Monografie seriali: Roberto Succo, il killer della luna piena

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Roberto Succo è stato prima un assassino affetto da schizofrenia dissociativa e poi un serial killer visionario. Questa categoria di serial killer uccide al comando di voci immaginarie interne o esterne che sperimentano e percepiscono come reali.

Succo, il killer dagli occhi di ghiaccio che terrorizzò Mestre e la Francia

Studiando il caso di Roberto Succo ho avvertito l’imponderabile caustica consistenza della follia: leggendo tra le righe, osservando volti e tragitti, l’aria si è rarefatta e tinta d’ombra quasi che il lume fosse svanito. Socchiusi gli occhi, notai chiaramente l’impalpabile presenza della solitudine, l’odore folle di dissoluta anarchica dissennatezza.

Sepolto dall’oscuro manto dell’irragionevolezza, il killer s’ammorbò di quei sintomi che Emil Kraepelin definì dementia praecox.

Succo massacra i genitori, fugge dal manicomio, latita e cambia identità, stupra, spara e uccide nuovamente. Inafferrabile, gli verrà affibbiato il soprannome di “killer della luna piena”. In più di una occasione affronta le forze dell’ordine come un vero e proprio immaginario “cattivo” alla action movie: un uomo dalla vita segnata dalla schizofrenia, un Clide che cerca la sua Bonnie.

Roberto Succo - Wikipedia

la storia di Roberto succo

Come il nero tratto lasciato da una piuma del corvo, questa storia s’incide nella mente e trasuda dubbi, stupore e una palpabile impotenza.

Roberto nasce nel 1962 a Venezia dal padre Nazario, poliziotto vecchio stampo e dalla mamma Maria Lamon, casalinga ansiosa e ossessiva. Un bel ragazzo, vivace e figlio molto amato, ha il lugubre passatempo della vivisezione di piccoli animali.

Mamma vigila come un cane da guardia e s’accorge ben presto di questa sua curiosa occupazione: strabuzza gli occhi e inveisce Maria.

L’eccessivo controllo materno

Il controllo sul figlio è un velo nero e spesso, capillare e maniacale, che soffoca il giovane tra coercizioni e preoccupazioni. Nazario, come altri padri di altre storie, osserva ai margini. Roberto Succo cresce riservato e taciturno, fissato per la palestra e bello, con quegli occhi di ghiaccio che forano le pietre.

Non esistono documentate prove circa il suo stato di salute mentale in giovane età, nessuna diagnosi né accertamento ne attestano il disagio.

10 aprile 1981

Roberto, 19 anni, torna nella casa di via Terraglio, Mestre.

In ritardo come al solito, è investito dalla madre furente di rabbia:

“ti proibisco di usare l’auto di tuo padre”.

Roberto esplode. L’Alfetta è la sua via di fuga, l’amante che lo porta lontano dalla madre con il vento tra i capelli: fulmineo, prende un coltello e minaccia di uccidersi. Maria s’oppone, interviene e impugna l’arma ma parte un colpo che squarcia il suo stesso addome. Con la placida curiosità di un verme che esce dalla terra e osserva la luce, la follia si manifestò alacre in tutta la sua sconcertante concretezza.

il raptus omicida

“Gemeva, si lamentava, allora ho scelto la soluzione ottimale. Non ricordo quanti colpi, alcuni alla testa, altri al torace, cercavo solo di farla stare zitta”.

La getta nell’oblio della morte piazzando un colpo in testa brandendo una piccozza da speleologo e ne pone il corpo nella vasca da bagno, pratica che verrà usata da altri serial killer nostrani anni dopo, per evitare in diffondersi dell’odore di decomposizione. In attesa del padre, straccio e candeggina mascherano la mattanza.

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Nazario Succo è aggredito con il medesimo coltello e finito con un colpo al cranio dato col retro di una accetta.

