La libertà dentro le mura di una okiya

“Mia madre diceva che ero come l’acqua: l’acqua si scava la strada attraverso la pietra e, quando è intrappolata, l’acqua si crea un nuovo varco”

Cos’è la libertà e come può una persona sentirsi libera?

Ad esempio: la libertà di scelta di una persona è legata al livello di consapevolezza che essa ha della propria scelta. Questo può essere valido per una persona adulta, ma quando si tratta di un bambino? Come può egli sentirsi libero e dunque consapevole di scegliere?

In merito a questo tema, vorrei riflettere con voi su un aspetto, spesso trascurato, che fa parte della storia di una delle antiche figure orientali più conosciute a livello mondiale: la geisha (geiko). Con la nascita della figura della geisha (VII secolo) si diffuse l’abitudine, da parte delle famiglie più povere, di lasciare le figlie femmine alle cure delle madri geisha.

Le “orfane” si trasferivano così sin da molto piccole nelle okiya (case delle geishe) dove iniziavano il loro lungo apprendistato; venivano istruite a livello culturale e venivano loro insegnate l’arte della danza, del canto e della musica attraverso una rigida disciplina che le portava a diventare delle raffinatissime esperte nell’arte dell’intrattenimento.

Queste “Figlie dell’Arte” conducevano dunque una vita confinata nelle mura della loro okiya e delle sale del tè dove si recavano per esibirsi. Allo stesso tempo le geishe erano donne resilienti che, salvate e liberate dalla loro condizione di grande povertà per essere cresciute in luoghi protetti, avevano modo di sviluppare il loro potenziale artistico e culturale, cosa del tutto inusuale per le donne giapponesi del tempo, che invece erano solite vivere in casa, all’ombra degli uomini, prive della loro indipendenza e autonomia.

Alla luce di tutto ciò, secondo voi, può essere definita “libertà” la condizione di riscatto in cui la maggior parte delle geishe viveva un tempo?

 

Dottoressa Giulia Anastasio