Il classicismo è incompatibile con l’oggi, ma affascina ancora

L’essenza del classicismo è venire dopo. L’ordine presuppone un certo disordine che esso viene a sistemare.

Il classicismo ha una sua attualità?

Il termine “classico” comporta una serie di implicazioni tali che sembra essere incompatibile con l’oggi, a cominciare dalla famosa armonia e moderazione, fino alla selettività ed aristocraticità: di fatto questi concetti non si rispecchiano nella società di massa.

Eppure continua ad interessare e ad essere studiato, e non soltanto da accademici acritici, ma anche da menti che al suo valore tuttora credono davvero oppure da semplici persone colpite dai suoi capolavori: ancora si contemplano con ammirazione il Partenone e l’Ara Pacis, per esempio.

Dev’esservi qualcosa che del classicismo non muore mai, sopravvivendo persino alla postmodernità: questo non è giammai il contenuto, la forma, in breve tutto sommato delle superficialità, bensì i valori, sebbene innegabilmente non tutti e non certo quelli di cui sopra, i più celebri e caratteristici.

Ma questi, in sé stessi, per quanto nobilissimi, non conterebbero allo stesso modo senza la loro qualità aggiuntiva, la meta-storicità: hanno, insomma, la capacità di trapassare immutati la storia in eterno, e perciò da ricercare come se l’opera classica avesse sempre qualcosa da dire, mai completamente esplicato.

Anzi, si può affermare con una certa sicurezza che proprio gli autori del V secolo a. C. greco e del I a. C. latino abbiano “inventato” la meta-storia, consapevolmente: lampante è l’esempio di Tucidide, che pensa all’interpretazione della storia come 《possesso perenne》 essendo il primo ideatore di una concezione del suo divenire.

Da lì tutte le altre tendenze culturali hanno prodotto idee immortali di questo carattere, pur non avendo la medesima duttilità, che solo il classicismo ha dimostrato di tenere alta ritornando in auge molto più spesse volte.

In conclusione, crederlo attuale adesso non significa più riconoscergli il ruolo identitario per l’Occidente, che con l’identità ora ha i suoi problemi, ma la duratura influenza che, anche velatamente, continuerà ad esercitare.

 

Pasquale Tortorella