“Non volevo avesse un figlio assassino e la moglie uccisa”

Questo il pretesto del parricidio. Lascia a terra un mucchio d’abiti macchiati, posa un piattino ricolmo di acqua e sangue sul bordo della vasca, prende l’Alfetta e se ne va.

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Due giorni dopo il duplice omicidio

Due giorni dopo è rintracciato in un paesino del friulano, con sè ha la Beretta d’ordinanza del padre e parecchi proiettili; sul sedile, il coltello con cui ha ucciso i genitori.

Roberto è in stato confusionale, racconta una storia assurda e viene immediatamente tradotto al carcere Santa Maria Maggiore di Venezia.

La perizia psichiatrica di roberto succo: schizofrenia dissociativa

Le perizie psichiatriche cui è sottoposto ne sottolineano la “scissione della mente” ossia la schizofrenia: Roberto non è quindi imputabile perché incapace di intendere e volere. Viene internato nel manicomio criminale di Reggio Emilia per un periodo non inferiore ai dieci anni, trascorsi i quali verrà rivalutato.

Schizofrenia dissociativa. Una diagnosi che fa paura e che molto spesso è erroneamente associata all’omicidio o alla pericolosità sociale.

Solo il 5% di coloro i quali sono affetti da tale patologia indulgono nel delitto nonostante sia tra i più gravi disturbi psichiatrici. Compare con frequenza nella prima adolescenza in conseguenza a situazioni stressanti o utilizzo di sostanze esogene. Ritrova una ragione d’essere sia in un terreno genetico predisposto, che in un ambiente familiare disturbato nelle relazioni e nelle comunicazioni. Il ricordo mi fu facile, grazie ai testi del professor Gianluigi Ponti.

Sintomatologia generica dello schizofrenico in breve

Nello schizofrenico il mondo interiore prevale su quello oggettivo della realtà con conseguente risultato che il mondo esteriore viene “riempito” dei contenuti dello stesso paziente. I sintomi più comuni includono allucinazioni uditive, “le voci”, deliri paranoidei, pensieri o discorsi disorganizzati: è da escludere l’assioma secondo il quale la schizofrenia comporti in assoluto incapacità di intendere e volere, così come la credenza che lo schizofrenico indulga inevitabilmente nella violenza.

“Le forze interne mi hanno spinto a comportarmi così, per combattere le forze esterne, quelle che determinano il destino di ognuno di noi”

Queste le sue parole dal manicomio. Appena arrestato diruppe sulla madre, dipingendola come un drago alato frapposto tra lui e il mondo. Gli impediva di crescere.

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La fuga e la latitanza

Internato nel 1981, dovrebbe soggiornare in manicomio almeno fino al 1991. Roberto non ci pensa proprio.

È il 1986 quando approfitta della distrazione di una guardia e fugge, ruba un’auto e punta verso la Francia. Strappa una camicia di forza, si divincola furente e dà alla macchia: la prima, questa, di un incredibile numero di fughe e sparizioni, punto di forza di questo assassino visionario.

In fuga, vive nell’ombra per un anno e riappare sotto le mentite spoglie di Andre, oppure Kurt, di nazionalità inglese.

Succo è un latitante, dissociato, schizofrenico e nulla di tutto ciò fa presagire qualcosa di buono.

Evasione in massa da carcere brasiliano attraverso un tunnel scavato nel  carcere

Roberto succo diventa serial killer

2 aprile 1987

Il 2 aprile 1987 si trova a Tresserve, nel dipartimento della Savoia, guida scendendo dal paesino arroccato sulla collina verso l’immoto lago di Bourget.

Nell’aria fresca, un tenue sentore lacustre arriva alle narici, mentre il brigadiere Andre Castillo impone l’alt all’auto in arrivo. Il passeggero, armato di fucile, spara al collo dell’agente appropriandosi di pistola e proiettili: anni di riposo hanno solo impastoiato quel gusto del crimine ora voracemente strimpellato dal senso di onnipotenza dell’esecuzione.

