La tecnologia e la mancanza di corporeità nelle relazioni

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“Diventiamo consapevoli di noi stessi attraverso il nostro corpo e le nostre emozioni. Siamo consapevoli del mondo attraverso i sensi.” Fritz Perls

Per la prima volta nella storia il numero di persone con cui entriamo in contatto ogni giorno attraverso comunicazioni digitali è superiore a quelle con cui ci relazioniamo faccia a faccia. In che modo quindi questo cambiamento epocale sta modificando il nostro modo di stare nella relazione?

La modalità con cui noi pensiamo, sentiamo e ci comportiamo quando entriamo a contatto con le figure per noi attualmente più significative fa riferimento ad uno stile relazionale che abbiamo appreso durante la nostra infanzia.

Ciò che si va sempre più confermando è il ruolo centrale dei segnali corporei attraverso i quali il bambino e le sue figure di riferimento comunicano: attraverso il contatto, lo sguardo, le espressioni facciali e la distanza interpersonale il bambino impara a vivere nella relazione.

Ma in una società dove la comunicazione avviene per gran parte del tempo in una dimensione virtuale, la corporeità viene eliminata favorendo il cosiddetto “analfabetismo emotivo”.

Vi è sempre una maggiore incapacità dell’individuo di comprendere le emozioni proprie e altrui, di esserne consapevole e quindi di sviluppare una sana gestione di queste. Il nesso tra lo sviluppo di un individuo e le sue relazioni sociali è inscindibile e le relazioni a loro volta rappresentano la cultura in cui sono immerse.

La possibilità di rimanere virtualmente connessi tra di noi la considero una risorsa ma per sviluppare una sana crescita emotiva abbiamo bisogno del contatto, dello scontro, abbiamo bisogno di settare i nostri confini nella relazione… Cerchiamo di non dimenticarcelo, soprattutto in questo momento.

 

Dottoressa Psicologa Martina Di Dio