Il fenomeno del Male Gaze nel cinema e gli effetti sull’inconscio

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Il Male Gaze è l’atto di raffigurare l’universo femminile, nelle arti visive e nella letteratura, da una prospettiva maschile, eterosessuale. Il cinema non è da meno, anzi, ha contribuito in maniera profonda porta ad una rappresentazione delle donne come oggetti sessuali atti a soddisfare lo spettatore maschio.

La Casa di Giulietta a Verona è una delle 'case' più visitate d'Italia

27 settembre 2021

Stavo lavorando come comparsa a Verona, sul set del film “Love In The Villa”. Mentre giravamo una scena alla celebre casa di Giulietta, ho visto la ragazza più bella del mondo. Era come in un film: lei elegante e statuaria, con degli occhi celestiali e un viso angelico. Tutto sembrava andare al rallentatore. Noi maschietti questa scena la conosciamo benissimo.

Evidentemente mi devo essere comportato molto bene in una vita precedente perché, passati due mesi, ho l’immensa fortuna di avere intrapreso una relazione con questa ragazza. Di recente, parlando con lei, ho scoperto che dei due non sono stato il primo a posare lo sguardo sull’altra. Era stata lei a vedere me per prima. Se entrambi dovessimo raccontare come ci siamo conosciuti e dai due racconti fossero tratti due film, il suo inizierebbe un’ora prima, alla fila per i tamponi, quando io nemmeno sapevo che lei esistesse.

L’uomo non ha informazioni sull’universo femminile

Questo fatto, in primis, mi ha tolto la malsana mania di protagonismo che spesso mi perseguita e, in secondo luogo, mi ha lasciato interdetto.

Quando provo a immaginare come dev’essere stato il suo primo sguardo su di me, il cervello non ha informazioni. Se fosse un amico maschio che mi racconta il suo primo sguardo su una ragazza, subito avrei un’immagine mentale più o meno verosimile, ma se si tratta di mettersi nei panni femminili, tabula rasa.

L'uomo non capisce la donna (e la donna invece...) - RomaDailyNews

Che c’entri qualcosa il cinema?

In parallelo a questa esperienza personale, il caso ha voluto che, per un corso universitario, stessi leggendo il saggio di Laura Mulvey dal titolo “Visual pleasure and narrative cinema” del 1975.

Nel testo, l’autrice affronta il tema dello sguardo nel cinema e fa un’osservazione molto interessante, che è alla base di tutti i ragionamenti che seguiranno. Essendo il cinema sempre stato in mano ai maschi (registi, produttori, tecnici, ecc.), esso altro non ha potuto fare se non riportare artisticamente solo e soltanto il punto di vista maschile.

Il male gaze nel cinema

La Mulvey prende come esempio il capolavoro di Alfred HitchcockLa finestra sul cortile” (1954), che funge anche da metafora sul cinema stesso.

Il reporter Jeff è costretto in sedia a rotelle e passa le sue giornate a spiare i vicini con un binocolo. Ogni volta che questo protagonista maschile viene mostrato in camera, è per far vedere le sue reazioni agli eventi. Per esempio, se accade qualcosa di spaventoso, il talentuosissimo James Stewart ci regala una faccia spaventata e noi spettatori empatizziamo con lui, ci caliamo nei suoi panni.

La recensione di La finestra sul cortile, di Alfred Hitchcock
Scena tratta da “La finestra sul cortile” (1954)

Non sia mai che lo spettatore empatizzi con il personaggio di Lisa Freemont, la findanzata del protagonista interpretata da Grace Kelly. Essa è sempre vista come l’oggetto, non necessariamente nell’accezione sessuale del termine (sebbene quella sia senz’altro una componente), ma proprio nel senso grammaticale.

Se “La finestra sul cortile” fosse una frase, Jeff sarebbe il soggetto e Lisa il complemento oggetto.

Lui osservatore, lei osservata. Mai il contrario.

Fino a qui ciò che ho detto può sembrare una banalità, dopotutto è normale che il protagonista di un film sia anche il punto di vista della narrazione. E se il protagonista è maschile, è giusto che il punto di vista sia maschile. Sta di fatto, però, che spesso nel cinema il punto di vista è maschile anche quando non ci sono maschi in scena.

Un altro esempio di male gaze nel cinema

L’esempio dell’autrice stavolta viene dal film “Morocco” (1930) di Josef von Sternberg.

Nel finale del film il personaggio di Amy Jolly, interpretato da Marlene Dietrich, viene mostrato nel deserto mentre si toglie dei sandali color oro. L’immagine è chiaramente eroticizzata, ma non c’è uomo a vista d’occhio, quasi a suggerire che il punto di vista sia oggettivo, onnisciente, dall’alto verso il basso.

E non c’è da stupirsi se siamo convinti che anche Dio sia un uomo, il cinema stesso ci ha inculcato quest’idea nel subconscio creando simili immagini.

Bisogna però riconoscere che gli esempi fatti finora appartengono al secolo scorso, e molte cose sono cambiate da allora. La donna finalmente è riconosciuta come target, come possibile pubblico con determinati interessi che vuole andare a vedere film pensati per lei. Il problema che persiste è che il cinema come media è ancora in mano ai maschi.

Il tentativo di invertire il Male Gaze nel cinema

Un esempio che mi è venuto in mente del tentativo da parte dei maschi di fare un film per le femmine è la commedia americana del 2012 “Magic Mike”.

Il film è incentrato sul mondo dello spogliarello maschile, ha tra i suoi interpreti Channing Tatum e Matthew McConaughey, è scritto da Reid Carolin (maschio) e diretto da Steven Soderbergh (maschio).

Neanche per sbaglio un nome femminile nei crediti.

Il comico Louis C.K. in una sua ruotine raccontava di quante volte ha visto questa pellicola, e aggiungeva di non aver mai visto il finale in quanto già lo conosceva.

I’m pretty sure that the end of Magic Mike is that I’m gay

Louis C.K Live Comedy Special : The Movie “Magic Mike'' || Louis C.K -  YouTube

Di fatto chiunque lo guardi non può vedere che questo, una fantasia omoerotica.

Magic Mike XXL | Film | trama, cast, curiosità | Stasera in Tv su Canale 5

Mi immagino come deve essere andato il meeting alla Iron Horse Entertainment in una sala piena di uomini che ragionano su cosa piace alle donne:

A noi cosa piace?

Le donne nude.

Alle donne cosa può piacere?

Momento di silenzio

Gli uomini nudi?

Perfetto. Abbiamo un film. Possiamo andare in pausa pranzo, ragazzi.


Questa immagine, per quanto comica, non dev’essere molto distante dalla realtà.

Il lato positivo però c’è, e cioè che sempre più donne stanno entrando a far parte del settore (basti pensare a registe come Kathryn Bigelow, Sofia Coppola e Greta Gerwig) e presto forse questo male gaze nel cinema sarà affiancato da un “female gaze”. Nel frattempo, chiedo a tutti i maschietti come me di farsi due domande e rendersi conto che il mondo non è (solo) come lo vediamo noi.

Giorgio Perrig, regista