Ma questa sicurezza, vedremo essere labile parvenza.

La ricerca di una donna

Roberto sarà spesso infantile e in cerca d’affetto: solo da molto tempo, cerca la compagnia d’una donna.

Croce e delizia, vergine e traditrice, la donna è al centro dei deliri e lo muove a compiere atroci misfatti. Idealizzata, vi proietta pensieri d’amore, desiderio e controllo, come una perfetta appendice fatta per rispecchiare desideri e necessità.

Ha 26 anni ed è un bell’uomo Succo, fascinoso come molti psicopatici prima si lui, muscoloso e piace all’altro sesso: vede France Vu-Dinh ad Hannessy e come il profumo d’Armagnac, ne rimane inebriato. Nemmeno le parla.

“È quella giusta”

Vide la fanciulla di madre vietnamita passeggiare per strada con un uomo ed è colto come da un’epifania. È quella giusta: la segue e giorni dopo, a Grenoble, la rapisce assieme al fidanzato Michelle Astoul.

27 ottobre 1987

Nella serata del 27 ottobre, passeggiano nell’antico borgo gallico, la luce dei lampioni art nuoveau si specchia sui lastricati di ardesia ed è un attimo: forse un urlo e l’aria tumida del profumo dell’Isére svanisce mentre il cofano di un’auto rinchiude sogni e speranze di France.

Di questi momenti restano alcune convulse e confuse testimonianze dell’assassino, ma dalle ricostruzioni si deduce che Roberto Succo, aggrediti i due, si spostò con la Austin grigia del fidanzato di France, probabilmente già morto, fermandosi in una piazzola di sosta alle spalle di un taxi giallo, parcheggiato ramingo.

Al suo interno, il guidatore tenta di riposare qualche minuto: la canna di un fucile tintinna contro il finestrino e le urla in un idioma confuso gli intimano di uscire ed entrare nel bagagliaio. L’aggressore pare instupidito, disturbato e impone all’uomo di mostrargli come guidare l’auto.

Dalla Austin grigia, il grido di una donna distrae Roberto permettendo al tassista di ingranare la prima e fuggire.

La Repubblica/spettacoli_e_cultura: Roberto Succo, l'antieroe della  violenza senza scampo

I due mesi di agonia di France

L’urlo è di France. Prigioniera, resterà relegata due mesi in una baita sperduta di cui tutt’ora non si conosce l’ubicazione. Legata, stuprata sarà infine uccisa. Da quelle finestre incerte, Roberto Succo scorgeva le valli convinto di un amore insistente e, sorridente, pensava a una vita con lei. Alle sue spalle una donna gemeva, costretta da corde di cuoio.

Uccise France perché in qualche modo lei lo tradì.

Tolone il più importante porto di Francia, sorprendentemente elegante. -

Tolone, una notte di inverno pieno

Ora Succo è già fuori, nella Tolone notturna, alla ricerca di una nuova compagna.

Vide Sabrina in uno di quei tanti locali alla moda nel porto e con padronanza da playboy la fissa, si avvicina e attacca bottone. Sabrina ha solo 14 anni e resta subito ammaliata da quell’uomo dagli occhi di ghiaccio; i due vanno via, cominciando una relazione durata mesi.

Si presentò come Kurt, confessandole, dopo qualche tempo, di essere un agente segreto esibendo infine una pistola. Brulicante di orgasmico strapotere, i due esplosero diversi colpi contro una vecchia baita al cui interno giaceva il cadavere di Michelle Astoul.

Le forze dell’odine, nel frattempo s’accapigliano in un delirante gioco a quiz, trascinati qua e là, da omicidi commessi senza nesso logico e in un territorio molto vasto.

Il tassista però ricorda bene l’aggressore ed è in grado di fornire un identikit: esso è un giovane straniero dai capelli neri e gli occhi azzurro ghiaccio, atletico, vestito in uniforme mimetica e probabilmente in fuga. Pare inoltre agire sempre in prossimità del plenilunio.

