Perché legalizzare la cannabis? Stato dell’arte sul referendum e sulla questione droghe leggere

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Perchè legalizzare la cannabis è uno degli argomenti più discussi di questo periodo, specialmente dopo le 630mila firme del referendum dello scorso 28 ottobre.

Affrontiamo insieme uno stato dell’arte sulla legalizzazione della cannabis e sulle ultime notizie in merito, dalla politica alla ricerca scientifica.

Referendum sulla cannabis legale, raggiunte le 500 mila firme necessarie-  Corriere.it

Roma, 28 ottobre 2021

Le firme di oltre 600mila cittadini italiani vengono consegnate in Cassazione dal Comitato promotore del referendum “Cannabis Legale”, presieduto da Marco Perduca.

Non avviene, però, una consegna delle firme scenografica come quella per il referendum “Eutanasia Legale”, dove gli scatoloni pieni del più di un milione di sottoscrizioni ricevute erano state portate da decine di promotori ed attivisti insieme in piazza Cavour.

Questa volta solamente 5mila firme presentate alla Suprema Corte sono cartacee, mentre tutte le restanti sono racchiuse in una ben più piccola scatolina.

Com’è possibile? Grazie alla tecnologia

Grazie alla possibilità, per la prima volta nella storia italiana, di sottoscrivere una richiesta di referendum abrogativo tramite firma digitale SPID, o con altri metodi online analoghi.

SPID - Sistema Pubblico di Identità Digitale | Comune di Barberino  Tavarnelle

L’importanza dello SPID nei referendum moderni

Alle mobilitazioni di questi mesi, online e nelle piazze di tutta Italia, hanno partecipato diversi partiti e associazioni. Tra questi si annoverano schieramenti come Sinistra Italiana ed Europa Verde, ma soprattutto Radicali Italiani e +Europa per l’apporto dato fuori e dentro il parlamento.

Proprio Riccardo Magi é stato protagonista del tentativo riuscito di prorogare fino a fine ottobre la possibilità di consegna delle 500mila firme minime per indire un referendum, qualora il quesito venisse giudicato ammissibile.

Altrettanto fondamentali l’Associazione Luca Coscioni e la campagna Meglio Legale, coordinata da Antonella Soldo, tra gli attori principali della raccolta per Cannabis Legale anche dal punto di vista organizzativo ed economico.

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Distacco tra politica televisiva e volere popolare

Mentre i maggiori partiti, di sinistra come di destra e di centro, restano in silenzio sul tema, la maggioranza degli italiani è già pronta: il 58% è infatti favorevole, mentre un 36% è contrario e un 6% non sa. La percentuale dei favorevoli cresce al 64% tra i laureati e al 68% tra gli under35.

C’è un grande partito che invece ha abbandonato l’ignavia sul tema, andando però a collocarsi diametralmente all’opposto di quanto chiesto dai promotori del referendum.

Giorgia Meloni, infatti, ha già annunciato la disponibilità di Fratelli D’Italia a guidare un comitato trasversale per il No all’eventuale referendum, qualora la Consulta dovesse giudicarlo ammissibile.

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Il tema delle carceri italiane legato al referendum sulla cannabis

Non è mai al centro della discussione il tema delle carceri italiane: partiamo da qui. Oltre 12mila persone alla fine del 2020 erano detenute a causa della violazione di un singolo articolo, il 73esimo, del Testo Unico sugli stupefacenti e le sostanze psicotrope. Tale articolo punisce produzione, traffico e detenzione illeciti di queste sostanze.

Si arriva ad oltre 18mila persone includendo anche coloro che scontavano una pena dovuta alla violazione sia del 73esimo che del 74esimo o solo del 74esimo articolo del Testo Unico. L’articolo 74 punisce l’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. Si tratta del 35% della popolazione detenuta nelle carceri italiane.

Legalizzare la cannabis, come suggerisce l’associazione Antigone, avrebbe un impatto fondamentale nel diminuire il numero di queste persone, permettendo così di risolvere il sovraffollamento delle prigioni.

