La consultazione psicologica: l’indispensabile premessa per un progetto psicoterapeutico

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La consultazione psicologica, in psicoanalisi, è da intendersi come la premessa a un eventuale progetto psicoterapeutico-psicoanalitico da sviluppare nel tempo.

Conosciuta anche come ‘primo colloquio’, ‘colloquio preliminare’ o ‘colloquio di valutazione’, la consultazione psicologica rappresenta il primo momento di lavoro deputato alla conoscenza dell’altro.

Terapeuta e paziente durante una seduta di consultazione
Terapeuta e paziente durante una seduta di consultazione

LA CONSULTAZIONE PSICLOGICA

In concreto, si tratta di accettare il paziente soltanto in via provvisoria, per la durata di una o due settimane. Il tentativo è quello di potersi fare un’idea dei suoi bisogni e di valutare il suo tipo di risposta all’esperienza analitica.

Solitamente, ci si accorda col paziente per tre/quattro incontri. Essi sono utili al terapeuta per osservare nel paziente gli eventuali cambiamenti intercorrenti tra un incontro e quello successivo, per valutare la sua  capacità di utilizzare l’esperienza che sta vivendo e per interagire con lui in maniera costruttiva.

Stretta di mano
Stretta di mano

Questi primi incontri con il paziente servono prima di tutto per raccogliere alcuni suoi dati psico-sociali generali (naturale intelligenza, grado di istruzione, età, motivazione, etc.), per valutare i quali non servono certo conversazioni troppo prolungate.

Ma, soprattutto, servono per cogliere le sue potenzialità e per poter escludere quelle psicopatologie ritenute non adatte per un trattamento analitico.

Raccolta delle prime informazioni durante la consultazione psicologica
Raccolta delle prime informazioni durante la consultazione psicologica

LA VOLONTÀ DEL PAZIENTE ALLA CONSULTAZIONE PSICOLOGICA

È importante sottolineare l’importanza della spontanea volontà del paziente nel contattare e nell’incontrare per la prima volta un terapeuta.

Ecco, questa iniziale apertura non è ancora mascherata dal complesso intreccio delle vicende transferali e contro-transferali che nasceranno più avanti.

Si tratta perciò dell’inizio di una peculiare e preziosa apertura alla conoscenza di sé e dell’altro. Infatti, tanto l’analista quanto il paziente dovranno essere in grado di coglierla come genuina espressione di una disponibilità a lavorare insieme e come unica e irripetibile occasione di trasformazione.

Proprio questa disponibilità rappresenta quel contributo essenziale senza il quale non sarebbe possibile cominciare e far progredire una sana relazione terapeutica.

Coppia durante un primo colloquio.
Coppia durante un primo colloquio

Quasi tutti gli autori sono d’accordo sul fatto che la relazione con il paziente, nei suoi aspetti transferali e contro-transferali, comincia al momento della prima telefonata, del primo contatto. Anzi, in certi casi, anche più precocemente. Il viaggio terapeutico, cioè, comincia già prima delle operazioni preliminari.
È quindi sin dalla prima seduta di consultazione psicologica che il terapeuta deve porre attenzione alle dinamiche transferali e contro-transferali per cominciare interpretazioni di transfert.

PERCHÈ I PRIMI COLLOQUI SONO TANTO IMPORTANTI?

I primi colloqui sono importanti perchè possono segnare indelebilmente il futuro della terapia.

Affinché un paziente arrivi a presentarsi al primo colloquio con un terapeuta, è necessario che la sua spinta a conoscersi sia prevalente rispetto alle angosce che l’idea della conoscenza stessa può mettere in movimento.

Ciò che egli sperimenterà nei primi colloqui potrà avere due esiti possibili: o lo aiuterà ad avvicinarsi ulteriormente al progetto di cambiamento o, al contrario, lo spingerà ad allontanarsene, talvolta in maniera difensiva e definitiva.

Questa è pertanto una fase molto delicata, durante la quale risulta vitale che il terapeuta sia capace sin da subito di potenziare nel paziente l’interesse ad approfondire l’esperienza.

