La Terapia Cognitivo-Comportamentale: un approccio con duplice origine

Tempo di lettura: 2'

La psicoterapia ha luogo là dove si sovrappongono due aree di gioco, quella del paziente e quella del terapeuta. La psicoterapia ha a che fare con due persone che giocano insieme. Il corollario di ciò è che quando il gioco non è possibile, allora il lavoro svolto dal terapeuta ha come fine di portare il paziente da uno stato in cui non è capace di giocare a uno stato in cui ne è capace. (D. Winnicott)

Come suggerisce il nome stesso Terapia Cognitivo-Comportamentale, tale approccio ha una duplice origine: il cognitivismo e il comportamentismo. Tuttavia, nel nome dato a questa psicoterapia non viene data ragione al terzo aspetto fondante, ossia le emozioni.

Anch’esse sono strettamente interconnesse a cognizioni e comportamenti e la loro regolazione risulta fondamentale per il lavoro del clinico.

La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC), o inglese Cognitive Behavioral Theraphy (CBT), nasce negli Stati Uniti intorno agli anni Sessanta grazie ad Aaron T. Beck e Albert Ellis. Ad oggi è un approccio molto diffuso ed è considerato un trattamento valido ed efficace dal punto di vista scientifico grazie alle numerose ricerche empiriche presenti nella letteratura.

In generale, alla base della TCC vi è il principio secondo cui pensieri, emozioni e comportamenti sono tra loro indissolubilmente legati: il modo in cui interpretiamo e “leggiamo” le esperienze influenza le emozioni che proviamo e i comportamenti che mettiamo in atto.

Questo spiega, per esempio, perché persone diverse vivono in modo differente esperienze molto simili se non addirittura identiche. Non sono, quindi, le esperienze in sé a definire la nostra sofferenza, bensì il giudizio che ne diamo e questo può provocare un loop di pensieri catastrofici, emozioni negative e comportamenti maladattivi.

Lo scopo della TCC è quello di individuare questi malesseri e di modificarli. In altre parole, attraverso la trasformazione e la gestione di certe modalità di pensiero disfunzionali (come i bias cognitivi, gli schemi rigidi di ragionamento, ecc.) si può determinare la riduzione delle emozioni e dei comportamenti negativi.

Nel prossimo articolo di #psicoterapieaconfronto vi parlerò di come si struttura questa terapia e del perché funziona davvero! Restate connessi!

 

Dottoressa Veronica Caroccia