Il tempo nella linguistica: il tempo e le lingue, Il tempo nelle lingue e le lingue nel tempo.

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Come viene concepito il tempo nella linguistica? Che cos’è il tempo? ma soprattutto…

Il “tempo” esiste o no?

Innanzitutto andiamo a vedere come definisce la parola “tempo” il vocabolario Treccani

il tempo nella linguistica: latino

Tèmpo: In latino la parola “tèmpo” aveva solo il significato cronologico, mentre per la descrizione atmosferica si usava “tempestas”[1].

Cosa significa la parola “cronologico”? È una parola greca composta dalle parole “cronos” che significa “tempo” e “logos” che si traduce in italiano come “discorso” ma in greco antico aveva il significato di “collezionare”, “raccontare”.[2] Vale a dire che “logos” significa “la raccolta di informazioni di un certo oggetto di studio che si può tramandare tramite la lingua (scritta e/o orale)”.

il tempo nella linguistica: greco

“Tempo”, quindi, in greco si dice “cronos”. Andiamo a vedere come spiega la parola “cronos” il dizionario della lingua greca antica “Liddel Scott – Constantinidou”:

Crònos: “χρόνος” [xr’onos] significa “spazio determinato, periodo, epoca”[3].

La parola “cronos”, quindi, significa “spazio”! In seguito, troviamo nello stesso dizionario che cosa significa “periodo”:

Periodo [dal gr. περίοδος]: significa “andare in modo circolare”, “girare intorno”[4].

Nello specifico, questa parola è composta da “peri”, che significa “intorno”, e “odos”, dal verbo “odevo” che significa “andare” / “marciare”. Pertanto, usiamo questa parola per indicare l’inizio e la fine di una parte del tempo che si ripete consecutivamente. In effetti, anche questa parola parla dello “spazio”, o meglio il “movimento” nello “spazio”.

Il tempo nella linguistica: il significato delle parole “ora” e “istante”

A questo punto, proviamo a trovare anche il significato della parola “ora” che potrebbe aiutarci a vedere le cose meglio.

Óra: Il dizionario “Treccani” dice che la parola “ora” [lat. hŏra, dal gr. ὥρα] è 1. l’unità di misura di tempo e 2. l’istante del giorno. Il dizionario “Liddel Scott – Constantinidou”, visto che si tratta di una parola greca, la determina come “qualsiasi momento o periodo del tempo, del mese o del giorno.

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Avendo trovato due parole chiavi, cioè “istante” e “momento”, andiamo a verificare i loro significati sempre in questi dizionari:

Istante: Frazione minima di tempo, momento brevissimo, attimo (definibile in filosofia come un punto che, nell’ambito dell’estensione temporale, è sprovvisto di durata […])[5].

Μoménto: Der. del lat. momentum “piccola causa di movimento“, dalla radice di movere “muovere” […].[6]

Stigmī (in it. momento): “Liddell Scott – Constantinidou” rimanda alla parola “sigma” che definisce come “[…] un segno”. La “Treccani” definisce la parola “stigma” come “marchio, macchia, punto” derivato di “στίζω” che significa “pungere”, “marcare”[7]. Il termine che viene usato anche per tradurre la parola greca “χρόνος” in metrica [dal verbo “μετράω / μετρώ” (metrào,/metrò”) che significa “contare”, “misurare”) è “mora”.

Mora: è quella cosa che una sillaba lunga ne ha due e una sillaba corta ne ha una […] significa ritardo[8].

Il “tempo”, alla fine, esiste o no?

Si tratta di un’equazione matematica, vale a dire “spazio + movimento = tempo”, che determina l’esistenza del “tempo”. Si tratta di una catena lineare e circolare di stigmi, cioè punti oppure momenti, che si trova nello spazio. Su questa catena ha luogo la vita e, quindi, la storia.

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Ovviamente, il “tempo” viene rispecchiato anche nelle lingue. Tant’è vero che tutte le lingue devono indicare, in qualche modo, il passato, il presente e il futuro, indipendentemente dal punto di vista dei loro parlanti. Il “tempo” esiste perché lo possiamo percepire attraverso i nostri sensi. Vediamo i risultati del tempo che sono i “cambiamenti”.

Basta ricordarci, per l’appunto, le parole di Eraclito “Ta panta rhei kai ouden menei”, cioè “tutto scorre e niente rimane (uguale)”.

Eraclito, filosofo greco, uno dei maggiori pensatori presocratici.

il tempo nella linguistica: Come percepiamo il passato e il futuro?

Le lingue rivelano come i parlanti di ciascuna di esse percepiscono il fattore “tempo”. Ad esempio, in molte lingue, come anche in italiano, il “futuro” lo percepiamo come un tempo anteriore. In altre parole, quello che è successo fino adesso è dietro e quello che deve succedere si trova davanti. Ci sono lingue, però, che tale fatto non è per niente valido. Per un parlante di lingua aymara, una lingua parlata maggiormente in Bolivia e in Perù, il “futuro” non consiste in una cosa che sa o vede. Perciò, per lui, il “futuro” è un tempo posteriore e percepisce come tempo anteriore il “passato” che sa e può vedere, quindi “ce l’ha” davanti.

Sincronia e Diacronia

Con il passare del tempo le lingue subiscono cambiamenti. Tali cambiamenti possono riguardare la fonologia, la morfologia, la sintassi, la semantica ecc.

Basta ricorrere, ad esempio, a un sostantivo latino come lupŭs, in italiano lupo, e la sua declinazione che è riportata nella seguente immagine.