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Roberto Succo, l’assassino della luna piena

Sabrina è innamorata ma sa perfettamente che il suo uomo non ha tutte le rotelle a posto: giace con un assassino alle cui spalle aleggia l’omicidio di una giovane donna. Ogni qualvolta gli eventi si susseguano in modo stressante, sia messo alle strette o non si senta al sicuro, la paura chiama e la violenza risponde.

Durante un rapporto sessuale le stringe il collo così tanto da fermarne il respiro: s’arresta, la grazia, piange. Andre confessa: il suo nome è Roberto, viene da Venezia, fugge dal manicomio criminale e dalla sciagura che ha commesso.

Sabrina è giovane ma non stupida, innamorata ma non incosciente. Lo lascia. Comincia L’escalation.

Roberto Succo, dalla Francia con Furore

la serialità omicida di Roberto succo

Roberto è pronto a stappare come una bottiglia di Champagne sballottata sul sedile di un camion.

Il 24 ottobre uccide con un colpo in testa Claudine Dochusal, 40 anni; il 1 dicembre aggredisce Brigitte mentre il 3 gennaio 1988 stupra una passante. Il 26 gennaio è di nuovo a Tolone, in un locale simile a quello in cui conosce Sabrina, L’Or blue, con Carole, Beatrice e Andre Valerie.

la vue de la terrasse du restaurant - Picture of L'Or Bleu Restaurant,  Théoule sur Mer - Tripadvisor

Roberto Succo il vendicatore

Le tre giovani si avvicinano a un bullo della zona, flirtano con lui; alle loro spalle, un assassino, stupratore e schizofrenico, passa all’azione. La discussione s’accende e l’uomo, un galeotto pregiudicato accetta malvolentieri che uno straniero la faccia da padrone sul suo territorio: gira la sigaretta tra le dita e gliela spegne in faccia, uscendo dal locale. Chi ha di fonte rimarrà pochi istanti a crogiolarsi nel dolore per dimostrarsi pericolosamente freddo e spietato: Succo lo raggiunge nel parcheggio e spara, abbandonandolo paralizzato.

Roberto Succo - Page 3 sur 4 - TUEURS EN SERIE.org

La seconda fuga

Il 27 gennaio è rintracciato dalla polizia all’Hotel Premar, ancora in compagnia delle tre ragazze dell’Or blue. Uno scenario molto più simile alla sparatoria all’Ok Corral vede Roberto colpire mortalmente l’agente Michel Morandin e ferirne al collega al ventre: la sua carriera di assassino fuggiasco è ormai agli sgoccioli.

L’appartamento in cui risiede è imbottito di armi, foto e munizioni ma di lui non c’è traccia; è infatti già fuggito in Svizzera dove, il 30 gennaio 1988, intercetta una giovane maestra nel Canton Vaud.

Il sole freddo illumina la superfice del Lago di Losanna, sbuffi di condensa tepida creano getti fumosi dalla bocca dell’uomo che, pistola alla mano, la intima di portarlo a Berna.

Il Lago di Ginevra - Foto di Losanna, Vaud - Tripadvisor

La terza fuga di Roberto Succo

La giovane sembra gestire la situazione, calma Roberto, il quale sussurra:

“io non sono niente, io sono un morto, non sono un essere vivente, la mia vita non vale nulla. Nessuno dovrebbe diventare come me”.

Qualcuno ha visto l’aggressione e la rinomata affidabilità svizzera non disattende le aspettative; una volante gli è alle spalle: colpi d’arma da fuoco partono dall’auto in fuga, sfondano il lunotto e saettano tra asfalto e cielo. La donna coglie l’attimo ed alla curva giusta si getta dal veicolo che carambola e si schianta. Roberto riesce di nuovo a fuggire.

