I paradossi della moderna cultura dell’autenticità, tra un apparente senso libertà e un forte bisogno di riconoscimento

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La cultura dell’autenticità è una visione della società contemporanea elaborata dal filosofo Charles Taylor, accademico canadese esperto di filosofia politica e di filosofia delle scienze sociali.

Secondo questa visione il modello prototipico sociale di autenticità diventa una gabbia, per certi versi, della libertà e dell’autenticità stessa.

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La cultura dell’autenticità e l’etica dell’autenticità

Essa rappresenta il modello prototipico della persona che vive nel presente tecnologico, liberale e liberista.

Il liberismo è la dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall’economia (perciò un’economia liberista è un’economia di mercato solo temperata da interventi esterni); il liberalismo è l’ideologia politica che sostiene l’esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all’individuo e l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).

Nella cultura dell’autenticità chi adotta un ideale aderisce a un liberalismo di neutralità scelto da una maggioranza sociale, dove uno dei suoi principi fondamentali è che esso deve essere neutrale riguardo a ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

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Questo oscura l’etica dell’autenticità stessa

attraverso:

  • il soggettivismo morale, ovvero l’insieme delle posizioni morali non fondate sulla ragione o sulla natura delle cose ma adottate perchè ne veniamo attratti;
  • la percezione di un giusto e uno sbagliato coerenti con una sorta di “natura” umana;
  • la spiegazione/non spiegazione che diamo ai disagi della modernità, quei tratti che l’uomo sperimenta come perdita o declino nonostante la nostra civiltà si sviluppi.

Tutto questo oscura l’ideale di autenticità facendolo passare per il desiderio di fare ciò che ci piace senza interferenze.

L’ideale di autenticità (che è quell’ideale apirato dalla filosofia moderna e contemporanea da personaggi come Cartesio, Locke, Rousseau e Herder, fino a Bloom e Mead) può essere ripristinato/acquisito:

  • credendo che l’autenticità sia un ideale valido (per andare contro alle critiche mosse verso essa);
  • agendo secondo ideali morali e argomentare su questo (rifiutando il soggettivismo)
  • parlandone credendo che questi argomenti possano fare la differenza

Taylor sostiene che l’autenticità vada presa sul serio in quanto ideale morale rifiutando il relativismo che giustifica l’ignoranza sulla conoscenza del passato, sulla cittadinanza, sulla solidarietà e sull’ambiente naturale.

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Il relativismo superficiale di Bloom (e il relativismo morbido di Taylor)

Il relativismo superficiale rappresenta il corollario di una forma di individualismo. In questo individualismo ciascuno ha diritto di sviluppare la sua propria forma di vita fondata sulla percezione di ciò che è realmente importante.

Ciascuno è chiamato ad essere fedele a se stesso e ricercare la propria realizzazione ed in che cosa essa consista lo deve decidere da sé.

Si tratta di una posizione definibile come individualismo dell’autorealizzazione. Esso comporta la messa al centro dell’io con il conseguente restringimento e appiattimento della vita ed una concomitante esclusione o inconsapevolezza delle problematiche che trascendono l’io.

Bloom parlava di relavitismo superificiale osservando gli studenti statunitensi degli anni ’90. Taylor, nel suo libro il Disagio della Modernità, lo chiama relaitivismo morbido, accusando pesantemente il fatto che questo individualismo/relativismo ha portato a conseguenze che vanno contro l’etica e il senso comune.

In nome di ciò si lasciano famiglie e figli perché ci si sente chiamati a fare questo e si sente che se venisse fatto diversamente la propria vita sarebbe sprecata. Questo accade in una cultura che ha fatto perdere di vista le questioni che trascendono gli individui.

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L’accezione personale di autorealizzazione nella cultura dell’autenticità

Ma nella cultura dell’autenticità, la vera autenticità viene meno per colpa di paradossi (o controsensi o concetti contraddittori) di una società in cui l’essere umano si rende prigioniero nel nome della stessa libertà.

