La difficoltà del mettere in discussione le proprie idee nel Mito della caverna di Platone

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Allargare il proprio orizzonte di pensiero può essere difficile,
ma rimanere ancorati solo al proprio cerchio di opinioni spesso impedisce la visuale di un panorama mozzafiato.

Mettersi in discussione è difficile, abbandonare le proprie convinzioni in favore di altre argomentazioni anche. Quanto spesso vi è capitato di parlare con un amico che proprio non voleva saperne di provare a seguire un vostro ragionamento, in quanto diverso dal suo punto di vista?

Spesso capita che alcune persone rifiutino totalmente di ascoltare una campana diversa dalla propria, chi per inerzia, chi per paura, chi perché non vuole abbandonare il conforto del proprio circoscritto orticello di idee.

Indovinate un po’ chi, con un celebre mito/metafora conosciuto, anche se solo di nome, un po’ da tutti, affrontò proprio questo argomento? Proprio lui: Platone, nel famoso “mito della caverna”!

Il mito narra la storia di alcuni uomini che sono bloccati e legati in una caverna, dando le spalle all’entrata, e dietro di loro c’è un grande fuoco. Gli uomini non si possono girare, e tutto ciò che vedono “del mondo esterno” non sono altro che le ombre di esso, proiettate dal fuoco sul muro di fronte a loro. Uno di questi uomini riesce a liberarsi, inizialmente viene abbagliato dalla luce del fuoco, ma poi si rende conto di tutto: capisce che fuori c’è “un mondo” e che loro ne vedevano soltanto una parte attraverso ombre distorte. Platone però è certo che se quest’uomo provasse a convincere di tutto questo i compagni “ciechi”, nessuno gli crederebbe, e tutti lo considererebbero un bugiardo e un impostore.

Con questa allegoria Platone vuole mostrare agli uomini che il vero saggio, il filosofo, è colui che riesce a guardare in faccia la verità, per quanto essa inizialmente possa fare male ed accecare. Le ombre sul muro non sono altro che “opinioni”, e gli uomini imprigionati e scettici sono proprio coloro a cui alludevo all’inizio dell’articolo.

 

Dottoressa Olga Serantoni