Non solo: legalizzare significa anche decongestionare i tribunali, visto che di tutte le denunce all’autorità giudiziaria, ben il 43% riguarda reati correlati a cannabis e derivati.

“Queste persone non dovrebbero passare dalle carceri: è un problema di salute, non di sicurezza”

suggerisce l’avvocato Scarciglia di Antigone.

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Perchè legalizzare la cannabis? la situazione fuori dal carcere e le pene “minori”

Anche al di fuori delle carceri qualcosa non funziona: siamo il Paese UE con le più alte pene relative alla cannabis, eppure siamo anche lo Stato dell’Unione con il più alto numero di consumatori già dal 2008, quando è nato il Dipartimento Politiche Antidroga.

Negli ultimi dodici mesi dalla rilevazione di quell’anno, infatti, il 14,3% degli italiani tra i 15 e i 64 ha consumato cannabis, con il primato europeo che sale al 17,3% tra gli uomini, e anche il consumo femminile negli ultimi dodici mesi resta di gran lunga il più alto d’Europa. Tre volte più del Regno Unito e quattro volte più della Germania.

Il dato sale al 20,9% nella fascia 15-34 anni nel 2019 (17,5% delle ragazze e 24,2% dei ragazzi). In Portogallo, dove invece il consumo è depenalizzato dal 2001, solamente il 3,6% dei cittadini tra i 15 e i 64 anni ha consumato cannabis nell’ultimo anno dalla rilevazione. Questo secondo quanto riportato dall’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction.

Proprio dai dati del 2017 di questo centro, in Italia chi ha fatto uso almeno una volta di cannabis corrisponde al 31,9% della popolazione, circa 12 milioni e mezzo di italiani.

Dalla “lotta alle droghe” all’ “ipocrisia all’italiana”

Dall’intensificazione della “lotta alle droghe” proibizionista poco più di vent’anni fa, la maggior parte dei trend sono in aumento laddove si è cercato di reprimere il consumo della cannabis.

È un po’ un’ipocrisia all’italiana, ci nascondiamo dietro il proibizionismo sapendo che quelle norme sul proibizionismo servono a riempire le carceri, di extracomunitari in gran parte, e nessuno si preoccupa del perché il fenomeno cresce

nota l’ex presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone.

“Siamo sicuri che la politica proibizionista di questi decenni abbia funzionato?”

chiosa in un’intervista al Corriere.

Anche il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti aveva proposto

“una disciplina che attribuisca ai Monopoli di Stato, in via esclusiva, la coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis e dei suoi derivati”

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perchè legalizzare la cannabis?

La legalizzazione della cannabis non porta né ad un aumento consistente del consumo né ad enormi probabilità di passare dalla cannabis ad altre sostanze stupefacenti.

Questo fenomeno di progressiva “caduta” nel tunnel delle droghe pesanti a partire dalla cannabis è dettoGateway Drug” e, come sottolinea il fondatore di EconomiaItalia Umberto Bertonelli, è falso.

Se proprio desideriamo seguire questa logica, si nota come la prima sostanza da cui abitualmente le persone “entrano” nel mondo delle dipendenze sia invece l’alcool, ben nel 65,8% dei casi.

La cannabis è in realtà utilizzata spesso come droga “di uscita” dal consumo di sostanze stupefacenti più pesanti come cocaina ed eroina.

La Storia Del Proibizionismo

Il concetto “proibizionistico” della lotta alle droghe

La lotta alle droghe, inoltre, è un approccio proibizionista che non ha portato a importanti risultati. Non solo, ma questa richiede un impiego di moltissime forze dell’ordine. Questo non ha fatto che diminuire le risorse a disposizione per intervenire in contesti ben più importanti, anche secondo la polizia stessa.

Quali risultati ha ottenuto il proibizionismo nel contrasto al traffico e al consumo di droghe leggere? Nessuno. Anzi: il consumo è aumentato e l’età dei ragazzi che ne fanno uso si è abbassata

afferma Felice Romano, segretario del Siulp, il sindacato di polizia più rappresentativo d’Italia con 24 mila iscritti nel 2018.

