Mindful eating: prendere consapevolezza di cosa, come, quando e perché mangiamo

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La Mindful Eating è la pratica che aiuta la persona a porsi domande volte ad acquisire consapevolezza del proprio atteggiamento alimentare

Quanti di noi mangiano facendo altre attività come leggere il giornale?

Oppure con il telefono accanto al piatto pronti ad afferrarlo al primo messaggio ricevuto?

Quanti guardano la televisione?

Insomma, quanti fanno qualsiasi altra cosa distolga l’attenzione dall’atto del mangiare?

Quante volte avete ingerito qualcosa senza esserne realmente consapevoli (per esempio le patatine durante un aperitivo)?

Mindful Eating: farsi le domande giuste

Purtroppo tendiamo a considerare il momento del pasto come se fosse tempo vuoto, da dover riempire con altro, come se non fosse un’esperienza abbastanza appagante di per sé.

Presi dalla frenesia delle proprie vite, delle proprie attività lavorative e dai pensieri e preoccupazioni ad esse collegati, il mangiare diventa un gesto automatico, veloce, distratto e lontano dalla consapevolezza riguardo a quando e quanto il corpo abbia bisogno di ricevere quel cibo.

Questa poca attenzione a quanto, come e quando mangiamo, può portare ad un’ingestione di cibo maggiore rispetto a quella richiesta dal corpo con conseguente sensazioni di pienezza e gonfiore e, a lungo termine, ad un aumento di peso.

Vi siete mai fatti domande del tipo:

  • “Perché voglio mangiare della cioccolata?”
  • “Ho fame? Forse sono solo stanca?”
  • “Sono triste e ho bisogno di essere coccolata?”
  • “Me la merito perché è stata una giornata impegnativa? Mi calma?”

Oppure

  • “Perché smetto di mangiare quando smetto?”
  • “Perché ho finito ciò che avevo nel piatto?”

oppure

  • “Perché non ho più fame?”
  • “Perché qualcuno mi dice che dovrei smettere?” “Smetto forse perché sono di fretta?”
  • “Perché continuo a mangiare?”
  • “Perché ho ancora fame o perché sono annoiata? Forse perché sono a tavola con amici e chiacchierando è bello continuare a spelluzzicare?”
  • “Perché non voglio sprecare il cibo avanzato? O forse per curiosità quando ad un buffet si vuole assaggiare tutto?”
  • “Perché sono vorace?”
  • “Perché ho molta fame o perché ho fretta? O forse solo perché sono abituata così e non ho mai sentito il bisogno di mangiar più lentamente? O magari perché per me il pasto è solo un momento per espletare una necessità ma non mi interessa godermelo”

Cosa si intende per Mindful eating?

Con Mindful Eating si intende la pratica che aiuta a porsi e a rispondere a queste domande, senza ritenere una risposta giusta e le altre sbagliate.

Ogni risposta può andar bene.

In altri termini questa pratica aiuta a scegliere, preparare e consumare con consapevolezza ciò che mangiamo, utilizzando tutti i sensi per essere completamente presenti quando assaporiamo un alimento:

osservare, annusare, toccare, ascoltare, gustare, tutti e cinque i sensi collaborano all’esperienza del mangiare.

Mindfulness e Mindful eating

Alla base di tutto c’è la Mindfulness, una pratica meditativa che aiuta a raggiungere un’attenzione calma e focalizzata che permette di sintonizzarci al qui e ora.

La Mindfulness può essere applicata a qualsiasi momento o ambito quotidiano.

Nel caso della mindfulness legata al cibo lo scopo è far sviluppare al corpo la abilità di segnalare quando e quanto mangiare, mandando chiari segnali di fame e sazietà.

Tutto questo minimizzando le reazioni impulsive di fronte al cibo e ammorbidendo il giudizio che continuamente rivogliamo a noi stessi.

La Mindful Eating chiede infatti di non giudicare il tuo cibo e le tue azioni, di non etichettarle come giuste o sbagliate ma semplicemente porre attenzione all’eventuale presenza di

  • emozioni disturbanti
  • pensieri giudicanti
  • sensazioni piacevoli e/o spiacevoli

in modo da riorientare l’attenzione a questa esperienza alimentare, in questo momento.

Se per esempio ci si rende conto di aver mangiato troppo, criticarsi e mortificarsi dopo è assolutamente controproducente, ormai è andata.

Il Mindful Eating insegna ad osservare questo fenomeno, a percepire la sensazione di eccessiva pienezza che ne deriva e, acquisirne consapevolezza.

In quanto si apprendono le tecniche della Mindful Eating?

Tutto ciò, con pazienza e tanta pratica meditativa.

Questo farà sì che le volte dopo si avranno gli strumenti per fermarsi prima di sentirsi strapieni o per scegliere di continuare a mangiare ma senza lasciare che quest’azione sia fuori dal nostro controllo.