Due esiti, due percorsi possibili, dopo i primi colloqui
Due esiti, due percorsi possibili, dopo i primi colloqui

Perchè normalmente le persone si rivolgono ad uno specialista

Una persona, qualunque sia la sua età, spesso si rivolge a uno specialista (psicoterapeuta o psicoanalista) perché sente che qualcosa non va. Qualcosa le causa forse sofferenza o, più semplicemente, sente il desiderio di migliorare la qualità della propria vita e di quella di chi gli sta intorno.

Ma nella maggior parte dei casi il paziente non sa neanche di cosa ha bisogno e ha idee confuse su cosa aspettarsi da una terapia.

Paziente confuso
Paziente confuso

Sappiamo poi che il paziente che giunge alla consultazione ha già elaborato interiormente la ricerca di un contatto. Ma probabilmente in preda a continue oscillazioni tra la tendenza a mantenere un  precedente equilibrio (di norma narcisistico) e l’ipotesi di un cambiamento.

Ecco che le capacità di comprensione e accoglimento dell’analista diventano essenziali, di modo che nel paziente possa essere stimolato il bisogno di mettere in luce la propria verità.

Tuttavia, può accadere anche che il paziente viva l’esperienza come minacciosa e che venga quindi investito dall’urgenza di coprire, di nascondere i propri vissuti.

L'equilibrio e la tranquillità a cui far tendere il paziente
L’equilibrio e la tranquillità a cui far tendere il paziente

CONSULTAZIONE PSICOLOGICA E CONCETTO DI ANALIZZABILITÀ

Dai tempi di Freud ai giorni nostri, la consultazione psicologica ha assunto diverse forme.
I cambiamenti a cui è andato incontro sono collegati, in particolare, all’evoluzione della teoria analitica e al concetto di analizzabilità.

Sono in primo luogo cambiati gli obiettivi della consultazione psicologica.
Essa è diventata uno strumento per capire se un trattamento psicoterapeutico-psicoanalitico è semplicemente possibile, se quindi può dirsi utile a mitigare la sofferenza di un determinato paziente in un dato momento.

La parola è il mezzo; tacere è farsi violenza
La parola è il mezzo; tacere è farsi violenza

Attualmente, nella valutazione dell’analizzabilità di un paziente, accanto agli aspetti diagnostici, ne appaiono in primo piano anche altri. Come quelli legati alla sua personalità profonda, al suo modo di funzionare nelle relazioni interpersonali, alla sua accessibilità, al suo grado di motivazione e al suo desiderio di conoscenza e verità.

Questa opportunità pone l’individuo nella condizione di poter sperimentare in prima istanza l’esperienza analitica e di poterla utilizzare nell’importante momento decisionale che sta vivendo.

Sullo stesso piano, si trovano le capacità e le qualità dell’analista. Egli dovrebbe essere consapevole delle proprie possibilità di lavoro con quel determinato paziente, in virtù della propria analisi pregressa, delle sue competenze e conoscenze, del proprio funzionamento mentale e del suo personale grado di tolleranza al rischio e alla frustrazione.

Paziente e terapeuta si confrontano durante una seduta
Paziente e terapeuta si confrontano durante una seduta

Il cambiamento del concetto di analizzabilità appena delineato rende evidente la difficoltà di poterla stabilire con criteri obiettivi e condivisibili e mostra con chiarezza la possibilità di recuperarla solo attraverso il rapporto con il paziente.

DALL’APPROCCIO MEDICO-PSICHIATRICO A QUELLO PSICODINAMICO

Dobbiamo dare un importante merito ai contributi della Scuola Inglese.
In particolare, agli psicoterapeuti dell’Istituto Tavistock di Londra (Istituzione per la formazione in psicoterapia a orientamento analitico kleiniano e per il lavoro clinico all’interno del Servizio Sanitario Nazionale). È grazie ai loro studi che negli ultimi 40-50 anni abbiamo assistito al passaggio da una consultazione di natura medico-psichiatrica a una consultazione di natura psicodinamica.

In quest’ultima veste psicodinamica, attraverso l’uso dello strumento analitico, l’attenzione della consultazione psicologica è posta sul momento dell’incontro, sulla relazione.
Il tentativo è quello di cogliere gli aspetti di sé che il paziente non conosce, ma per i quali chiede a noi un aiuto per poterli conoscere e che possono offrire una visione più ampia della capacità di iniziare e mantenere rapporti interpersonali.