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Scivola l’omo che par non volere catene come lo pensiero stesso che tra quelle ossa strette, chiede l’esilio. Come acqua che di natura tra i palmi non puote adagiare, lo desio folle chiede migrar laddove sua natura non lo trovi.

La polizia scopre l’identità del serial killer

Le donne che ama, le donne che desidera, sono grazia e patimento per Succo. Sabrina s’accorge di quel viso familiare di cui la Francia è tappezzata e dichiara quanto sa di lui. Le autorità apprendono quindi il nome del killer della luna piena: Roberto Succo, fuggito dal manicomio criminale di Reggio Emilia, il 12 giugno del 1986, confinato là dentro per l’omicidio di Nazario Succo e Maria Lamon, schizofrenico.

Fugge ancora Roberto, ma come una pallina da flipper che prima o poi cade nel vuoto, anche lui troverà un baratro ad attenderlo. S’avvicina guardingo alla casa di Francesca, sua ex compagna di classe ma qualcuno lo osserva dietro un finestrino: è tornato a casa, a Mestre e dove tutto è cominciato, ora si conclude.

Le manette scattano il 28 febbraio 1988.

Appare tronfio e spavaldo davanti alle telecamere cui regala sorrisi e movenze da antidivo:

“il mio mestiere è uccidere la gente”

dichiara.

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Trent'anni fa la fine della follia omicida di Roberto Succo - Tribuna di  Treviso Treviso

Durante un trasferimento di reparto in carcere mette in atto un nuovo piano alla Succo, approfitta infatti della distrazione di una guardia e tenta l’evasione. Celeberrime sono le riprese dell’uomo, mezzo nudo, sul tetto della prigione che inveisce ed urla, prima di arrampicarsi su un cavo d’acciaio e cadere di sotto.

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23 maggio 1988

Il 23 maggio 1988, carcere San Pio X di Vicenza.

La sveglia è alle 06,00 e molti detenuti sono ormai abituati a rifuggire le luci al neon nascondendo il viso sotto un cuscino.

Roberto non si sveglia, nemmeno quando la guardia lo scrolla. Sollevato il cuscino, trova un sacchetto che ne avvolge la testa, in bocca una bomboletta blu di gas da campeggio.

Roberto si è dato la morte: forse è fuggito ancora da quella follia che pareva stargli alle costole, forse per avere una libertà che in vita non poteva ottenere.

Roberto Succo “L'assassino della Luna Piena” – LA MENTE ASSASSINA

Roberto Succo, incapace di intendere e di volere…?

Roberto Succo ha ucciso cinque persone dal momento della evasione nel 1986, in Francia, mentre nel 1981 ha tolto la vita ai genitori.

La sua vicenda si arrampica sul concetto di imputabilità, dipanandosi sulla annosa questione della capacità di intendere e volere.

“Intendere” sottende alla comprensione delle proprie azioni, del valore sociale delle stesse, “volere” al controllo di stimoli e impulsi. Perizie e diagnosi valutarono come totalmente manchevole di tali requisiti l’imputato Roberto Succo. I delicta perpetrati da individui incapaci prevedono cure psichiatriche e internamento, un termine desueto ma ancora estremamente concreto, in strutture adeguate alla cura e riabilitazione di chi ne è affetto, per un periodo definito in termini di legge e prorogabile fino alla guarigione del soggetto.

la psicosi di Roberto Succo

La triste storia delle strutture manicomiali riporta alla memoria cumuli di essere umani, confusi, sporchi e soli spesso legati e sedati perché giudicati socialmente pericolosi anziché malati.

Schizofrenia, psicosi o semplice iperattività motoria venivano curate con ripetute immersioni in acqua gelata, sedute di elettroshock e lobotomia almeno fino all’arrivo delle terapie farmacologiche. Ciò avvenne a partire dal 1950, anno di nascita della clorpromazina.

