Ipnosi, ipnoterapia e psicoterapia Eriksoniana: percorriamo insieme un viaggio tra realtà e falsi miti

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L’ipnosi viene spesso considerata come un’esperienza a metà tra magia e scienza, in realtà è un fenomeno molto meno misterioso di quanto si pensi.

La “nuova ipnosi”, introdotta dallo psichiatra americano Milton Erickson, ha come obiettivo quello di accedere alle risorse inconsce dell’individuo.

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Si è soliti pensare che l’ipnosi consista in una pratica attuata con artifici misteriosi per manipolare la volontà altrui. Un altro credo comune è che l’ipnosi sia un modo per “scavare” nella parte più inconscia di una persona al fine di capirne i segreti.

La rappresentazione più diffusa dell’ipnosi è proprio quella in cui uno specialista realizza un conteggio regressivo nel tempo e la persona cade in un trance ipnotico.

Le cose non funzionano proprio così.

Ipnosi: un fenomeno naturale

La pratica dell’ipnosi non ha nulla di magico o inquietante. Secondo numerosi studi scientifici questa è un’esperienza normale che viviamo quotidianamente senza tuttavia chiamarla così.

Per esempio quando guardiamo un film o leggiamo un libro che ci appassiona; quando siamo coinvolti dalla musica che ascoltiamo, dalla conferenza che stiamo seguendo oppure quando stiamo semplicemente sognando ad occhi aperti. In tutti questi casi siamo di fatto in una sorta di trance.

Tutte le volte che siamo assorti, concentrati o rapiti da qualcosa che assorbe completamente la nostra attenzione al punto tale da isolarci mentalmente da tutto ciò che ci circonda e dal perdere la concezione del tempo, siamo “ipnotizzati”.

Questo significa che stiamo sperimentando uno stato della percezione e della coscienza diverso dal normale stato di veglia.

Gli stati ipnotici ci permettono di mobilitare e rendere fruibili risorse che altrimenti non sarebbero accessibili. Questo al fine di migliorare una performance o di facilitare il ripristino dell’equilibrio e del benessere.

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Ma quindi cosa c’entra la magia?

Franz Anton Mesmer, personaggio controverso vissuto tra il Settecento e l’Ottocento, è considerato lo “scopritore” dell’ipnosi nell’era moderna.

Mesmer, influenzato dalle scoperte della sua epoca (come l’elettricità e il magnetismo) presentò l’ipnosi come un fenomeno misterioso e teorizzò la presenza di un fluido magnetico all’interno di tutti gli esseri viventi, definendolo “magnetismo animale”.

Questo fluido, secondo Mesmer, sarebbe stato in grado di curare le malattie.

Per sperimentare il magnetismo animale, Mesmer creò complicati rituali. Uno di questi prevedeva l’applicazione di magneti sul corpo dei pazienti e l’imposizione delle mani per diffondere energia magnetica. Il suo intento era provocare sonnambulismo artificiale, paralisi temporanee, svenimenti e convulsioni.

I cosiddetti “mesmerizzati” rispondevano alle sue domande, per poi dimenticare tutto una volta “risvegliati”. Oltre agli effetti spettacolari, la cosa stupefacente era che attraverso questi rituali Mesmer riusciva a guarire molti sintomi come cecità o paralisi.

Questi furono poi identificati da Freud come sintomi da conversione isterica (oggi si parlerebbe di somatizzazioni). Queste abilità resero Mesmer molto apprezzato e famoso negli ambienti altoborghesi della fine del ‘700.

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Ipnosi da palcoscenico

Le tecniche di Mesmer furono riprese dall’abate De Faria, suo allievo e padre della “ipnosi da palcoscenico”. Si tratta di una forma di intrattenimento che ha riscosso molto successo negli anni ’80 e che ancora oggi possiamo vedere in tv.

Come funziona l’ipnosi da palcoscenico?

Di solito l’ipnotizzatore chiama un volontario dal pubblico. L’abilità più grande di questi prestigiatori è quella di identificare il soggetto maggiormente suggestionabile, anche se spesso è più probabile che prestigiatore e volontario siano già d’accordo.

