home recording: i problemi

A volte, dopo ore ed ore di lavoro, il risultato è pessimo e va tutto rifatto.

Questo accade soprattutto quando non si è fonici (come me), quando non si sa lavorare con una workstation audio digitale (come me), quando si lavora in completa disorganizzazione e mancanza di esperienza nel campo della ripresa audio (sempre come me).

Nonostante tutte le difficoltà, la mancanza di esperienza e la mancanza di equipaggiamento, tramite lavori “casalinghi” si può produrre materiale audio di qualità.

Innanzitutto, c’è da ribadire che un musicista non è necessariamente un tecnico del suono, allo stesso tempo un musicista non è necessariamente un fonico.

Spesso non è nessuno dei due e c’è bisogno di un supporto da parte di esperti per poter registrare.

Ciò non significa che i musicisti non siano professionali se non sanno come posizionare un microfono o come usare un mixer: semplicemente non è il loro lavoro.

Tramite una guida esterna di un fonico è però possibile raggiungere delle riprese audio ottime.

L’home recording e lo studio recording nella musica popolare

Grandi artisti registrano da casa propria e non hanno assolutamente le conoscenze necessarie per mandare avanti uno studio di registrazione, ma pubblicano comunque della musica di successo.

Un esempio lampante è sicuramente quello dell’album recentemente pubblicato da “dodie“, “Build A Problem“: l’album ha raggiunto la terza posizione nella classifica britannica come album più venduto/ascoltato ed è rimasta nella top 10 per 3 settimane.

Parte dell’album è stata prodotta in studio, parte in casa (in particolare le parti vocali).

Nell’album si possono chiaramente sentire: rumori di fondo, schiamazzi, rumori strani (di cui uno ricorda particolarmente il suono del citofono di quando stavo registrando con Eddie e sono volati i sagrati).

Come verrà riportato dalle interviste successive alla pubblicazione dell’album, gran parte degli schiamazzi saranno tenuti per scelta personale, altri registrati appositamente per mantenere quel tipo di vibe.

Conclusioni

In conclusione, sì: è possibile produrre musica di grande qualità da casa propria.

C’è bisogno però di tanta pazienza, dedizione ed un fonico bravo che possa lavorare sulle tracce audio, anche a distanza.

PS: registrare in casa non vuol necessariamente dire abbassare la qualità del proprio prodotto.

Alcuni prodotti audio, con registrazioni in studi super attrezzati, con i miglior microfoni in circolazione ed i miglior trattamenti possibili alle stanze di ripresa, fanno comunque schifo.

Sottolineo ancora e non mi stancherò mai di sottolineare quanto il lavoro di un fonico sia la chiave per avere materiale di qualità.

John Wood

Se ti è piaciuto l’argomento ti suggerisco di leggere il mio articolo articolo sulla “Musica Visiva

oppure di ascoltare i brani composti con Eddie Monroe 🙂

Prodotte presso l’Home Studio The Loft -Project Studio https://www.facebook.com/TheLoftProjectStudio