Modernizzazione della famiglia e rivoluzione di genere in stallo: analisi sociologica dei 4 modelli risolutivi dell’individuo nella società moderna cosmopolita e capitalista

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Secondo la sociologa americana Arlie Russell Hochschild, la rivoluzione di genere degli ultimi anni sta subendo una fase di stallo a causa di un processo non ancora completato di modernizzazione delle famiglie e una mancanza di preparazione a questo processo da parte dei governi e delle istituzioni.

Analizziamo il tutto in questo e ultimo articolo tratto dal libro “Per amore o per denaro – La commercializzazione della vita intima” scritto nel 2006 dalla sociologa Arlie Russell Hochschild.

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Rivoluzione di genere in stallo: Capitalismo e individualismo come cause principali

Le politiche aziendali per la famiglia non fanno altro che disegnare la geografa dei sentimenti fra il lavoro e la casa, tracciando e ritracciando i confini fra il profano e il sacro. 

L’odierna accelerazione dei ritmi di vita al lavoro e in famiglia è dovuta negli USA, secondo la Hochschild, a tre fattori:

  • numero crescente di madri impegnate in un’occupazione fuori casa;
  • orari più lunghi;
  • scarsa fessibilità di tempo di molte professioni. 

Il lavoratore del terzo millennio mette in atto comportamenti relativi a 4 tipici atteggiamenti/modi di pensare per sopperire al vincolo temporale che richiede il lavoro oggigiorno.

  • moderno freddo: l’accettazione dei ritmi è diventata normale, anzi è di moda. Avere meno tempo per stare a casa non “marginalizza” la vita di famiglia, ma la rende diversa, magari migliore. La soluzione al problema della razionalizzazione del lavoro consiste nella razionalizzazione della vita domestica
  • tradizionale: aspira al ritorno definitivo delle donne alla famiglia.
  • quasi tradizionale: accetta un ruolo secondario e un percorso di carriera subalterno per le mamme sul lavoro.
  • moderno caldo: vede l’accelerazione dei ritmi di vita come un problema, ma crede anche all’ideale della parità, sul lavoro e in casa e auspica politiche aziendali per la famiglia (es. flessibilità di tempo e luogo e part-time per lunghi periodi o permanente job-sharing settimana lavorativa compressa e congedo di maternità e paternità retribuito e valutazione degli impegni familiari nell’assegnazione dei turni di lavoro e nelle richieste di straordinario). 

L’ incremento nel tempo del ritmo produttivo dell’azienda stessa è una reazione alla competizione del mondo globalizzato.

Il problema è che chi è coinvolto nell’accelerazione dei ritmi lavoro-famiglia non sembra voler rallentare. Perché? 

Cosa sta dietro la mancata cultura del dissenso  

Anthony Giddens, sociologo britannico, sostiende che esistano momenti di ritualizzazione e de-ritualizzazione, sacralizzazione e desacralizzazione nella vita di famiglia. Il lavoro, invece, sta diventando più ritualizzato e sacro, mentre la famiglia lo è di meno. 

È necessario dunque considerare la famiglia e il luogo di lavoro come strutture fluide e soggette a cambiamento ma che allo stesso tempo gli individui agiscano in modo diverso e sentano in modo diverso. Potremmo chiamarla strutturalizzazione della famiglia e del lavoro, dove una struttura è anche una cultura di sentimenti.

La cultura dei sentimenti, per la Hochschild, è un insieme di rituali e credenze riguardo ai sentimenti e regole che li governano.

Questa genera obiettivi a livello emotivo e persino un senso del “sacro”. Le famiglie hanno un cuore più o meno sacro di rituali e significati condivisi che variano nel tempo e nello spazio e ogni famiglia ha una diversa distribuzione del sacro. Ma a livello politico/sociale, in ogni caso, istituire il sacro significa regolare il tempo affinchè queste due realtà siano contemplate paritariamente.

L’odierna crisi di mancanza di tempo ha privatizzato la famiglia ancora di più

Sia la famiglia sia il lavoro sono connessi a strutture di sostegno (es. vicinato, scuola e bar/mensa aziendale, amicizie fra pendolari o colleghi). Un indebolimento della struttura di sostegno per la famiglia può diventare un rafforzamento per l’ambito del lavoro, e viceversa.

