I disturbi d’ansia trattati da uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

“L’ansia è l’interesse che si paga su un guaio prima che esso arrivi.” (William Ralph Inge)

In letteratura sono numerosi gli studi che dimostrano l’efficacia della psicoterapia cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioral Theraphy, CBT) su diversi disturbi psicologici, tra cui i disturbi d’ansia: in quest’area la CBT si è rivelata ampiamente valida tanto da essere inserita nelle linee guida internazionali che indicano i percorsi di cura più adeguati per le diverse patologie.

Prima di descrivere le principali tecniche di cui si avvale la CBT nel trattamento dei disturbi d’ansia, ricordiamoci cos’è l’ansia e come può interferire nella nostra quotidianità.

L’ansia è un fenomeno di cui tutti fanno esperienza nel corso della vita, specialmente di fronte ad eventi impegnativi, emotivamente coinvolgenti o dall’esito incerto. È importante ricordare che l’ansia non è necessariamente una sensazione cattiva, ma ha anche un ruolo adattivo.

Essa, infatti, ci aiuta ad individuare le minacce future e a premunirci contro di esse. Tuttavia, nell’uomo l’ansia spesso travalica dal suo ruolo adattivo, cioè utile, ad un ruolo non adattivo in cui le reazioni ansiose non rimangono circoscritte, ma vengono generalizzate a una serie di situazioni neutre.

La parola ansia deriva dal latino angere ossia “stringere” e comunica molto bene la sensazione di disagio vissuta da chi soffre di uno dei disturbo legati al suo spettro. Ciò che la caratterizza è l’idea di costrizione e l’irrazionale ed eccessiva paura o preoccupazione manifestate in situazioni in cui la maggior parte delle persone non percepisce alcuna minaccia.

L’American Psychological Association la definisce come “l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia o da sintomi fisici di tensione”.

Per affrontare un disturbo d’ansia è importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta competente e in grado di trattare il problema in modo globale, cioè lavorando sia sulle cause sia sui sintomi. La cosa importante è sentirsi a proprio agio con il terapeuta e creare con lui una relazione basata sull’accettazione e la fiducia reciproca.

Quali sono le tecniche utilizzate dalla CBT nel trattamento dei sintomi ansiosi?

L’intervento basato sulle tecniche della CBT è il risultato dell’integrazione di vari elementi: il primo, successivo alla chiara e corretta diagnosi, è la psicoeducazione che consiste nella presentazione didattica al paziente di informazioni circa la natura e la fisiologia dell’ansia.

Il secondo elemento è dato dal monitoraggio dei sintomi in cui il terapeuta aiuta il paziente a riconoscere i sintomi specifici della propria ansia, le situazioni ad esso collegate e i comportamenti da lui messi in atto per fronteggiare la sofferenza. Inoltre, utilizzando tecniche di rilassamento corporeo, come il Training Muscolare Progressivo di Jacobson e il Training Autogeno di Shultz, è possibile agire sui correlati somatici dell’ansia.

Uno degli elementi centrali della CBT riguarda le tecniche cognitive, ovvero la ristrutturazione cognitiva dei pensieri disfunzionali, in altre parole si cerca di modulare le interpretazioni “catastrofiche” relative ai sintomi dell’ansia.

Quando temiamo qualcosa tendiamo ad aspettarcela come più probabile di quanto è in realtà. Rimodulare significa ridurre, nel paziente, la percezione della probabilità che si realizzi l’evento temuto. Far soffermare l’attenzione del paziente sulla sua stima errata non è risolutivo dell’ansia, ma gli permette di ridimensionare l’intensità, valutando criticamente l’improbabilità che accada quell’evento.

La ristrutturazione cognitiva cerca di favorire nel paziente una valutazione più oggettiva circa le sue capacità di affrontare e gestire l’evento che causa ansia.
Oltre al lavoro sui contenuti cognitivi, è di altrettanta importanza l’applicazione di tecniche comportamentali che, in questo caso, consistono in esposizioni agli stimoli temuti.

Con gradualità e progressività, il paziente viene esposto ad una gerarchia di situazioni ansiogene, precedentemente costruita sotto la guida attenta del terapeuta, che possono causargli un grado maggiore o minore di ansia.

Seguendo questo metodo si possono eliminare le condotte di evitamento disfunzionali che in certi casi impediscono la mobilità e la libertà personale, potenziando allo stesso tempo i comportamenti adattivi funzionali.
Nella parte conclusiva della terapia il lavoro si concentra sulla prevenzione alle ricadute, con cui si prepara il paziente a riconoscere e ad affrontare efficacemente l’eventuale ripresentarsi dei sintomi ansiosi, attraverso la messa in atto di tutte tecniche di gestione dell’ansia apprese durante il trattamento.

Il processo terapeutico per sua natura sconvolge i meccanismi di funzionamento consolidati nel paziente, è quindi possibile incontrare resistenze lungo il cammino che si alterneranno a momenti di miglioramento.

Sfortunatamente non ci sono rimedi miracolosi per chi soffre di disturbi d’ansia, esiste, però, la possibilità di apprendere nuove modalità, più funzionali, di affrontare le situazioni. Se si è disposti ad intraprendere un percorso terapeutico ad hoc, che può essere impegnativo e che può durare tempi più o meno brevi, alla fine si avranno grandi soddisfazioni.

Dottoressa Veronica Caroccia