Perché è importante la figura del biologo nutrizionista nella nostra società obesogenica

“L’uomo è ciò che mangia” (Ludwig Feuerbach)

Parallelamente alla diffusione del COVID-19, oggigiorno ci troviamo di fronte ad un’altra vera e propria epidemia globale, molto meno manifesta perché non è un virus che provoca danni nell’immediato, ma che dovrebbe destare altrettanta preoccupazione: si tratta dell’obesità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) l’obesità rappresenta uno dei principali problemi di Sanità Pubblica nel mondo, infatti la condizione di eccesso ponderale è il quinto fattore di rischio per i decessi a livello mondiale, causando ogni anno la morte di almeno 2,8 milioni di adulti!

Forse non tutti ci rendiamo conto di star vivendo in un ambiente cosiddetto obesogenico, parola coniata dalla OMS per sottolineare come le abitudini moderne, comode e veloci, condizionino negativamente la salute dell’uomo.

Quanti di noi a fine giornata si rendono conto di aver passato 8-10 ore davanti al computer?

Quanti abusano dei mezzi di trasporto anche per spostamenti brevi che, tra l’attesa dell’autobus o la ricerca del parcheggio, quasi quasi andare a piedi ci avrebbe fatto risparmiar tempo?

Quanti, per mancanza di tempo o voglia, consumano cibi pronti di cui spesso non si conoscono gli ingredienti?

Quanti, invece che fissare con gli amici per fare una passeggiata si ritrovano per l’aperitivo?

La vita sociale si è spostata attorno ad un tavolo, troppo spesso ricco di alimenti processati, i cui sapori originali sono soffocati da additivi tra cui il sale o gli edulcoranti, e abbondante di alcolici e superalcolici di scarsa qualità.

Non vorrei che il lettore si sentisse giudicato, ma che ne prendesse coscienza e provasse a cambiare qualcosa nella vita quotidiana per guadagnarne in salute: invito tutti a fine lettura a farsi una bella passeggiata o quantomeno a prendere le scale invece che l’ascensore la prossima volta che si presenterà l’occasione.

È l’insieme di questi fattori, ovvero stile di vita sedentario e poca attenzione all’alimentazione, che ha portato anche l’Italia, patria della Dieta Mediterranea, ad avere un tasso di obesità tra i più alti d’Europa. Secondo i dati ISTAT del 2019 circa 23 milioni di persone di età adulta sono in eccesso ponderale (quasi il 46%).

Anche l’obesità infantile è davvero preoccupante poiché ha ormai raggiunto livelli allarmanti: in Italia in media quasi un bambino su otto è obeso (il record è in Campania, si stima che lo sia addirittura uno su tre), e chi lo è in età infantile ha maggior probabilità che lo sia anche da adulto; aumenta così il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio cardiovascolari (ipertensione, predisposizione all’infarto), tumorali e condizioni di alterato metabolismo (diabete di tipo 2, ipercolesterolemia).

La correlazione tra obesità e le sopracitate malattie croniche è ormai accertata ed è per questo che rappresenta un importante problema oltre che per il singolo individuo anche per le gravi ripercussioni che ha sul sistema sanitario. In Italia, il sovrappeso rappresenta il 9% della spesa sanitaria, riduce il PIL di quasi il 3% e, per coprire questi costi, ogni cittadino paga circa 290 euro di tasse supplementari all’anno.

In un contesto del genere diventa fondamentale la figura del Biologo Nutrizionista e di altri professionisti del settore, affinchè incoraggino in ognuno di noi scelte alimentari sane stili di vita attivi.

Per quando mi riguarda, c’è stato un periodo durante gli studi in cui pensavo che in Italia, patria della buona cucina e degli ingredienti genuini, la figura professionale che stavo per diventare avesse poco spazio, dato che, essendo un paese nel bacino del Mediterraneo, quasi tutti sapessero cosa, come, quanto e quando sarebbe giusto mangiare per condurre una vita sana.

Via via mi sono resa conto che invece non è così, la maggior parte delle persone è confusa dall’eccesso di informazioni, dai social dove ognuno può dire la sua e dove ciò che conta più che mai è l’immagine di sé e del proprio corpo (non importa che sia sano), dove ogni giorno un alimento nuovo viene messo al patibolo e ad un altro vengono attribuite doti miracolose; il campo della nutrizione è particolarmente colpito da false credenze e miti da sfatare, diete lampo inventate su nessuna base scientifica ma con l’obiettivo di dimagrire, di “detossificare”, di “alcalinizzare”, di “farsi i muscoli” e così via.

Quante volte a settimana mangiate i legumi? La frutta secca? Il pesce, la carne rossa e gli insaccati? E il vino?

Purtroppo ormai quasi nessuno di noi mangia seguendo la Dieta Mediterranea che deve assolutamente essere valorizzata e tornare in auge, perché è l’unico modello alimentare di cui oggi conosciamo i benefici, confermati da più studi scientifici. lo stile di vita dei bambini e degli adulti deve tornare ad essere attivo e per attuare in questo senso è necessaria innanzitutto la presa di coscienza da parte del singolo, e in secondo luogo l’aiuto di un professionista che indirizzi e sproni verso stili di vita salutari con incoraggiamento, sostegno e divertimento.

Inoltre, ovviamente, bisogna trovare strategie di salute pubblica come lezioni di educazione alimentare nelle scuole fin dalle elementari, cercare strumenti per combattere la sedentarietà al lavoro, incoraggiare l’uso di mezzi pubblici e ad usare le scale invece che le ascensori, città con percorsi ciclabili e vaste aree pedonali, parchi attrezzati per attività motorie e sportive; Tutto ciò potrebbe contribuire a frenare, o quantomeno rallentare, la pandemia di obesità che sta dilagando, il che rappresenterebbe anche dal punto di vista economico, un ottimo investimento.

Spero di essere riuscita, oltre a fornirvi dati noiosi e allarmanti, a trasmettervi l’importanza del mangiar bene e dell’attività fisica giornaliera. Allora forza, che aspettate a mettervi in moto? Vedrete come vi sentite bene dopo e la voglia di mangiar sano verrà da sé.

Ps: Le risposte giuste, per rispettare la Dieta Mediterranea sarebbero:
legumi: 3-4 volte a settimana
frutta secca e pesce: più di 3 volte alla settimana
carne rossa: 1 volta ogni 15 giorni
insaccati: quasi mai
il vino (sorpresa e gran finale): un bicchiere a pasto

Pps: Non vale accumulare tutti i bicchieri di vino disponibili al fine settimana.

Dottoressa Nora de Bonfioli Cavalcabò