Ma mentre la famiglia si è de-ritualizzata, nascono nuove dimensioni di ritualità per l’ambito del lavoro

rivoluzione di genere in stallo: Rovesciamento della cultura della famiglia e del lavoro

Il capitalismo americano di oggi si rivela essere non solo un sistema economico, ma anche un sistema culturale: esso rappresenta un’alternativa alle culture locali, compresa la famiglia

Le grandi aziende stanno facendo alla famiglia quello che i supermercati hanno fatto ai negozietti.

Le forze che distolgono dalla vita familiare e spingono verso il mondo del lavoro vengono continuamente alimentate dal consumismo. La pubblicità ci convince di avere bisogno di più cose, per cui occorrono più soldi, e per guadagnare di più bisogna lavorare di più. Si sta fuori casa molte ore, cercando di rimediare all’assenza con regali costosi: si materializza l’amore.

Secondo la Hochscild sono diversi i modelli di comportamento possibili: 

  • lavoro come una famiglia e famiglia come un lavoro (soprattutto alti dirigenti e manager);
  • il modello tradizionale (connotazioni di genere);
  • e quello della casa-rifugio (soprattutto operai e braccianti)
  • il modello “della doppia negatività”, in cui l’individuo non riceve sostegno sociale né dai consanguinei né dai colleghi di lavoro, ma piuttosto dalla banda di strada, dagli avventori del bar ecc. 
  • e il “modello miracolo”, ovvero la coppia a doppio reddito che vive in perfetto equilibrio tra famiglia e lavoro.

Le aziende stanno creando quel tipo di comunità civica che sta scomparendo dalla società americana (club, gruppi di sostegno, vacanze e gite, gruppi di studio della Bibbia ecc.).  

Culture politiche e ideali di cura a sosteno della rivoluzione di genere

L’immagine della cura si collega a tutto ciò che è femminile, intimo, naturale e ben funzionante. Questo evoca un ideale ben preciso.

Kari Waerness, sociologa norvegese, in relazione a ciò sostiene che

“le donne si trovano a far fronte al compito di prendersi cura dei bambini, degli ammalati, dei disabili e degli anziani nella sfera del privato, e al contempo sono impegnate a cercare di ottenere più controllo sulla propria vita e a raggiungere una maggiore indipendenza economica”.

Tendenze recenti negli USA, secondo l’analisi della Hochschild, mostrano un incremento della domanda di cura ma una diminuzione dell’offerta, mostrando un deficit di assistenza

Su questo concetto la sociologa bostoniana elenca 4 differenti modelli di cura tra gli atteggiamenti più comuni della società statunitense:

  • tradizionale, dove l’immagine-simbolo è la madre di famiglia;
  • postmoderno, dove il modello della donna che lavora e “fa tutto” senza ricevere aiuto da nessuno e senza modificare il suo orario di lavoro è spesso accettazione statica di standard di cura più bassi;
  • moderno freddo, dove la cura è istituzionale e impersonale;
  • moderno caldo, dove la cura degli anziani e dei bambini in parte è a carico delle istituzioni e in parte suddivisa equamente fra donne e uomini nell’ambito del privato.

Rivoluzione di genere in stallo: Le due facce del deficit di cura

Per la Hochschild si definisce Cura il legame sentimentale, di solito reciproco, fra chi si prende cura e chi la riceve. Questo legame è tale per cui chi presta assistenza si sente responsabile del benessere di qualcun altro e mette in gioco le proprie forze mentali, emotive e fisiche. 

Prendersi cura implica prendersi a cuore.

L’assistenza spesso richiede un lavoro così personale e così sentimentalmente coinvolgente che spesso è difficile ricordare che si tratta di lavoro. Tuttavia, non si tratta di un’attività completamente “naturale” o che non implichi fatica, piuttosto un’attività fatta di tanti piccoli gesti, consci e non.

C’è tutto un lavoro sui sentimenti che la cura richiede

L’ampliarsi della disparità fra le classi sociali ha apportato cambiamenti strutturali nella famiglia e nel lavoro. 

  • Sono calati i tassi di natalità ed è diminuito il fabbisogno di cura per l’infanzia;
  • È aumentata la percentuale di popolazione anziana con la conseguente crescita del fabbisogno di assistenza specializzata;
  • È aumentato il tasso di divorzi. Ne consegue un aumento di famiglie mono-genitoriali e di genitori single. Di solito questi ultimi sono donne e questo fenomeno è una conseguenza di una bassa percentuale di donne che si risposano e di una tutela dei figli affidata più spesso alla madre che al padre (a livello giuridico). 