Terapeuta nell'atto di accogliere i suoi pazienti
Terapeuta nell’atto di accogliere i suoi pazienti

Parafrasando Balint, la consultazione psicologica dovrebbe permettere al paziente di rivelarsi, di venire compreso e di essere quindi aiutato a vedersi sotto una nuova luce.
Il conseguimento di questa iniziale consapevolezza di sé (insight) dovrebbe poi dare luogo allo sviluppo di quella successiva esperienza altamente impressiva che è l’analisi.

Una nuova luce
Una nuova luce

COSA ASPETTARSI DA UNA CONSULTAZIONE PSICOLOGICA?

Per ciò che riguarda la tecnica, non esiste un modo univoco e codificato di condurre la consultazione psicologica. Alcuni autori, però, hanno cercato di definirla in modo abbastanza preciso.
Famosi e assolutamente autorevoli tentativi sono l’intervista psicologica di Bleger e l’intervista strutturata di Kernberg.

Al di là di questo, in sede di prima consultazione psicologica – in quella terra di confine che sta tra le esperienze precedenti, un progetto terapeutico e l’eventuale realizzazione dello stesso – è indispensabile che l’analista si mantenga rigorosamente fedele al proprio modello di riferimento e alla sua formazione.

Il terapeuta deve privilegiare sempre l’ascolto e il contatto con i suoi buoni oggetti interni, ma deve anche essere flessibile. Deve cioè essere capace di modulare il proprio assetto interno ed esterno in riferimento al paziente che si trova di fronte, al suo comportamento, alla sua patologia e alla sua personalità, evitando il più possibile inopportuni irrigidimenti.

Libro con fiori, a simboleggiare i contenuti che devono però non essere applicati dal terapeuta con rigidità
Libro con fiori, a simboleggiare i contenuti che devono però non essere applicati dal terapeuta con rigidità

Questa flessibilità è necessaria nei confronti del paziente, il quale ha compiuto un faticoso lavoro decisionale per arrivare ad affrontare un primo colloquio. Egli dovrà mostrare quelle parti di sé che sente malfunzionanti in un contesto sconosciuto e di fronte a un osservatore di cui sa molto poco. Ecco perchè avrà bisogno di tutta la comprensione, l’empatia e il non giudizio del terapeuta.

Tutto ciò acquista ancora maggior rilievo quando l’incontro avviene con pazienti gravi, oggi giorno sempre più frequenti nell’esperienza di lavoro psicoterapeutico-psicoanalitico.

Essi hanno alle spalle un’esperienza di vita in ambienti primari perlomeno in parte deficitari per quanto riguarda la capacità di contenimento e di risposta empatica. Pertanto, richiedono un’attenzione particolare, un clima affettivo positivo e una certa disponibilità rispetto ai loro bisogni specifici.

COSA ASPETTARSI ALLA FINE DELLA CONSULTAZIONE PSICOLOGICA?

Fin qua, possiamo dire di aver considerato la consultazione psicologica come una sorta di analisi in miniatura, come una parte di lavoro connotata di una sua autonomia e specificità. E come ogni percorso analitico, anche per la consultazione risulta importante porre uguale attenzione a tutte le sue fasi. Abbiamo infatti visto perchè è importante il suo inizio e il suo corretto svolgimento. E la sua conclusione?

L’importanza del momento conclusivo di un colloquio è dato dal fatto che esso rappresenta un momento di vera e propria separazione, durante la quale risulta utile per il terapeuta valutare con attenzione non solo il comportamento del paziente, ma soprattutto il proprio vissuto contro-transferale e il modo in cui congeda il paziente.

Questo perchè le modalità di chiusura possono risultare determinanti, in quanto possono suscitare sentimenti favorevoli oppure contrari a ciò che è stato appena vissuto.

L'abbraccio tra due pazienti alla fine di una seduta
L’abbraccio tra due pazienti alla fine di una seduta

Infatti, qualora il terapeuta lo ritenga opportuno, in virtù di una relazione positivamente instaurata, potrà comunicare nuovi punti di vista al paziente. Il dialogo dovrà avvenire con tatto e cautela.

In questo modo, qualunque sia stato l’esito, la consultazione psicologica avrà offerto al paziente non solo l’esperienza della disponibilità all’ascolto e di un buon contatto affettivo, ma anche di una capacità di pensare insieme.

Questo lavoro comune darà vita a un incontro creativo, perchè frutto di un dialogo co-creato.

