Il Cinema e “l’eccessiva importanza data alla narrazione”

Se si vuole che il cinema venga considerato una forma di arte maggiore, occorre garantirgli la possibilità di non essere capito

Il regista iraniano Abbas Kiarostami promuoveva e divulgava l’idea di un “cinema incompleto” nel quale lo spettatore doveva partecipare attivamente al film e non farsi trasportare impotente verso la sua conclusione, come accade con i film puramente narrativi.

Il cineasta sosteneva che:

«Se si vuole che il cinema venga considerato una forma di arte maggiore, occorre garantirgli la possibilità di non essere capito».

Le sue parole possono apparire fin troppo radicali ma nella sua visione si può cogliere quello che per lui è il limite del cinema: l’eccessiva importanza data alla narrazione.

Quante volte ci è capitato di sentire – e forse anche dichiarare – che un film non è piaciuto perché le persone non ne hanno compresa la trama? Questo atteggiamento evidenzia come una parte degli spettatori guardi al cinema come un semplice mezzo di intrattenimento nel quale la narrazione ha un ruolo predominante.

Ne consegue un’avversione nei confronti di tutti quei lavori che antepongono l’aspetto stilistico su quello narrativo, limitando così il nostro giudizio filmico alla sola abilità espositiva senza valutarlo come prodotto artistico. In parole povere se la trama non è comprensibile significa che il film non è buono.

Ma da quando un’opera d’arte per essere “bella” deve essere obbligatoriamente compresa?

Se facessimo il solito paragone con la pittura giungeremmo alla sconcertante conclusione che l’arte di Kandinskij e Pollock non sia meritevole di interesse perché difficile da comprendere, eppure tante persone nutrono un profondo amore per il lavoro di questi artisti anche se non sono in grado di spiegarne il significato.

Lo stesso dovremo abituarci a fare con il cinema: liberarci dall’idea limitante che un film debba obbligatoriamente raccontare utilizzando un linguaggio facilmente accessibile e, al contrario, immergerci nella visione, contemplare i silenzi e lasciarci emozionare da quello che vediamo senza necessariamente comprenderlo; solo così riusciremo a intendere il cinema come arte.

 

Dott. Giulio Nassi