 SingolarePlurale
Nominativo
Genitivo
Dativo
Accusativo
Vocativo
Ablativo
lupŭs
lupī
lupō
lupŭm
lupĕ
lupō
lupī
lupōrum
lupīs
lupōs
lupī
lupīs
Declinazione del sostantivo lupus 

Come si osserva, la radice (lup-) di tale sostantivo è sempre uguale e quello che cambia sono le desinenze (nell’immagine in corsivo). Ciascuna di queste desinenze corrisponde ad un caso (nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo e ablativo) al singolare e al plurale. Il latino era una lingua con un sistema diverso di quello della lingua italiana, cioè aveva il sistema dei “casi”. Tutte quelle desinenze, nel corso del tempo, sono state perse e l’italiano le ha sostituite con le preposizioni e gli articoli.

Per esempio, il caso nominativo e accusativo singolare, ossia lupŭs e lupŭm rispettivamente, in italiano li troviamo con l’unica forma il lupo. Lo stesso accade anche al plurale, cioè lupī e lupōs latini li troviamo in italiano come i lupi. Il nominativo indica il soggetto e l’accusativo il complemento oggetto e in italiano si riconoscono a seconda della loro posizione nella frase per quanto riguarda la lingua scritta. Nella lingua parlata, molte volte si riconoscono anche dall’intensità con cui le proferiamo. Il genitivo latino singolare lupī e quello plurale lupōrum, in italiano ormai vengono usati accompagnati dalla preposizione di e i corrispettivi articoli il e i. Vale a dire del lupo e dei lupi rispettivamente.

L’ordine delle parole

L’ordine delle parole è un’altra differenza tra latino e italiano. L’ordine delle parole latino era Soggetto-Oggetto-Verbo (SOV), invece in italiano è Soggetto-Verbo-Oggetto (SVO). Ad esempio, una possibile frase in lingua latina sarebbe PUER PUELLAM AMAT, cioè “il ragazzo la ragazza ama”. In italiano, invece, tale frase viene tradotta con la frase il ragazzo ama la ragazza.

Lo studio del cambiamento di una lingua nel corso del tempo si chiama diacronico [diacronia: comp. di dia- «attraverso» e gr. χρόνος «tempo»][9]. In altre parole, lo studio diacronico di una lingua consiste nello studio di due o più momenti diversi nel tempo di una stessa lingua.

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In Italia, si sentono frasi come “Sono seduto sulla panchina” e “Sto seduto sulla panchina”. Frasi come la seconda vengono dette, più che altro, nel sud Italia. La stessa cosa succede anche con le frasi “Come sono venuto nella foto?” e “Come sono uscito nella foto?”. Indipendentemente dal fatto che una può essere considerata giusta e l’altra sbagliata, queste frasi vengono usate. Pertanto, lo studio del rapporto tra fenomeni linguistici diversi di una stessa lingua che hanno luogo nello stesso periodo si chiama “studio sincronico”.

L’asse orizontale – diacronia.
Asse verticale – sincronia.

L’aspetto diacronico e l’aspetto sincronico

L’aspetto diacronico e quello sincronico possono essere rappresentati su due assi come nella precedente immagine.

L’asse h (dal lat. hŏra) rappresenta in modo lineare il corso del tempo e quindi i cambiamenti che una lingua possa subire. L’asse m (dal lat. momentum), invece, chiamato anche l’asse delle simultaneità, rappresenta il rapporto tra due o più elementi linguistici coesistenti in uno stesso momento della stessa lingua. Sarebbe opportuno precisare che con la definizione “sincronico” non intendiamo “presente” o “attuale”. Per esempio, se si studiasse una eventuale differenza riguardante il sistema dei casi della lingua latina del 5° secolo a.C. in due parti latinofone geograficamente diverse, faremmo uno studio sincronico. Non si tratterebbe di uno studio diacronico perché tale studio si limita nello spazio temporale del 5° secolo a.C. [10]

Conclusione all’articolo sul tempo e le lingue

Le lingue, trattandole come organismi viventi, hanno la proprietà di funzionare e cambiare. Le lingue nascono, crescono, maturano e spesso, purtroppo, muoiono. Subiscono tutto ciò che subisce anche un organismo vivente nel corso del tempo. Pertanto, come abbiamo visto, il tempo esiste nell’unione dello spazio e del movimento e influisce tutti gli organismi, quindi anche le lingue.

Dott. Andreas Mouyiaris

Professore di spagnolo, greco moderno e italiano

Suggerimenti di lettura in merito all’articolo sul tempo e la linguistica

Se ti è piaciuto questo articolo ti suggerisco di seguire la mia rubrica linguistica. Per la Rivista di Gnōthi ho scritto un articolo introduttivo alla linguistica e un articolo sui criteri della classificazione delle lingue nel mondo


Bibliografia e Sitografia

[1] https://www.treccani.it/vocabolario/tempo/. 

[2] https://www.greek-language.gr/greekLang/ancient_greek/tools/lexicon/lemma.html?id=136

[3] https://www.greek-language.gr/digitalResources/ancient_greek/tools/liddell-scott/search.html?lq=%CF%87%CF%81%CF%8C%CE%BD%CE%BF%CF%82

[4] https://www.greek-language.gr/digitalResources/ancient_greek/tools/liddell-scott/search.html?lq=%CF%80%CE%B5%CF%81%CE%AF-%CE%BF%CE%B4%CE%BF%CF%82

[5] https://www.treccani.it/vocabolario/istante2

[6] https://www.treccani.it/vocabolario/momento

[7] https://myria.math.aegean.gr/lds/data/volD/pdf/pg_0128.pdf

[8] https://it.quora.com/Cosa-si-intende-per-mora-in-linguistica

[9] https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/diacronia/

[10] Giorgio Graffi, Sergio Scalise, “Le lingue e il linguaggio, Introduzione alla linguistica”, Il Mulino, Bologna, 2003.