Di conseguenza la nuova società necessita di nuove forme di cura per i figli poiché i legami fra uomo e donna sono più fragili ed è sempre più evidente un indebolimento dei rapporti padri-figli.

Il deficit di cura dal lato dell’offerta 

Negli Stati Uniti si nota come sia evidente un aumento del fabbisogno di servizi pubblici ma riduzione degli interventi governativi in merito. In tal senso, la sfera del privato deve farsi carico del problema del deficit di assistenza.

In realtà la sfera del privato ha essa stessa tanti problemi che necessitano di soluzione. Un esempio è il numero sempre più esiguo di persone in grado di prestare assistenza conseguenza di legami amicali e parentali sempre più allentati.

“Chi farà quello che faceva mia madre?”  

Rivoluzione di genere in stallo: cause e concause

La Hochschild parla di rivoluzione di genere in stallo per due motivi:

  • perché le donne sono passate dal rimanere prevalentemente a casa al lavorare quasi tutte;  
  • perché le donne sono passate attraverso questo cambiamento all’interno di un sistema culturale che non ha rivisto il proprio concetto di essere uomo al fine di facilitare la partecipazione degli uomini alla cura della casa, né ha riformato le logiche aziendali.

La sfida di oggi è sicuramente aumentare l’offerta di cura riuscendo a mantenere ciò che le donne hanno conquistato nel mondo del lavoro.

Come soluzioni a questo deficit di cura, la sociologa ripropone quattro offerte di soluzioni di 4 diversi modelli culturali:

  • Tradizionale, dove la soluzione è far ritirare le donne a casa così che possano fornire assistenza non pagata;
  • Postmoderna dove ci si sbarazza dell’immagine della mamma col bambino senza sostituirla con nulla e dove tutto viene lasciato così com’è al momento. In questo caso si legittima il deficit di assistenza ridimensionando l’idea di ciò di cui una famiglia o una casa possono avere bisogno per essere al meglio. La cultura, in questo caso, ha prodotto nuove immagini dell’infanzia e della vita degli anziani che si adattano al modello postmoderno. Accanto a comprensibili revisioni del concetto di “cure adeguate”, si assiste a una minimizzazione delle necessità affettive dei bambini. Vantaggio del modello: è facilissimo da realizzare.
  • Moderna “fredda”, dove l’istituzionalizzazione di tutte le forme di cura alle persone spinge per il massimo tempo possibile sotto il controllo delle istituzioni con la conseguente vita degli uomini e delle donne ricondotta all’interno dell’economia di mercato. In questo caso si accetta che l’essere umano abbia bisogno di cure, ma (diversamente dal modello tradizionale) sono le istituzioni e non la famiglia a occuparsene.  
  • Moderna “calda”, dove le istituzioni fanno la loro parte ma non viene lasciata a loro tutto il lavoro. Questo punto di vista è anche paritario perché uomini e donne si dividono la parte che le istituzioni non fanno. Non si negano o minimizzano le esigenze (diversamente dal modello postmoderno) e il prendersi cura viene riconosciuto come un lavoro importante

I modelli di cura osservati a livello organizzativo/economico

Anche le nazioni, come gli individui, adottano modelli culturali di cura. Ci sono tre fattori che predispongono una società a conformarsi al modello moderno caldo:

  1. un’economia che dipenda dalla forza lavoro femminile;
  2. una cultura pubblica della cura;
  3. gruppi di interesse forti e ben coordinati. Questi devono comprendere i soggetti (retribuiti e non) che si fanno carico dell’assistenza oltre ad aumentare il valore del lavoro di cura nella sfera privata.

Ciascun ideale di cura implica un diverso modo di vedere chi si occupa degli altri, e quindi un diverso “effetto ricaduta” sul soggetto che riceve assistenza (che percepisce fino a che punto costituisce un “peso”).

Dott. Niccolò Di Paolo

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About Niccolò Di Paolo

Admin e Autore di gnothiseautondotblog.com

Formatore per Croce Rossa Italiana

Selezionatore HR per Synergie Italia

Laurea in Psicologia