Perchè sogno? Come posso ricordare un sogno dimenticato? Freud e Jung a confronto sull’interpretazione dei sogni

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“Perché ho sognato questo?” “Perché dimentico i sogni che faccio?” “Come posso ricordare un sogno?

Per rispondere a queste domande, due giorni dopo la giornata mondiale dei sogni (25 settembre 2022) andiamo all’origine dell’interpretazione dei sogni analizzando le teorie di Sigmund Freud e di Carl Gustav Jung a riguardo.

Il sogno di IRma

È il 1895 quando Freud fa un sogno con il quale raggiunge una chiarezza improvvisa. L’analisi di questo sogno lo conduce, infatti, alla teoria portante della psicoanalisi, secondo la quale i sogni rappresentano l’appagamento di un desiderio rimosso che va poi rintracciato tramite interpretazione analitica.

Si tratta del Sogno di Irma, divenuto poi celebre, a cui si rimanda per una lettura completa ed esaustiva in L’interpretazione dei sogni

In questo spazio brevemente ricordiamo che Freud sperimenta sentimenti di ira nei confronti dell’amico e collega Otto Rank a causa di una penosa sensazione di “leggero rimprovero” che questi avrebbe fatto nei suoi confronti. 

Il rimprovero in questione si esprime con un commento di Otto riferito ad una paziente di Freud, Irma, che è guarita solo parzialmente dall’analisi. Freud nel suo sogno trova il modo di vendicarsi, ripristinando l’ordine delle cose così come le vorrebbe. 

Il risveglio dal sogno di Irma

Al risveglio descrive il sogno nei dettagli e porta a termine l’interpretazione minuziosamente. Questo, dimostrando a tutti che i sogni rivelano spesso, e anche palesemente, il loro carattere di appagamento di desiderio, tanto che sembra alquanto strano il fatto che non sia stato palesato molto tempo prima di lui. 

Freud specifica che nel sogno si distingue un “contenuto manifesto” (ciò che appare) che spesso è penoso, brutto, non sembra essere desiderabile, e un “contenuto latente” (ciò che si nasconde), che disvela il desiderio e che è rintracciabile appunto, tramite l’interpretazione.

Fun fact

Freud scrive una lettera a Fliess, suo amico e corrispondente scientifico, in cui descrive la visita da lui compiuta a Bellevue, la casa dove fa il sogno di Irma, e commenta: 

«Non credi che su questa casa un giorno si potrà leggere questa lapide?
“In questa casa il 24 luglio 1895, al dottor Sigmund Freud si svelò il segreto del sogno”
».

Ed effettivamente, così è stato. 

Gli Stati di coscienza alterati

Oggi è risaputo, il desiderio viene rimosso nello stato di veglia ma nel sogno si ri-presenta perché il livello di coscienza è alterato: mentre dormiamo si abbassano le resistenze che normalmente bloccano le informazioni inconsce quando siamo svegli. 

Il sogno ci vuole liberare, ci propone la verità che da svegli non vogliamo accettare.
Ricordare il sogno e interpretarlo, fino alla reale comprensione del suo significato latente, consente di avere una maggiore consapevolezza di sé e di cosa abbiamo bisogno per il nostro benessere psico-fisico.

Ecco perché i sogni dovrebbero essere accolti come opportunità di crescita, come suggerimenti che il nostro inconscio ci sussurra per raggiungere una maggior completezza psichica.

In realtà sono innumerevoli le possibili attività da compiere per abbassare o alterare il livello di coscienza, per schiavare le porte al nostro mondo inconscio ed avvicinarci alla verità. Si altera il livello di coscienza, ad esempio, in stati profondi di meditazione o inducendo uno stato di rilassamento come la trance ipnotica. Le alternative sono sotto l’effetto di sostanze o, appunto, nei sogni.

Come posso ricordare un sogno?

Tutti sogniamo ogni notte durante la fase Rem (Rapid eye movement), chi pensa di non farlo è semplicemente perché dimentica il sogno.

Freud cerca di dare una spiegazione alla dimenticanza del sogno e ci da più risposte:

  1. Anche per il sogno sono validi tutti quei motivi che influiscono sulla memorizzazione nello stato di veglia, ovvero molte immagini vengono dimenticate semplicemente perché deboli o perché l’eccitamento psichico a esse collegato è troppo tenue. 
  2. In generale, per raggiungere una buona memorizzazione, le idee non devono restare isolate, mescolate a caso. Sappiamo che se si scompone una frase sarà molto più difficile ricordarne le parole, diventa facile invece quando le disponiamo con un ordine logico, e nella maggior parte dei casi i sogni mancano di tale ordine, sono spesso disordinati e confusi
  3. Al risveglio il mondo sensoriale attira immediatamente tutta la visione su di sé, così facendo rimangono solo pochi frammenti del sogno che, se non vengono afferrati velocemente, svaniscono. 

