Il concetto di non dualità maestro-discepolo nella tradizione buddista

Tempo di lettura: 2'
letto 209 volte

Nella tradizione buddista il concetto di non dualità maestro-discepolo si spiega attraverso il termine anatta (non-sé): non esiste un io dell’allievo al di fuori del rapporto con l’io del Maestro, e viceversa.

filo dentro un ago

“Il Maestro è l’ago e il discepolo il filo. Nel cucire l’ago fa strada attraverso la stoffa, ma alla fine non è più necessario ed è il filo che rimane a tenere l’insieme di tutto” (Daisaku Ikeda).

il significato della parola maestro

In qualsiasi campo una persona che aiuta un’altra a crescere ed evolversi può essere chiamata maestro.

Ma qual è il significato originale di questo termine?

Nel mondo orientale il tempo è rappresentato in modo circolare, per cui ciò che viene dopo è incline a “ripetere” la realtà precedente, anche se non possiamo parlare di pura ripetizione poiché gli elementi che caratterizzano il nuovo ciclo temporale non sono mai gli stessi, anzi si rinnovano.

orologio a spirale

Ma…cosa c’entra il tempo?

la non dualità maestro-discepolo: un ponte tra tradizione ed innovazione

Questa concezione della temporalità ci aiuta a capire che esiste un nesso importante tra tradizione e innovazione, tra Maestro e discepolo.

La tradizione buddista spiega tale nesso attraverso il termine anatta (non-sé). Il termine esprime come non esista un io dell’allievo al di fuori del rapporto con l’io del Maestro, e viceversa.

Non solo, non esiste neanche la differenza qualitativa del sapere, differentemente da come siamo invece abituati a credere noi occidentali. Nel nostro modo di vedere il maestro la trasmissione dell’insegnamento si riduce ad un semplice travaso di nozioni.

giovane monaco buddista legge un libro

Al contrario il Maestro è tanto più saggio quanto più è consapevole della relatività del suo sapere.

Ciò che distingue le due figure è la loro differente funzione:

il Maestro rappresenta colui che punta verso un obiettivo e che mostra a livello pratico i mezzi più efficaci da utilizzare per raggiungerlo;

il discepolo invece lotta per la realizzazione dello stesso obiettivo su una scala maggiore rispetto a quella del Maestro. Questo ricercando così l’innovazione rispetto agli insegnamenti avuti.

Aver condiviso un ideale e aver combattuto assieme per realizzarlo crea quello che nel Buddismo del Sole è chiamata “non dualità maestro-discepolo”.

Dottoressa Giulia Anastasio, psicologa

Suggerimenti di lettura legati all’articolo sul concetto di non dualità maestro-discepolo

Un concetto molto simile lo trovate nell’articolo del dott Niccolò Di Paolo: Sovvertire il ruolo docente-discente: l’importanza del feedback