La bugia: riconoscerne gli scopi e come fronteggiarla

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“La bugia è una difesa quando la verità è percepita pericolosa.”

Non commettere falsa testimonianza, ovvero non mentire: è l’ottavo comandamento, un imperativo morale.

Tuttavia, basta guardarci intorno per renderci conto che la bugia fa parte della nostra quotidianità, sia tra bambini che tra adulti.

Cos’è la bugia e quando la si impara

Per bugia o menzogna si intende l’espressione contraria a quello che si sa, si pensa o si sente.

La differenza sta nella tipologia, ovvero nello scopo intrinseco che porta con sé, che determina la maggiore o minore accettazione a livello sociale.

Si nasce “senza peli sulla lingua”, ma già dopo pochi anni maturano funzioni cognitive superiori che ci forniscono un bagaglio affinché si possa mettere in scena una bugia.

Sapere una determinata informazione ed essere coscienti che stiamo mentendo vengono sostenute dall’immaginare o intuire quello che l’altro può sapere a riguardo e dalla capacità di autocontrollo per non essere scoperti.

In pratica, quando un bambino arriva a dire una bugia, dovremmo celebrare questo traguardo come quello delle prime parole o dei primi passi.

Infatti, ad eccezione del mentire con il fine di danneggiare altri, almeno tre tipi di menzogne sono relazionati in modo positivo ad altre abilità cognitive.

Ma facciamo degli esempi.

Le bugia come step cognitivo del bambino

“Come sei cresciuto, sei contento di vedermi?”
oppure
“Ti piace il mio nuovo taglio di capelli?”

Risposte positive, ma non veritiere, a domande di questo tipo, hanno una funzione sociale.

La bugia in questo caso ha come scopo primario quello di proteggere i sentimenti dell’altra persona, che non vede intaccata la propria autostima e la propria autoimmagine.

Se assistiamo a una conversazione simile, potremmo senza dubbio essere orgogliosi dell’educazione del bambino di cui ci prendiamo cura.

“Non sei invitato al mio compleanno”
“Non mi importa, tanto ho un altro impegno quel giorno” (anche se in effetti non sarà così)

Questa potrebbe essere una risposta di chi sta ingannando sé stesso per salvaguardare la propria autostima, dipingendo una visione della realtà meno dolorosa.

La bugia da tenere sott’occhio (e perchè)

“Chi si è mangiato tutta la cioccolata?”

– e magari con la bocca macchiata di cioccolato – “Non lo so…”

Questa categoria di bugie è la “classica” difficilmente tollerata da genitori e insegnanti, e che merita una riflessione aggiuntiva.

L’intolleranza e/o il nervosismo da parte dell’adulto viene suscitato dal pensiero che il bambino voglia nascondere una verità – a volte addirittura evidente – con l’intento di fronteggiare, opporsi e provocare la figura autorevole.

Ciò che non è direttamente colta, invece, è la funzione cognitiva dell’autoprotezione, messa in atto per evitare un castigo.

Cosa comportano queste consapevolezze nella vita quotidiana?

Per questo, davanti a qualcuno che mente, per prima cosa dovremmo chiederci se siamo noi che lo stiamo inducendo a farlo, se ci stiamo ponendo troppo severi o troppo controllanti e se stiamo abusando delle punizioni.

Un ambiente punitivo, infatti, promuove la menzogna e, addirittura, favorisce l’abilità dei piccoli di nascondere gli inganni.

L’abilità sta nel promuovere la fiducia, parlando e negoziando le norme familiari, o scolastiche, in un clima in cui ciascuno si senta comodo di esprimersi con libertà.

Dottoressa Olga Bevanati

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