“Non solo: a fronte di un massiccio impiego di forze dell’ordine e alle risorse spese, non c’è stato nessun effetto sotto il profilo poliziesco-giudiziario, per non parlare della necessità di tutelare i più giovani e la loro salute. Ecco perché sono favorevole alla distribuzione dei derivati della cannabis in centri controllati, a soggetti maggiorenni”

propone Romano.

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La varietà di proposte sulla modalità di legalizzazione della cannabis

Notiamo quindi come le proposte in merito alla modalità con cui legalizzare la sostanza siano varie. Di contro, è innegabile che la guerra alle droghe non abbia portato a risultati attesi.

In particolare con la cannabis, mantenere la droga illegale rappresenta una follia da ogni punto di vista. Naturalmente anche l’aspetto del togliere affari alla mafia risulta non trascurabile, anche se talvolta fin troppo posto al centro dell’attenzione nelle campagne sul tema.

Roberto Saviano: “La legalizzazione delle droghe leggere è il vero incubo  della criminalità organizzata” - Linkiesta.it

perchè legalizzare la cannabis? Il punto di vista di Saviano

Su Open Saviano racconta come

Non mi piace fumare erba, così come non mi piace bere superalcolici, eppure sono un sostenitore della legalizzazione. Proprio perché non mi piace fumare le canne voglio che le canne siano legali, in questo modo tolgo soldi alle organizzazioni criminali e posso iniziare un ragionamento sui danni (come si è fatto sulle sigarette). Come rendere gli alcolici illegali ha generato immensi profitti alle mafie, allo stesso modo, rendere illegali le droghe leggere ha generato la fortuna delle organizzazioni criminali di tutto il pianeta”.

Più chiaro di così!

A chi vi racconta la stupidaggine ‘non voglio vivere in uno Stato in cui la droga sia libera’ dovete ricordare che la droga è già libera, venduta da migliaia di pusher e controllata da camorra, ’ndrangheta e cosa nostra; con la legalizzazione la sottrai al loro controllo e la poni sotto il controllo dello Stato. E a chi dice ‘non mi fido dello Stato’ domando: ti fidi dei criminali?”

chiosa il noto scrittore. 

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Il confronto tra cannabis, tabacco e alcol

Come se non bastasse quanto già riportato, la cannabis risulta complessivamente molto meno impattante di altre droghe. E quando si parla di altre droghe dobbiamo includere tabacco e alcool, per quanto queste siano invece molto più accettate in Italia. Secondo la Global Commission on Drug Policy,

per quanto riguarda le prove scientifiche, le attuali leggi sulla droga non hanno alcuna motivazione o razionalità“.

Calcolando qualsiasi genere di effetto avverso, per il singolo come per la società, l’alcool impatta oltre il triplo della cannabis. Ogni giorno in Europa muoiono oltre 800 persone a causa dell’alcool, un quarto di queste tra i 20 e i 24 anni. In Italia si tratta di una media giornaliera di 48 persone, oltre 17.000 all’anno.

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Perchè legalizzare la cannabis? La libertà di scelta non incentiva il consumo

Legalizzando la cannabis uno Stato non sta quindi incentivando il consumo, ma sta semplicemente lasciando libertà di scelta.

Accompagnare un’eventuale legalizzazione con attività di informazione sul consumo e prevenzione dell’abuso permetterebbe di migliorare l’attuale situazione, anziché peggiorarla. Abbiamo visto, inoltre, che gli almeno 6 milioni di consumatori in Italia, probabilmente sottostimati, non crescerebbero a dismisura come vorrebbe il consueto stereotipo sulla legalizzazione.

Basti pensare a casi come quelli del Canada, del Colorado e del Portogallo, dove il consumo si è abbassato in seguito alla legalizzazione o decriminalizzazione.

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perchè legalizzare la cannabis? Il lato economico della legalizzazione della cannabis (e i miliardi di euro potenzialmente tolti alle mafie)

Non è da trascurare pure l’aspetto economico. Solo in California, il mercato della cannabis ha superato il miliardo di dollari, con introiti per lo Stato di 270 milioni l’anno.

Secondo l’economista Marco Rossi, l’impatto complessivo sulle casse statali potrebbe assestarsi intorno ai 4 miliardi di euro l’anno.