Tra i tanti fattori troviamo l’individualismo (diventato quasi necessario per sopravvivere) e il soggettivismo (ovvero quella dinamica sociale dove il pensiero di tutti deve essere rispettato a prescindere anche se questo va contro un’etica comune).

Questo incoraggia un’accezione personale dell’autorealizzazione. Ne consegue che le svariate associazioni e comunità di cui il singolo è partecipe sono ridotte a meri strumenti (nessuno partecipa più ad associazioni e comunità di persone se non per dovere)

  • A livello sociale questo comporta che (sempre secondo le critiche) un’accezione personale dell’autorealizzazione rende sempre più marginale la cittadinanza politica;
  • A livello più intimo un’accezione personale dell’autorealizzazione alimenta una concezione dei rapporti messi a servizio dell’appagamento personale. Ne deriva che i legami fatti per durare tutta la vita hanno scarso senso, o quanto meno hanno senso solo se sono funzionali al raggiungimento di uno scopo puramente utilitaristico (individuale).
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L’autenticità come Aspetto dell’individualismo moderno

L’individualismo moderno non solo si limita a insistere sulla libertà dell’individuo ma propone dei modelli di società e di come gli esseri umani dovrebbero vivere insieme.

Gli individualismi hanno creato Due modalità di esistenza sociale che presentano un nesso con la cultura dell’autorealizzazione:

  • una basata sulla nozione di diritto universale dove ognuno deve avere il diritto e la possibilità di essere se stesso. Grazie al diritto universale nessuno può criticare i valori altrui. Questo rappresenta l’idea alla base del relativismo morbido in quanto principio morale (di cui prima Bloom);
  • e una che attribuisce una grande importanza ai rapporti appartenenti alla sfera intima specialmente ai rapporti d’amore.

Questa idea rispecchia che la vita per l’uomo è degna di essere vissuta nella “vita ordinaria” e che la nostra identità ha bisogno del riconoscimento degli altri.

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il bisogno di riconoscimento nella cultura dell’autenticità

Due mutamenti hanno reso inevitabile la preoccupazione moderna per l’identità ed il riconoscimento:

  • uno è la dissoluzione delle gerarchie sociali;
  • l’altro è il fatto che l’identità non gode più di un riconoscimento a priori, essa dipende dai miei rapporti dialogici con gli altri

La democrazia ha introdotto una politica di uguale riconoscimento, il quale si accentua nella società moderna parlando di identità.

L’identità si crea a contatto con gli altri, nel dialogo, e nella società moderna questo è diventato decisivo per la costruzione della propria identità, così da rendere l’importanza del riconoscimento universalmente ammessa, dove i rapporti interpersonali sono considerati luoghi chiave dell’auto-scoperta e dell’auto-conferma.

Il nuovo vivere insieme nella cultura del riconoscimento

Alla luce di questi cambiamenti la cultura dell’autenticità privilegia due maniere di vivere insieme.

A livello sociale il principio essenziale è quello dell’equità, la quale esige che le opportunità di sviluppare la propria identità siano uguali per tutti. Ciò implica che proiettare sull’altro un’immagine inferiore o avvilente può avere un effetto di distorsione o afflizione/negazione del riconoscimento dell’altro (es. razzismo)

Nella sfera intima il rapporto d’amore ha un’importanza fondamentale nella formazione dell’identità.

Può un modo di vita che mette a al centro l’IO essere giustificato alla luce dell’ideale dell’autenticità?

A livello sociale sì

Perché il riconoscimento della differenza chiede di accettare il riconoscimento dell’eguale valore dei diversi modi di essere. Per poter convergere in un mutuo riconoscimento della differenza dobbiamo condividere un’intesa riguardo ai valori. Di conseguenza dobbiamo appartenere ad una società politica comune con orizzonti condivisi.

Nei rapporti personali no

Perché se i rapporti che creiamo sono tesi alla realizzazione dell’identità non possono essere strumentali.

Questo paradosso porta ad uscire da una cultura dell’autenticità andando, inconsapevolmente, verso una cultura del narcisimo.

La cultura dell’autenticità (apparente) diventa cultura del narcisimo

Nei capitoli precedenti, Taylor ha delineato di fatto i tratti di una Cultura del narcisismo.

