I vitigni d’Italia: il Sangiovese, il vitigno a bacca nera dei giorni caldi…e delle notti fresche!

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Il Sangiovese è il vitigno italiano più diffuso in Italia (le aree coltivate coprono l’11% della superficie viticola nazionale); è un vitigno a bacca nera e viene coltivato dalla Romagna alla Campania, nonostante sia il vitigno più diffuso nella mia casa Toscana.

Sono a oggi 243 i vini DOC e DOCG dove viene impiegato il Sangiovese.

Ma facciamo prima un breve excursus dei vitigni tradizionali Italiani

I vitigni tradizionali italiani

Centinaia di varietà di vitis vinifera occupano il vigneto mondiale, ma poche decine ne rappresentano la quasi totalità. Alcuni vitigni hanno una diffusione ubiquitaria e crescono bene a qualsiasi latitudine e altitudine, altri sono coltivati in zone relativamente ampie ma solo a livello regionale.

Non tutti i vitigni coltivati in Italia affondano le loro radici nella nostra storia più antica, anche perchè non è semplice risalire affermare con certezza che un vitigno è originario di una zona specifica.

Tra questi, sicuramente ci sono il Nebbiolo e il Barbera in Piemonte e Lombardia, il Sangiovese in Toscana e in Romagna, il Verdicchio nelle Marche, il Montepulciano in Abruzzo (da non confondersi con il vino Nobile di Montepulciano, proveniente dalla Toscana e quindi composto in gran parte da vitigno Sangiovese), il Fiano in Campania, il Primitivo in Puglia e il Nero d’Avola in Sicilia. Questi sono solo alcuni dei vitigni che da secoli sono coltivati nelle regioni Italiane.

Comincerò dal vitigno che mi riporta a casa ad ogni sniffata, un po’ come a Anton Ego mangiare Ratatouille.

Il vitigno Sangiovese in italia (e nel mondo)

Grazie alle sue eccezzionali doti di adattabilità, il Sangiovese, dopo aver conquistato gran parte del centro Italia, sta piano piano prendendo uno spicchio anche della grande Californiana grazie al successo internazionale dei cosiddetti vini “super tuscan“.

Le condizioni ambientali predilette da questo vitigno sono giornati calde e notti fresche.

Quello che molti non sanno, ma che vi dirò oggi, è che in realtà il sangiovese non esiste. Infatti, se dovessimo essere precisi, dovremmo parlare di due tipologie di Sangiovese: il Sangiovese Grosso e il Sangiovese Piccolo.

E non solo, si distinguono, all’interno di questi due tipi, altri sotto “biotipi” come il brunello, da cui nasce il famoso Brunello di Montalcino, il prugnolo gentile, da cui si ottiene il Vino Nobile di Montepulciano, e come il morellino, da cui nasce il famoso Morellino di Scansano. È interessante rilevare che Brunello è il nome che veniva dato localmente a Montalcino a quella che si credeva essere una varietà di uva. Nel 1879 la Commissione Ampelografica della Provincia di Siena determinò, dopo alcuni anni di esperimenti controllati, che il Sangiovese e il Brunello erano la stessa varietà di uva.

Le Caratteristiche peculiarie del vitigno sangiovese

Dal vitigno Sangiovese si possono estrarre i famosi vini di pronta beva, o beverini, ma anche vini più strutturati e con passaggio in barrique.

Gli odori che sprigiona il Sangiovese sono note di spezie e tabacco, ma è difficile dare una descrizione assoluta del vino che se ne ricava, che ha certo alcune costanti comuni (buoni tannini ed elevata acidità) ma può variare dal vino rosso più economico ai vertici qualitativi del Brunello.

  • la Foglia: media, trilobata o pentalobata, di colore verde chiaro,
  • il Grappolo: medio, compatto, cilindrico-piramidale, alato.
  • l’Acino: medio-grande, ovoidale di forma regolare.
  • la Buccia: di colore nero-violaceo e ricca di pruina, non molto spessa.

La storia del vitigno Sangiovese

La storia del Sangiovese è opaca e contorta, ma l’ipotesi più accreditata, e sicuramente suggestiva, era che fosse un vitigno autoctono già coltivato dagli etruschi, da cui la parola clante = fragola, che secondo alcuni avrebbe dato il nome proprio al Chianti poichè, secondo alcuni, l’odore dei boschi di 4000 anni fa, dove il Sangiovese regnava come arbusto libero tra gli alberi, ricordasse proprio la fragola.

Le prime analisi genetiche svolte agli inizi degli anni 2000, però, hanno mostrato che il Sangiovese non è imparentato con nessuna delle viti selvatiche Toscane e neanche con antiche varietà ancora coltivate ma mostra una parentela di primo grado con un vitigno minore di origini incerte, il Ciliegiolo, coltivato in Toscana ma anche in alcune regioni meridionali sotto altri nomi (presente anch’esso nel Chianti in quantitativi di solito non superiori al 10%). L’analisi da loro svolta identifica una vicinanza genetica con alcuni antichi vitigni calabresi e siciliani come il Nerello Mascalese e il Greco nero di Cosenza.

La degustazione del Sangiovese nelle 3 fasi.

Il vitigno sangiovese all’ ESAME VISIVO

Il vino che si ottiene dal vitigno Sangiovese vinificato in purezza è di colore rosso rubino intenso.

A seconda dell’affinamento, può presentare una buona trasparenza con riflessi dal violaceo al granato.

La struttura è generalmente buona e si può arrivare a vini di grande corpo.

Il vitigno sangiovese all’ ESAME OLFATTIVO

Il Sangiovese si apre al naso con note fruttate, di frutti a bacca rossa e nera così come da spiccate note floreali di violetta.

Tra i frutti, riconosciamo principalmente: amarena, lampone, prugna, mirtillo e mora.

L’affinamento in legno conferisce al Sangiovese aromi speziati di vaniglia, liquirizia, cannella, noce moscata e pepe nero, oltre a note balsamiche di mentolo ed eucalipto.

Se lungamente invecchiati, i vini acquisiscono sentori terziari di tabacco, cuoio, cacao e cioccolato.

Il vitigno sangiovese all’ ESAME GUSTATIVO

Al palato, il vitigno Sangiovese presenta una spiccata acidità e un apprezzabile contenuto in tannini.

Da queste caratteristiche scaturisce la sua predisposizione all’affinamento in legno, che consente di ammorbidire le note più “rustiche” ed al tempo stesso ne migliora la struttura.

I vini hanno una moderata gradazione alcolica che conferisce calore e morbidezza .

Il Sangiovese e gli abbinamenti con il cibo

Le note saporite, gustose ed intense del Sangiovese lo rendono un vino ideale per gli abbinamenti con il cibo.

Il vino con vitigno Sangiovese si abbina bene anche con le carni arrostite ed è un ottimo accompagnamento per un arrosto domenicale, ma è anche perfetto insieme a delle verdure alla griglia o a una sostanziosa zuppa di verdure o di fagioli (data, inoltre, l’origine geografica).

Riccardo Gavelli, Sommelier, Founder & Director di WINE IT Ltd

Suggerimenti di lettura

Se vi è piaciuto addentrarvi nella cultura e nella tradizione italiana, attraverso questo articolo sul vitigno sangiovese, vi consiglio di leggere l’articolo di Cesare Vicoli, Storia del legame tra sport e politica: dalle quadrighe di Costantinopoli alle olimpiadi di Hitler