La relazione annuale del Parlamento del 2021 afferma come, per quanto riguarda il narcotraffico, i ricavi dalla cannabis sarebbero di 6,3 miliardi di euro. Più della metà del totale attraverso le mafie che utilizzano il mercato degli stupefacenti per fare riciclaggio in attività illegali. 

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La cannabis è dannosa sulla salute?

Anche dal punto di vista della salute è ovvio che una legalizzazione della sostanza, e quindi un controllo della qualità della stessa, porterebbe ad una diminuzione dei costi sanitari. Questo affiancabile a misure come il “drug checking“. Il drug checking è una pratica di riduzione dei rischi anonima e gratuita che permette di far analizzare chimicamente delle sostanze stupefacenti in centri dove può essere fornita una consulenza individuale a chi le porta.

Luoghi simili, specializzati e aperti un giorno a settimana, esistono già a Berna e a Zurigo, come riportato dal sito di informazione svizzero in merito di sostanze stupefacenti “danno.ch“. In questo modo si permetterebbe di valutare i rischi e stabilire un dosaggio per la sostanza. Altrimenti, come accade adesso senza controllo, questa viene consumata senza alcuna informazione in un contesto di proibizionismo come quello attuale.

Organizzazione Mondiale della Sanità - OMS

Il punto di vista dell’OMS

La Commissione dell’ONU sulle sostanze stupefacenti ha recentemente accettato la raccomandazione dell’OMS di rimuovere la cannabis e le resine dall’elenco delle sostanze dannose della Convenzione del 1961. Questo perché tale convenzione è frutto di un momento storico molto diverso dall’attuale e con una letteratura scientifica molto meno vasta di oggi. Questa decisione potrebbe quindi indurre anche vari Stati a invertire la rotta ed aumentare la ricerca per gli usi terapeutici. La marijuana usata a scopo terapeutico proviene per la maggior parte dall’azienda olandese Bedrocan, grazie ad un importante investimento in tecniche di produzione decennale. 

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Dal luglio 2014 il Governo ha autorizzato unicamente lo stabilimento Farmaceutico militare di Firenze ad avviare la produzione di cannabis terapeutica destinata alle farmacie italiane. Proprio per questo, anche se teoricamente legale, è molto difficile reperire cannabis terapeutica e non sono rari i casi di malati come Walter Di Benedetto. Il 48enne disabile di Arezzo è stato infatti assolto qualche mese fa. Avendone diritto grazie a regolare ricetta, ma non riuscendo a reperirne a sufficienza tramite la via attualmente riconosciuta come legale, aveva iniziato a coltivare cannabis per l’artrite reumatoide di cui soffre da oltre 30 anni.

A festeggiare anche la Ministra delle Politiche Giovanili Fabiana Dadone, che ha definito la sentenza

“naturale, ovvia, scontata così come sono irrazionali le argomentazioni di chi dice che i malati hanno accesso alla cannabis terapeutica in Italia e che va tutto bene”.

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“In Italia ad oggi i malati sono costretti a battaglie legali perché abbiamo troppi legislatori che rifiutano pregiudizialmente un confronto nel merito”

chiosa la ministra.

Non confondere l’uso di cannabis dall’abuso di cannabis

Le campagne come #unfilodicoerenza della Ministra Fabiana Dadone, che proponeva ai parlamentari contrari di effettuare un test antidroga del capello per “coerenza pubblica” e dimostrare “che non c’è ipocrisia in questa vostra posizione”, trascura un principio importante.

Questa volta dobbiamo infatti citare negativamente la Dadone, visto che nessuno dovrebbe sentirsi in difetto nel sostenere una determinata posizione in base al fatto che sia o meno consumatore. Dover esordire sempre con un “non mi drogo, ma..” è banalmente superfluo e sbagliato.

Analogamente non andrebbe richiesto alcun test antidroga a politici e rappresentanti locali come se il loro ruolo istituzionale fosse incompatibile con l’uso, e non l’abuso, di una sostanza come la cannabis.