Questa è intesa come la diffusione di una mentalità che fa dell’autorealizzazione il principale valore della vita e che sembra riconoscere pochi imperativi morali esterni o impegni seri verso altri. La nozione di autorealizzazione ed egocentrismo è quindi portata allo stremo.

Rispetto al narcisismo, la concezione di Taylor è che coloro che vivono secondo questa cultura vivono un ideale che sistematicamente tradisce. Esso tradisce in quanto i legami con gli altri, gli impegni familiari possono entrare in conflitto con il nostro sviluppo personale e la vita può risultare più facile se uno riesce a trascurare questi vincoli.

Storicamente le idee individualistiche iniziarono a svilupparsi nel 600 quando le nuove forme politiche che sfidavano le antiche gerarchie fecero più posto al mercato ed allo sviluppo industriale. Ai giorni nostri questo si è profondamente radicato nella vita quotidiana sia nel modo in cui ci si procurano i mezzi per vivere sia nel modo di rapportarsi con gli altri facendo slittare la cultura dell’autenticità e arrivando ad essere l’unico orizzonte concepibile.

Ma il processo di radicamento può spiegare lo slittamento nella cultura dell’autenticità.

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Perchè l’egocentrismo è deviante e quasi perverso nella società industrial-tecnologico-burocratica

Le forme egocentriche sono devianti perché:

  • tendono a mettere al centro dell’opera di realizzazione l’individuo, rendendo i suoi legami puramente strumentali (atomismo sociale);
  • trascurano o delegittimano le esigenze che provenendo dalla società, dalla tradizione, dalla natura o da Dio, trascendendo i desideri personali alimentando un antropocentrismo radicale.

Queste caratteristiche si sono radicate a partire dalle società industriali moderne, dapprima attraverso la mobilità quasi imposta a cui si assistiva.

I contadini passavano alle città che pian piano divennero metropoli, questo fece in modo che i vecchi legami venissero spezzati e i contatti divenissero impersonali e casuali sostituendo le precedenti relazioni faccia a faccia.

Inoltre, la nostra società tecnocratica attribuisce alla ragione strumentale un’importanza sempre più grande che rafforza sia l’atomismo che l’antropocentrismo portandoci a vedere le cose, gli aspetti della nostra vita e del nostro ambiente in una prospettiva strumentale.

La ragione strumentale è quel tipo di razionalità a cui ci rifacciamo quando calcoliamo l’applicazione più economica dei mezzi a disposizione per raggiungere un determinato fine. Si applica bene a livello industriale, ma ha pervaso anche i rapporti sociali e il proprio vivere individuale.

L'essenza vale più dell'apparenza – Mme3bien

L’ideale dell’autenticità slitta (e non si esprime) all’interno della stessa cultura dell’autenticità

La spiegazione del pervertimento della cultura dell’autenticità può essere ricondotta, in parte, al fatto che essa viene vissuta in una società industrial-tecnologico-burocratica.

Ma per individuare la causa di questo pervertimento dell’autenticità occorre considerare anche ragioni interne all’ideale dell’autenticità che, nella cultura dell’autenticità slitta.

Questo a causa di due relazioni incrociate:

  • le modalità egocentriche dell’ideale dell’autorealizzazione nella cultura popolare del nostro tempo;
  • l’alta cultura, intesa come movimento verso una negazione degli orizzonti di significato che porta ad una sorta di nichilismo (Nietzsche).

Eminenti pensatori (Foucault, Deridda) si sono occupati di questa linea di pensiero. Il loro impatto è paradossale perché arrivano a decostruire l’ideale dell’autenticità e la nozione stessa dell’Io.

Foucalt parla della dimensione estetica, ovvero la nozione secondo cui ciascuno di noi ha un modo originale di essere uomo (autenticità). Questo comporta che ciascuno di noi deve scoprire che cosa significa essere se stesso dando espressione nella parola di ciò che c’è di originale in noi.

Niccolò Di Paolo

Questo articolo è tratto dal libro “Il disagio della modernità” di Charles Taylor

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Li trovi qui di seugito.