Se il terapeuta non svolge bene il suo compito

Al contrario, se il terapeuta è poco attento a decodificare il suo stato d’animo e incapace di tollerare l’ansia del non sapere, del non capire, correrà il rischio di offrire soluzioni collusive, cioè non rispettose dell’impegno e della fatica del paziente. Oppure, rischierà di dare risposte inadeguate o di giungere a conclusioni che poco hanno a che fare con la reale richiesta di aiuto del paziente.

Paziente che lascia la stanza d'analisi
Paziente che lascia la stanza d’analisi

LA RESPONSABILITÀ DEL TERAPEUTA

Il ruolo del terapeuta all’interno di questa relazione è molto importante sotto il profilo della responsabilità.

La consultazione potrà terminare in diversi modi: con una proposta di trattamento a lungo termine, con l’invio presso un altro collega o con una ben poco proficua interruzione della relazione terapeutica.

L’importante sarebbe però che il paziente potesse portarsi con sé la speranza di un cambiamento rispetto al passato. La speranza cioè di poter trovare uno spazio dove stare, dove essere ascoltato e dove acquisire una diversa capacità di essere in contatto con se stesso.

consultazione psicologica

LA CONSULTAZIONE PSICOLOGICA OGGI

Collocata in questa luce, la consultazione rappresenta quindi un’esperienza emotiva significativa.
Essa può essere considerata a buon diritto non solo un’indagine meramente diagnostica, ma anche un vero e proprio intervento psicoterapeutico concentrato nel tempo e già di per se stesso possibile portatore di importanti cambiamenti.

Dottoressa Elena Tsoutsis

consultazione psicolgica

Suggerimenti di lettura in relazione all’articolo sulla consultazione psicologica

Se ti è piaciuto questo articolo ti suggerisco di dare un’occhiata ad altri articoli che ho scritto per la rivista di Gnōthi.

Ne ho scrittuo uno sui Simboli psicologici nel cinema d’Essai, uno sull’Amicizia in Psicologia e uno sulla Prospettiva di Ferenczi e Winnicot sul trauma infantile

Bibliografia

About Elena Tsoutsis

Sono nata nel febbraio del '96, mi chiamo Elena Tsoutsis e in me c'è un miscuglio di sangue greco e italiano.
Sono una Psicologa Clinica e Dinamica, laureata all'Università di Firenze.
Fin da piccola, soprattutto grazie agli incoraggiamenti di mia madre, coltivo interessi artistici, quali la pittura, il teatro, la danza e la lettura di romanzi e poesie. Ora no, non dipingo più, a teatro continuo ad andarci da spettatrice, ma molti anni sono stata una ballerina di danza classica e questo mi ha permesso anche di avvicinarmi allo studio del pianoforte; più avanti iniziai anche lo studio del basso elettrico. La mia passione per la lettura, invece, mai ha vacillato e mi ha spinta a comprare più libri di quanto la mia stanza (prima) e la mia casa (ora) possa contenerne.
Questa passione è poi sfociata in un intenso amore per lo studio, di cui trovo grande esempio in mio padre. Le mie preferenze si indirizzano sempre più verso la saggistica inerente alla Psicologia e alla Psicoanalisi. È in quegli stessi anni che mi imbatto nei libri di C. G. Jung: per me una folgorazione; il primo autore che mi regalava una visione privilegiata sulla realtà! Sulla base di ciò oggi, finalmente, frequento la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Analitica Post Universitaria - AION - di Bologna.
Inoltre, i miei interessi per la musica, la danza e la Psicologia del Profondo hanno potuto fortunatamente confluire nel percorso di formazione quadriennale presso il Centro Studi Danza di Firenze, in cui mi sono diplomata come DanzaMovimento-Terapeuta.
Oltre ai molti libri, colleziono molti cd dei più svariati generi e altrettanti dvd di film d'essai.
Non essendomi mai trovata troppo a mio agio in questa società 'inquinata' (sia in senso letterale che metaforico) - che mi vorrebbe meno malinconica, meno introversa e meno sensibile, ma al contrario più conformata - ho sempre cercato nella scrittura un'opportunità per respirare e affacciarmi sul mondo; opportunità che ora trova anche una nuova via di espressione grazie a Gnōthi Seautón!

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