L’amore è eterno finché… non si trasforma! Le fasi evolutive della coppia

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Le fasi evolutive della coppia sono per tutti pressochè le stesse, se non che ogni coppia le vive con un ordine, con tempi e con intensità unici e irripetibili.

Guardiamo insieme quali sono queste fasi e come si alternano a seconda della capacità o meno di una coppia di resistere e adattarsi reciprocamente.

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Le fasi evolutive della coppia

Partiamo dal presupposto che l’amore, inteso come amore romantico, non è destinato ad essere eterno e se scrivo questo non è perché sono una cinica cresciuta a pane e Woody Allen, ma perché l’amore è destinato a trasformarsi. Difatti, la coppia, come ogni sistema vivo, nasce, cresce e si trasforma attraversando varie fasi evolutive. 

Nel corso di questa evoluzione si possono individuare tre fasi che saranno percorse da ogni coppia. Queste tre fasi hanno modalità e tempi ad essa peculiari essendo formata da due individui e in quanto tali unici. 

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Le fasi evolutive della coppia – prima fase: l’ idealizzazione (composta da due sotto-fasi)

L’ infatuazione 

Anche conosciuta come la fase delle farfalline allo stomaco. L’attrazione fisica è predominante e tutto sembra essere perfetto.

No, non è magia, ma chimica. Difatti gli ormoni coinvolti in questa fase sono gli estrogeni e il testosterone che sono alla base del desiderio sessuale.

Inoltre, entrano in gioco neurotrasmettitori come la dopamina, la noradrenalina e la feniletilamina, i quali attivano il circuito della ricompensa. Questo meccanismo, consiste nel portarci a ripetere quello che in noi produce sensazioni di benessere, consentendoci così di apprendere quali sono le esperienze considerate piacevoli. Quindi, quando siamo di fronte a qualcuno che ci attrae i livelli di dopamina e noradrenalina aumentano, donandoci una piacevole sensazione di euforia che ci porterà a voler rivivere quell’esperienza. 

In questa fase tendiamo a mostrare il meglio di noi stessi all’altro ed a nascondere invece i nostri difetti e le nostre vulnerabilità, esattamente come un pavone che allarga la coda; l’altro ci sembra perfetto, si cerca di capirne i gusti e i desideri per poterli soddisfare; enfatizziamo ed esaltiamo le caratteristiche e le passioni in comune.

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L’ innamoramento 

È il momento in cui si approfondisce la conoscenza. Ci fidiamo dell’altro e questo ci porta a raccontarci per quello che siamo, a mostrare le nostre vulnerabilità e a parlare del nostro passato. 

In questa fase tendiamo a confondere la persona reale con la sua immagine idealizzata. Essendo altamente motivati a mantenere viva quest’immagine illusoria cerchiamo di adattare il nostro partner a quest’ultima.

È come se volessimo incastrare un tassello di legno a forma pentagonale in una fessura a forma di stella. Vero che condividono cinque angoli, ma è altrettanto vero che la stella ha il doppio dei lati. 

L’amore è rivolto verso le sensazioni fisiche, emotive e sessuali che l’altro ci fa provare, siamo innamorati più di come stiamo insieme all’altro che dell’altro in sé.  

Le fasi evolutive della coppia – seconda fase: la disillusione 

In questa fase si inizia a vedere l’altro per ciò che è realmente, con le sue debolezze e i suoi difetti. Si evidenziano le aspettative mancate, l’immagine perfetta che ci eravamo costruiti piano piano si dissolve.

Di fronte a questa disillussione possono manifestarsi dei comportamenti che ostacolano la crescita della relazione.

Incolpare l’altro di essere cambiato:

“non sei più quello/a di prima!”

È la frase di allarme per eccellenza. Se non si è consapevoli che quello/a di prima era frutto di una nostra proiezione sull’altro, possono emergere incomprensioni e sentimenti di abbandono connessi alla paura che l’amore non sia più corrisposto.

Fondamentale imparare a comprendere e rispettare gli spazi dell’altro, non assumendo comportamenti di controllo o di gelosia. Una relazione per essere equilibrata deve contenere sia una dimensione individuale che una di coppia. Un dialogo aperto e sincero è un buon ingrediente che consente di capire i bisogni dell’altro e di esprimere i nostri. Questo accade sè e solo sè siamo disposti a metterci in discussione e ad essere flessibili per trovare un punto di incontro. 

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Voler cambiare l’altro

Questo accade affinché l’altro si accosti al meglio con l’immagine del partner che avevamo idealizzato. Spesso si provano sentimenti di rabbia e delusione, i quali innescano un atteggiamento di critiche poco costruttive e tanti indici puntati.

Una volta constatato che l’altro non corrisponde perfettamente all’immagine che ci eravamo costruiti, è inutile incaponirsi in preda a deliri di onnipotenza nel voler o credere di poter cambiare l’altro. È una battaglia persa in partenza.