Analogamente non andrebbe richiesto alcun test antidroga ai politici e rappresentanti locali come se il loro ruolo istituzionale fosse incompatibile con l’uso, e non l’abuso, di una sostanza come la cannabis.

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“liberi dalla droga” lo slogan di fratelli d’Italia

All’appello della Ministra hanno già risposto lo scorso aprile i deputati di Fratelli d’Italia, che hanno eseguito il testo e organizzato la manifestazione “Liberi dalla droga”. Nel 2006 il programma le Iene avrebbe trovato positivo al test antidroga ben un parlamentare su tre dei 50 sottoposti con un espediente alle analisi.

Dopo il caso di un ex assessore comunale consumatore di droga coinvolto nel caso “Piazza Pulita” a Campobasso, è tornata all’ordine del giorno la proposta di Massimiliano Scarabeo, ex PD ora con Fratelli d’Italia, di istituire “test antidroga casuali e periodici per i consiglieri e gli assessori della Regione Molise”.

Alla recente proposta anche della Lega, a prima firma dell’onorevole Iezzi, di “misure atte a garantire ed eseguire test antidroga gratuiti per accedere agli uffici delle sedi stesse”, non si è fatta attendere la posizione contraria del Comitato Referendum Cannabis e del deputato di +Europa e Radicali Italiani Riccardo Magi, che si è impegnato in parlamento per far approvare la firma digitale per i referendum, provvedimento indispensabile per ottenere abbastanza firme per la campagna referendaria Cannabis Legale a pochi giorni dal termine .

È proprio Magi a rispondere egregiamente a queste posizioni:

“Lo dico a Giorgia Meloni e anche alla ministra Dadone: facciamo che il mio test ‘antidroga’ sia positivo al THC. E allora? Ancora con lo stigma verso chi assume sostanze da parte di chi ha ruoli istituzionali e ritiene che possa parlare ‘solo chi è pulito’, ancora con le politiche basate sul pregiudizio, e ancora non si riesce a distinguere il contrasto alle dipendenze dalla demonizzazione di chi fa uso di sostanze”.

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Sfatare il tabù è sicuramente il primo passo

Speriamo dunque si possano sfatare i tabù che aleggiano intorno all’uso della cannabis e contemporaneamente prevenirne l’abuso, legalizzando e mettendo in atto una corretta informazione sul tema.

Possiamo, in un colpo solo,

  • risolvere il sovraffollamento di carceri e tribunali
  • risparmiare sull’inutile guerra proibizionista alle droghe che non ha portato a risultati positivi in decenni
  • concentrarci su informazione e prevenzione
  • togliere il controllo del commercio dalle mani della mafia
  • favorire la ricerca scientifica su costi e benefici della sostanza
  • garantire l’utilizzo anche terapeutico
  • e lasciare libera scelta ai cittadini in merito ad una pratica già enormemente diffusa che mantiene, però, ancora troppi tabù senza fondamenti razionali e scientifici

Conclusioni all’articolo sul “perchè legalizzare la cannabis”

Abbiamo visto come legalizzare non farebbe aumentare i consumi e non indurrebbe a passare a sostanze più dannose. Abbiamo già citato il Portogallo da affiancare alla più nota Olanda, ma in molti altri Paesi europei ci si sta muovendo nella direzione giusta.

Il nuovo esecutivo tedesco ha già inserito nel programma di governo la legalizzazione della cannabis. A Malta, invece, una legge per la legalizzazione dell’uso personale è appena stata approvata.

Tutto ciò si affianca al principio di libertà di scelta individuale in merito all’uso di una sostanza meno impattante di altre già legali e socialmente accettate. 

Ci auguriamo dunque che, in vista del possibile referendum Cannabis Legale, il dibattito sul tema si possa spostare su binari di confronto aperto e scientifico, basato su dati ed evidenze solide.

Matteo Hallissey

Suggerimenti in merito all’articolo su “perchè legalizzare la cannabis”

Se ti ha incuriosito questo articolo sul “perchè legalizzare la cannabis” della rubrica “Attualità” che tengo per la rivista di gnōthi, ti suggerisco di leggere l’articolo di Sara Martinelli sulla “legittimità costituzionale del green pass