L’uomo nasce buono o cattivo? Locke e Hobbes a confronto sullo stato di natura

Tito Maccio Plauto, nella sua locuzione (latina) Homo Homini Lupus, letteralmente «l’uomo è un lupo per l’uomo», alla domanda “nasciamo buoni o cattivi?” sembra rispondere la seconda.

Nello stato di natura, cioè uno stato in cui non esista alcuna legge, ciascun individuo, mosso dal suo più intimo istinto, cercherebbe quindi di danneggiare gli altri e di eliminare chiunque sia di ostacolo al soddisfacimento dei propri desideri.

Vedi un bambino che porge genuinamente un lecca lecca ad uno sconosciuto; nello stesso momento, da qualche altra parte, un altro bimbo si atteggia da bullo nei confronti di un suo simile.

Osservare tali comportamenti porta la maggiore a interrogarsi sullo stato di natura dell’uomo:

Nasciamo buoni o cattivi?

Lo stesso interrogativo che circa 400 anni fa, tra il XVI e XVII secolo, si posero due colossi della filosofia occidentale, Thomas Hobbes e John Locke, seppur i due giunsero a conclusioni speculari.

In breve, per il primo l’uomo nasce egoista, per il secondo, libero, eguale e in pace.

Se pensiamo a Thomas Hobbes le prime cosa che ci saltano in mente saranno con certezza l’aforisma, “Homo Homini Lupus”, seppur non da lui coniato ma ripreso da precedenti latini; piuttosto che l’illustrazione del Leviatano, mostro che fa da sfondo al frontespizio dell’opera somma del filosofo.

nasciamo buoni o cattivi? L’uomo nasce egoista

Per arrivare alla conclusione di un uomo che nasce egoista, Hobbes parte da uno dei pochi punti di contatto con il filosofo successivo: la critica all’innatismo.

Nessun principio è presente nella mente umana, se prima non si è passati attraverso le facoltà naturali.

In altre parole, la ragione non ci appartiene fin dalla nascita, la conoscenza si acquisisce tramite l’interazione tra soggetto e oggetto, tramite un movimento quindi.

Anche le passioni sono dettate da movimenti: veniamo attratti da ciò che ci piace e respingiamo ciò verso cui nutriamo avversione.

Homo homini lupus

Ecco perché l’uomo è un lupo per l’uomo, nel senso che, disconoscendo la proprietà privata e gli averi altrui, tende ad utilizzare la forza per prevalere e accaparrarsi ciò che vuole.

Ma ogni cosa non può essere di tutti, anche quando tutti cercano di ottenerla. Ne consegue un senso di paura, insicurezza e lotta continua.

La ragione allora interviene di fronte alla paura della morte e della conservazione del principio vitale. Ma c’è bisogno anche di un essere supremo.

La forma di governo ideale per Hobbes è la monarchia assoluta, in cui il sovrano non è soggetto alla legge, in quanto il contratto stipulato è unilaterale. Questo contratto non può essere sciolto dai sudditi, che tra l’altro, per Hobbes, hanno poca libertà di decisione.

Il monarca non è un tiranno perché non può decidere sulla vita o sulla sicurezza dei suoi sudditi.

Nasciamo buoni o cattivi? Il punto di vista di Locke

John Locke nasce qualche tempo dopo, in un periodo turbolento della storia inglese.

La guerra civile, la restaurazione della monarchia degli Stuart e la monarchia costituzionale di Guglielmo D’Orange costituiranno i venti che faranno muovere le vele della filosofia lockiana.

Senza questi probabilmente Locke non sarebbe stato definito il padre del liberalismo.

Infatti con tale concetto, esposto già nel primo trattato sul governo, il filosofo aveva lasciato intendere lo stato di natura dell’uomo.

Ma solo nel suo secondo trattato emerge con forza la teoria di un uomo che obbedisce alla sola legge di natura, che impone allo stesso di non arrecare danni al prossimo nella sua persona, nella sua libertà e nei suoi averi.

L’uomo è come sbocciato in una sorta di Eden in cui vigono i soli principi di pace, uguaglianza e libertà.

Allora perché l’uomo moderno non è un fiore di questo idillio?

La creazione di una società civilizzata viene giustificata dalla necessità di un essere che giudichi imparzialmente e che faccia applicare le leggi.

Vale a dire di un sovrano che stipuli un contratto di tutela con la comunità, sottoposto lui stesso alla legge, impotente nella violazione dei diritti civili, attento alla degenerazione in tiranno.

Il concetto di liberalismo e stato di natura hanno certamente rivoluzionato la politica e l’antropologia del tempo.

Tuttavia, non esistendo una filosofia giusta e una sbagliata ma solo teorie possibili che si adattano ai tempi, ognuno con le proprie facoltà di giudizio concluderà se l’uomo nasce buono o cattivo, libero o soggetto al controllo altrui.

Miriam Ortoleva, studentessa di Lettere e Filosofia

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