L’ipnotizzatore guarda fisso negli occhi usando un linguaggio monotono e ripetitivo fino a che il malcapitato chiude le palpebre ed ha la sensazione di perdere il controllo del proprio corpo.

A questo punto il soggetto sembra essere costretto a seguire i comandi, spesso assurdi o imbarazzanti, imposti dall’ipnotizzatore.

È importante ricordare che questi “ipnotisti” da palcoscenico potrebbero essere denunciati per esercizio abusivo della professione medica. In Italia, per esempio, l’utilizzo dell’ipnosi è permesso solo a medici e psicologi psicoterapeutici in quanto è considerata a tutti gli effetti una procedura medica.

Ipnosi, ipermnesia e falsi ricordi

Dobbiamo sfatare la credenza secondo cui l’ipnosi permette di ricordare eventi dimenticati.

La cosiddetta “ipermnesia”, ovvero il potenziamento dei ricordi (molto utilizzata nelle rappresentazioni cinematografiche) è un fenomeno controverso senza basi scientifiche. Difatti non può essere utilizzata come “prova” o testimonianza attendibile in ambito giuridico.

Non è dimostrato, infatti, che quanto ricordato sotto ipnosi corrisponda a eventi realmente vissuti. Questo perché gli studi sulla memoria ci dicono che tutti i ricordi sono viziati dall’immaginazione.

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Ipnosi e ipnoterapia

Nonostante gli usi impropri del metodo, l’ipnosi rimane uno strumento meno spettacolare di come viene rappresentato al cinema e in tv, e molto più rispettoso della persona.

La “nuova ipnosi”, introdotta dallo psichiatra americano Milton Erickson, ha come obiettivo quello di accedere alle risorse inconsce dell’individuo.

Accedendo a queste risorse si attiva quella parte della mente in cui vengono raccolte le esperienze e le informazioni apprese nel corso della vita di cui spesso non si ha consapevolezza. Queste possono essere utili per risolvere una situazione o un sintomo nel momento attuale.

La parte inconscia della mente (detta anche “processo automatico” secondo i cognitivisti) viene convenzionalmente situata nell’emisfero destro del cervello. È stato dimostrato che la parte sinistra del cervello è la sede delle capacità analitiche, logiche e razionali, quelle che in condizioni di veglia vigile sono dominanti.

L’emisfero destro si attiva principalmente negli stati di trance ed è la sede di intuizione, creatività, immaginazione; è la parte che avrebbe la capacità di dare maggiore comprensione alle situazioni della vita.

Il terapeuta, durante l’ipnosi, comunica in modo diretto con la parte inconscia della mente dell’individuo, incoraggiando l’emersione di risorse inconsce e la risoluzione di disturbi psicosomatici attraverso l’attivazione di un sistema di autoregolazione.

Questo sistema di autoregolazione passa per il sistema libico-ipotalamico, parte del cervello che si presume abbia la capacità di mediare le comunicazioni mente-corpo tramite gli ormoni.

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Ma cosa succede quando si entra in trance?

Attraverso l’ipnosi si induce la trance, una particolare condizione tra il sonno e la veglia riconoscibile da alcuni segnali specifici. L’individuo di solito è immobile, seduto o disteso; la respirazione è più profonda e il cuore batte più lentamente; gli occhi rimangono chiusi o socchiusi; la voce ha un tono diverso ed è più rallentata.

Una volta indotto lo stato di trance, l’ipnotista ha di fronte una persona non più imprigionata nei propri schemi mentali. Così facendo il paziente diventa più duttile e propenso al cambiamento accettando i messaggi dall’esterno senza il consueto processo di analisi e critica.

In questa fase il terapeuta-ipnotista può comunicare non solo con il paziente, che rimane sempre perfettamente consapevole di ciò che dice, ma anche con la sua parte inconscia, rendendo la terapia più completa ed efficace.

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Secondo Erickson, il padre dell’ipnosi moderna, non esistono tecniche standard o copioni da seguire, ma è necessario che l’ipnotista utilizzi la fantasia facendosi ispirare dalla persona che ha davanti, poiché l’ipnosi ericksoniana è soprattutto comunicazione.

Tutti possono essere ipnotizzati perché, come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, è un fenomeno assolutamente naturale.

Dottoressa Veronica Caroccia

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