Monografie seriali: “Posso ricominciare?” La sadica storia di Maurizio Minghella

Serial killer sadico, disorganizzato e a sfondo sessuale, Maurizio Minghella strangola otto vittime accertate di sesso femminile a partire dal 1978 al 2001

Si è scritto poco su Maurizio Minghella.

Pochi, se paragonati ad altri assassini seriali, si sono occupati di un caso che a mio avviso rientra tra i più rilevanti e compositi.

Maurizio Minghella: quale tipologia di Serial Killer?

Serial killer sadico, disorganizzato e a sfondo sessuale, strangola otto vittime accertate di sesso femminile a partire dal 1978 al 2001 in due fasi.

Minghella è un errore di valutazione, viene prima ritenuto colpevole e incarcerato per una prima serie di omicidi e rilasciato in semilibertà.

“Posso ricominciare?” si sarà chiesto, e ricominciò.

Dalle 17 in poi precisamente, una volta uscito dal carcere.

Minghella è un serial killer e come molti di essi ha un’infanzia segnata da violenza.

La mano pesante del patrigno si abbatte su di lui ripetutamente, ripete la seconda elementare fino ai dodici anni, non per amore di studio ma a causa di un quoziente intellettivo al limite della disabilità.

La personalità di Minghella

Gli viene diagnosticata una personalità abnorme ma innocua, risulterà invece manesco picchiando i compagni di classe e commettendo parecchi furti già in giovane età.

La prematura sposa sedicenne, con la quale si lega “per scommessa”, soccombe a causa di abuso di psicofarmaci dopo un aborto spontaneo, il fratello muore in un incidente stradale.

Un caso da manuale.

Quella torbida, insensata e insanabile cupidigia di morte non nasce a causa di una infanzia infelice o da una tragedia.

Non siamo nel campo della matematica ma delle probabilità:

in Minghella si verificano la maggior parte degli eventi che, statisticamente, ritroviamo nelle carriere criminali.

  • Basso quoziente intellettivo
  • Famiglia disgregata e violenta
  • Abusi fisici infantili
  • Difficoltà nell’affrontare la frustrazione con strascichi di inadeguatezza e impotenza
  • Traumi in età adolescenziale
  • E cultura d’appartenenza priva d’aspettative. Costipata.

Queste sono le premesse che vedono sbocciare prima un criminale, poi un serial killer sessuale sadico, violento, il cui agire è privo di ogni minimo preordine, calcolo.

IL MODUS OPERANDI DI MINGHELLA

Uccide strangolando le sue vittime utilizzando corde, legacci, calze di nylon appartenute alle vittime, prevalentemente prostitute, con le quali copula prima di fermarne il respiro. Le percuote, tanto da renderle inoffensive.

Il 1978 è l’anno del baccanale di sangue: il sipario si apre e chiude nello stesso anno.

Minghella sceglie le sue vittime senza particolari metodologie

Perchè le prostitute?

Le prostitute sono disponibili, facilmente reperibili, disponibili ad avvicinarsi al killer senza anteporre dubbi o timori.

Desideri sublimi per un sadico svogliato, refrattario ai complessi meccanismi della pianificazione, esentato da patologie mentali che lo spingano a mettere in atto proprio quello schema preciso.

Ma un modus operandi ricorrente Minghella ce l’ha.

Le prostitute sono sottomesse al denaro: in questa prima fase Maurizio sceglie anche giovani donne, come commesse che trova nei dintorni del quartiere Bolzaneto, periferia di Genova.

Cerca con loro un approccio ma non riuscendovi adopera la violenza, sodomizzandole, brutalizzandole.

Questo novello belzebù non manca mai di possederle carnalmente perché l’abuso è possesso, estremo dominio affermato da una posizione di assoluto potere, amore deviato;

lo stupro è impotenza e la sostituzione del membro per la penetrazione con oggetti conferma un senso di inadeguatezza, incapacità che genera odio, frustrazione.

Così Maurizio si butterà sulle prostitute, non dovrà approcciare con loro, sarà più facile.

Per il suo modus operandi predilige lo strangolamento a seguito del rapporto sessuale da cui scaturisce la violenza.

Cinture, corde, stracci e le espropria dell’essere, quindi abbandona il cadavere.

Molte variazioni sul tema. Intromette la sua volontà laddove si perpetua l’abbraccio all’ossigeno, la vita.

Colpisce alla testa, laddove nascono i pensieri.

Sarebbe più semplice sparare, ma lui è un sadico, vuole togliere la vita colpendo i punti che a lui sembrano più sensibili, importanti.

Non tocca il cuore, la vi è la sede del sentimento e questo non lo interessa.

Viene etichettato “assetato di sangue” perché nel corso di questa prima fase omicidiaria individuerà le condannate durante il periodo mestruale.

L’evoluzione omicidiaria di Maurizio Minghella

Il sangue risveglia la bestia; il predatore è concupito da esso, la zoologia insegna.

Maurizio nel secondo e quarto omicidio si diverte, sembra giocare con le disgraziate capitategli sottomano quella sera ma è ancora timoroso.

Attua due staging, due depistaggi, non vuole essere preso.

Così scaraboccia sul corpo di Anna la scritta “Brigate rose” che vanno tanto di moda, sbagliando.

Tina viene appesa ad un albero, dopo essere stata stuprata, sodomizzata e strangolata.

Lascia tracce biologiche qua e la sulle vittime e soprattutto avvolge una vittima in una coperta grazie alla quale gli inquirenti risalgono a lui.

Il primo arresto

Il 1978, nel mese della morte di Cristo, Minghella viene arrestato e condannato all’ergastolo per l’omicidio di quattro ragazze.

Confessa due omicidi e sei giorni dopo, ritratta.

Un detenuto modello, non ha mai dato alcun problema.

La sua vita in carcere sembra un percorso di riabilitazione: un figlioletto ubbidiente, ligio al regolamento che si proclama innocente.

“Avevano bisogno di un mostro e hanno incolpato me”.

Il Minghella non è uno che si eccita se privato degli stimoli, infatti resta li, impara un lavoro, è produttivo ed educato.

Quiescente.

L’eccesso di fiducia in questo killer maledetto lo omaggia, nel 1995, della semilibertà da trascorrere nel carcere di Torino.

La seconda fase omicidiaria

I dintorni della capitale sabauda saranno inconsapevole salotto di suoi ultimi assalti;

ancora vittime, stavolta tutte prostitute, ancora abbondanti e incontrovertibili prove.

Le vittime sono tutte strangolate tramite una calza di nylon, un cordino, un laccio, su di esse sono trovati preservativi a testimoniare l’avvenuto rapporto sessuale.

Spavaldo o semplicemente troppo stupido, tiene i cellulari delle vittime, ne regala uno alla convivente, lascia tracce di DNA, impronte digitali.

L’arresto di Maurizio Minghella

Arrestato nel 2001 è sottoposto a nuova perizia psichiatrica ad opera del Professor Salvatore Luberto, docente di chi vi sta raccontato questa storia, risultando sano di mente.

Evade prima del processo ma è subito catturato e condannato all’ergastolo.

Fine pena, mai.

Sublime e incontrollato furore che aleggia parco e saldo, sedimentato in bolle biliari turgide ascose al cuore, al sentor di sangue s’accendono tragiche e l’ira convergono a morte e patimento.

Dottor Mattia Curti Criminologo

Se ti è piaciuto l’argomento ti suggerisco di leggere il mio articolo Serial Killer: introduzione allo studio della serialità omicida https://bit.ly/3rSsPiV