Nonostante l’indispensabile apporto della psicofarmacologia moderna, perdurò l’utilizzo della costrizione fisica. Secoli fa nacque la Salpetriére di Parigi, “prigione psichiatrica” adatta a contenere alienati, furenti e mentecatti assieme a persone scomode, non volute o vagabondi: essa fu la poltiglia malsana da cui germinò il manicomio, istituzione definita di “cura e custodia”.

Legge Basaglia 180/1978: la norma che ha rivoluzionato la Salute Mentale.  AssoCareNews.it - Quotidiano Sanitario Nazionale

Roberto Succo fu internato poco dopo l’arrivo di Franco Basaglia nel panorama medico psichiatrico ma ancora molto avea da venì.

Il profilo del Serial Killer Roberto Succo

Roberto Succo era prima un assassino affetto da schizofrenia dissociativa e poi un serial killer visionario: questa categoria uccide al comando di voci immaginarie interne o esterne che sperimentano e percepiscono come reali.

Tali individui spesso soffrono di psicosi o di qualche altra forma di malattia mentale, la quale conduce ad una inevitabile “rottura” con la realtà. Mentre la maggior parte dei serial killer ha una vittima ideale gli assassini visionari scelgono le loro vittime apparentemente a caso sulla base di una logica indiscernibile sia per gli investigatori che per gli psicologi forensi. Il loro programma omicida è completamente sincronizzato con la personale follia interna.

Roberto Succo: Serial killer disorganizzato

Succo è serial killer disorganizzato, colpisce sia in luoghi a lui familiari che completamente sconosciuti; privo di un bersaglio preferenziale, è mosso da un istinto predatorio che definirei “di sopravvivenza”. Esso si allerta quantunque percepisca una minaccia rivolta alla sua libertà; differentemente Roberto agisce come giudice, boia, carnefice una volta accasata l’onta del tradimento o della prevaricazione. Sono presenti differenti disturbi della personalità come il narcisismo, e nonostante possa apparire che abbia talvolta agito con coscienza, ciò è da escludere.

La vittimologia manifesta individui di estrazione sociale, sesso, provenienza e condizione economica, reperiti in tre stati e sottoposte a multiformi fattispecie delittuose in tempi molto stretti.

Conclusione all’articolo su Roberto Succo

Concentrandoci invece la strage dei coniugi Succo, rileviamo una differente rapporto tra autore, evento e vittime: una vera e propria mattanza, ricolma d’odio e perversione eviscera il legame emotivo e il vissuto sotteso all’atto. Similari, furono le scene del crimine analizzate nei casi di Novi Ligure e Pietro Maso. L’occultamento dei alcune delle sue vittime è funzionale alla permanenza in libertà ed è l’unico dettaglio che possa assimilarsi a una qualche sorta di organizzazione, altrimenti assente. Agisce d’impulso, astraendosi da un qualsiasi tentativo di pianificazione o meticolosa attenzione ai particolari: non detiene ricordi o souvenir delle vittime, si muove con mezzi di fortuna.

Roberto Succo, la follia diventa cinema e letteratura | DRIO CASA

Voci correlate a Roberto Succo

La sua vicenda ha ispirato filmografia, editoria e molto altro.

Questo sia per l’abilità di un uomo che, impunito e schizofrenico, si dà alla fuga mettendo in scacco tre nazioni, sia per la questioni irrisolte relative alla sua salute mentale. Spesso descritto come un bambino bisognoso d’affetto, è contemporaneamente in grado di uccidere senza alcun rimorso, stuprare, rapire, aggredire.

Difficile giudicare il malato psichiatrico, meglio lasciare a chi, di queste situazioni, ne ha fatto un mestiere.

Dottor Mattia Curti, Criminologo   

Se ti sei incuriosito durante questa lettura, ti consiglio di seguire la mia rubrica “Monografie Seriali” dove parlo di Serial Killer Italiani, qui di seguito ne trovi alcuni

Buona lettura!

https://linktr.ee/mattiacurti_criminologo