Se, invece, si riesce ad accettare l’altro com’è ed ad accettare le reciproche differenze, il premio sarà un biglietto per la fase successiva. L’affetto e la complicità createsi tra i partner, permetterà di ironizzare sui punti deboli senza criticarli, ridendo insieme delle differenze imparando a vederle come risorse e non come limiti. 

Questo per la coppia è un momento decisivo. Se il sistema si irrigidisce in un circolo vizioso di reciproche recriminazioni, la coppia rischia di scoppiare. Al contrario, se i conflitti verranno affrontati in maniera costruttiva, si passerà alla terza fase

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Le fasi evolutive della coppia – La terza fase: l’accettazione

Se nella prima fase sono predominanti livelli di testosterone, estrogeno, dopamina, noradrenalina e feniletilamina, in questa fase aumenta la produzione di ossitocina e vasopressina, il ruolo di questi ormoni ha una specificità di genere. Il primo media i comportamenti nelle femmine, mentre il secondo nei maschi.

I modelli animali

Nei modelli animali è stata evidenziata l’importanza di ossitocina e vasopressina nel regolare i circuiti nervosi che guidano alcuni comportamenti di coppia.

Le arvicole si sono dimostrate un eccellente modello, sono state confrontate due specie: le arvicole di prateria, monogame e le arvicole di montagna che al contrario non formano legami sociali.

Le prime formano legami dopo l’accoppiamento che determina il rilascio di ossitocina e vasopressina che sembrano pertanto coinvolte nella formazione di legami duraturi dopo l’accoppiamento. A supporto di questo, se prima dell’accoppiamento vengono somministrati antagonisti di vasopressina e ossitocina si inibisce la comparsa di legami stabili e lo sviluppo della preferenza al partner.

Tra le due specie di arvicola non sono state rivelate differenze nell’espressione dei neuropeptidi, ma sono state riscontrate differenze nella distribuzione regionale dei recettori di ossitocina e vasopressina.

Nelle arvicole monogame sono presenti elevati livelli di recettori nel nucleus accumbens e nella corteccia prelimbica e nel pallido ventrale, aree associate ai meccanismi di rinforzo e condizionamento, al contrario, le arvicole di montagna presentano pochi recettori in queste aree

Un meccanismo simile a quello umano

Come nelle arvicole anche nell’uomo, ossitocina e vasopressina stimolano sentimenti di tenerezza e fedeltà nei confronti del partner, contribuendo al mantenimento di una relazione stabile. Sembrano, quindi, avere un ruolo centrale nel potenziare l’attaccamento della coppia, rinforzando la memoria dei ricordi emotivi connotati positivamente

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L’accettazione dell’altro

Questa fase, come suggerisce il nome, è raggiunta quando si accetta integralmente l’altro, difetti compresi, si ama per quello che è e non per come ci fa sentire. Il bisogno di simbiosi cercato nella prima fase scompare, lasciando il posto all’individualizzazione, vi è una maggiore ricerca di spazi individuali che sono vicendevolmente rispettati. Si esprime se stessi e la propria individualità senza la paura di essere vulnerabili di fronte all’altro e senza la paura di esporre la relazione a potenziali minacce, ci sentiamo sicuri di noi, dell’altro e della relazione creata. 

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Conclusione all’articolo

In conclusione, la coppia, come ogni sistema vivo per crescere ha bisogno di vari nutrienti.

Immaginate la  coppia come una pianta, una volta trovato il terreno fertile formato da attrazione, affinità, complicità, intimità ed affetto, per crescere avrà bisogno di impegno e cura e di tanto in tanto avrà bisogno di un nuovo vaso che le consenta di adattarsi ai cambiamenti della sua evoluzione.

Dottoressa Irene Viti, Psicologa

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About Irene Viti

Mi presento! Sono Irene Viti, psicologa libero professionista.
Lavoro come psicologa a Firenze, occupandomi principalmente di individui, coppie e famiglie presso il mio studio (Via Bonifacio Lupi 14 c/o StudioIn Firenze).
Da anni, inoltre, mi occupo di GCA (Gravi Cerebrolesioni Acquisite), lavorando con persone che in seguito ad una lesione cerebrale hanno riscontrato difficoltà nelle funzioni cognitive ed esecutive.

Il mio approccio
L'approccio sistemico relazionale parte dal presupposto che l'essere umano, in quanto essere sociale, non sia un'entità a sé stante, ma sia il centro di un'infinita rete di rapporti e che in essi sia attivamente immerso. L'individuo è quindi parte integrante di un sistema ampio, di una rete di relazioni che si intersecano e che a vicenda si influenzano.

L'approccio sistemico relazionale lavora nel qui ed ora, tenendo sempre uno sguardo rivolto alla storia familiare e ai modelli che possono aver influenzato il contesto di riferimento. Tale approccio si fonda sull'analisi delle dinamiche relazionali e della comunicazione all'interno di esse, proprio per questo è particolarmente indicato per le terapie familiari e di coppia, ciò però non significa che non sia indicato per affrontare una terapia individuale, anche se l'individuo entra da solo nella stanza egli porta con sé tutte le sue relazioni significative che hanno caratterizzato e caratterizzano la sua esperienza nel passato e nel presente.

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