Sarò consapevole che il mio continuare a mangiare è promosso dalla noia/tristezza/curiosità; avendo questa giustificazione non ci sarà motivo di sentirsi colpevoli.

L’effetto collaterale di mangiare con consapevolezza sarà un aumento della propria libertà di fronte al cibo.

Non solo! Porterà anche a non farsi spaventare da determinati alimenti considerati “cattivi” e imparare a godersi di più ogni pietanza e bevanda.

Il tutto rendendo il momento del pasto un’esperienza meravigliosa.

Gli Errori educativi (gravi) radicati nella nostra cultura

Uno dei grossissimi problemi della società occidentale moderna è l’obesità, molto diffusa anche tra i più piccoli.

Il Mindful Eating potrebbe rappresentare una soluzione, visto che, soprattutto in età infantile, le diete e la privazione di alcuni alimenti appetitosi ma poco sani possono provocare con l’avanzare dell’età disturbi del comportamento alimentare.

Alcuni esperimenti hanno dimostrato che, lasciando i bambini di età inferiore a 3 anni difronte a del cibo ad libitum, essi sanno regolarsi sia in quanto a calorie che in quanto a equilibrio fra nutrienti, dimostrando di avere una “saggezza interiore innata”.

La famiglia rappresenta il modello di apprendimento per antonomasia per i bambini ed è proprio lì che spesso vengono commessi degli errori che avranno poi delle ripercussioni sul loro comportamento alimentare.

Obbligarli a finire il cibo che hanno nel piatto nonostante affermino di essere sazi.

Forzarli a mangiare determinati alimenti che dichiarano non apprezzare.

Distrarli con la televisione durante il momento del pasto e così via.

Tutto questo fa sì che i bambini perdano la loro “saggezza interiore” e che si entri nel vortice dello squilibrio.

È importantissimo che i bambini vengano lasciati liberi di esplorare attentamente i vari tipi di cibo, e che imparino ad annusare, toccare, vedere, assaporare, per imparare a scegliere ciò che il corpo richiede.

Cucinare a te stesso come al prossimo tuo

Volersi bene è una tappa fondamentale per ritrovare l’armonia e questo vale anche in ambito alimentare.

Cucinare è un gesto d’amore che emerge soprattutto quando si prepara qualcosa per la famiglia o per dei cari amici.

Si cerca di portare in tavola piatti buoni, genuini, nutrizionalmente equilibrati e ci teniamo che l’atmosfera sia distesa e rilassata.

Ecco, bisognerebbe prendersi cura di noi stessi esattamente come facciamo con le persone che amiamo, ci meritiamo le stesse attenzioni e lo stesso amore che offriamo a loro.

Se amo me stessa, starò attenta al cibo che introduco nel mio corpo visto che una volta assunto, costituisce la materia del mio corpo e contribuisce al mio equilibrio psicologico.

Oltre che dal punto di vista del benessere personale il Mindful Eating è anche una forma di consapevolezza e di cura nei confronti dell’ambiente.

Possiamo scegliere di preservare l’integrità delle risorse del pianeta e di rispettare le persone che contribuiscono a portare in tavola il nostro cibo, decidendo, ad ogni acquisto di optare per le alternative più etiche ed ecosostenibili.

Alimenti coltivati e/o prodotti nelle vicinanze, modalità di produzione rispettose degli esseri umani, del pianeta e degli animali.

Questa scelta ci sprona ad essere curiosi e ad avere spirito critico.

Mindful Eating: cominciamo da un piccolo esercizio

Un esercizio divertente è quello di provare, durante un pasto, ad immaginare la filiera produttiva dell’alimento che ho davanti.

Se è un pomodoro, provare a immaginarsi la pianta che l’ha generato, la terra e il campo nel quale è cresciuto, la persona che l’ha seminato e annaffiato, il sole, il vento e la pioggia che l’hanno sfiorato, chi l’ha colto, il percorso che ha fatto dal campo al negozio…e così via per tutte le pietanze che ho nel piatto.

Vi renderete conto che per molti alimenti è facile.

Per altri molto molto meno.

Di alcuni forse non riuscirete neanche a immaginare la pianta da cui derivano.

Questo può essere un modo per scoprire qualcosa di nuovo su ciò che ci riguarda tutti i giorni: il cibo.

L’obiettivo è dunque riuscire ad amare sé stessi, a volere il meglio per sé stessi e a svincolare il legame stretto che c’è fra il cibo e le emozioni.

Acquisire consapevolezza è un percorso lento e difficile che necessita di molta pratica ma ne vale assolutamente la pena.

Se siete interessati all’argomento, per iniziare ci sono podcast e libri validi che introducono a questa pratica con esercizi guidati.

Dottoressa Nora de Bonfioli Cavalcabò

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