Ne risulta che la soluzione più ottimale allo scopo di ricordare il sogno è di mettere per iscritto, il prima possibile, ciò che si è appena sognato.

Consigli per ricordare un sogno

È consigliabile quindi munirsi di un diario dei sogni da lasciare sul comodino e di prendersi qualche minuto ogni mattina. La cosa migliore sarebbe farlo prima di buttarsi nelle solite attività di routine.

In un primo momento è possibile annotare il sogno a getto, se vuoi potresti anche provare a disegnarlo.
Puoi notare che, come in una catena, ogni ricordo è collegato ad altri, per questo ripensando a ciò che hai sognato emergeranno in automatico sempre più dettagli. 
Quando ti senti soddisfatto* e pensi di aver scritto tutto, è necessario “spezzettare” il sogno per risalire al contenuto latente.

Freud infatti non si fissava mai sulla totalità, né voleva fare del sogno un’interpretazione simbolica, riteneva invece fondamentale decifrare ogni singolo elemento fino a risalire al vero significato.

In particolare, puoi riflettere e annotare:

  • Quali sono le mie emozioni collegate al sogno?
  • Chi è il protagonista? I personaggi secondari?
  • Dove si svolgono le azioni?
  • C’è qualcosa che si collega a recenti esperienze vissute durante il giorno?
  • C’è qualcosa che si collega a esperienze del passato significative?

I Sogni dopo freud

Dopo Freud, la visione del sogno come portale per l’inconscio si è andata chiaramente ampliando. Abbiamo visto che la comprensione dei sogni è strettamente legata alla ricerca della verità e anche Jung non ha rinunciato all’occasione di approfondire l’argomento.

Jung, coerente con la sua teoria, vede inizialmente nel sogno una funzione compensatoria e auto-regolatrice. Questa ha come fine ultimo quello di raggiungere uno stato d’integrazione fra conscio e inconscio.

La funzione generale dei sogni consiste nel restaurare il nostro normale status psicologico attraverso la produzione di materiale onirico che ristabilisce, con una sottile operazione, io nostro totale equilibrio psichico.

Allo stesso modo di Freud, Jung ritiene che il significato del sogno vada ricercato per tramite del contesto: il medico deve conoscere molto bene il punto di vista cosciente del paziente per avere una base sufficiente alla comprensione dell’intenzione compensatrice del sogno. 
In altre parole, dubitate fortemente di chi non vi conosce e vi offre interpretazioni simboliche generali del vostro sogno.

A differenza di Freud però, Jung ritiene indispensabile la riflessione e la spiegazione data dal paziente del sogno, rispetto a quella dell’analista. 

Arriva a questa conclusione quando ancora lavorava con Freud.

Carl Gustav Jung: L’uomo e i suoi simboli

Il sogno che segnò il principio dellla divisione tra Freud e Jung

Dopo essersi fatto raccontare il sogno da Jung, Freud inizia a interpretarlo andando alla ricerca di qualche desiderio incompatibile con la sua mente conscia. Jung ci racconta che rimase molto insoddisfatto da questa analisi. 

Questo celebre scambio viene riprodotto nel film con Michael Fassbender e Viggo Mortensen nei panni di Jung e Freud:

Jung, in pratica, considerava il suo sogno come un racconto di grande importanza per il suo sviluppo mentale e la sua evoluzione personale. Così, decide di re-interpretarlo da solo.

«Mi trovai improvvisamente disorientato da un’intuizione circa il ruolo che i fattori soggettivi occupano nella interpretazione psicologica. La mia intuizione mi aveva rivelato improvvisamente e in maniera del tutto imprevista la consapevolezza che il sogno da me fatto si riferiva solo a me, alla mia vita, al mio mondo, alla mia intera realtà in contrapposizione a una struttura teoretica che era stata costruita dalla mente di un altro, di un estraneo. Il sogno era mio, non di Freud».

La rottura tra Freud e Jung

Dopo la rottura dei rapporti con Freud, Jung entra in una profonda crisi esistenziale. Durante questa crisi Jung fa sogni angosciosi e mette in discussione tutto ciò che ha fatto. Arriva a dubitare della sua stessa sanità mentale nel 1913, quando, mentre sta percorrendo un tragitto in treno, viene assalito da alcune immagini sconvolgenti e violente.

«Una spaventosa alluvione dilagava su tutti i territori, da nord a sud, posti tra il mare del nord e le Alpi. Quando raggiungeva la Svizzera, vedevo le montagne innalzarsi il più possibile, come per proteggere il nostro paese. Mi resi conto che si avvicinava una terribile catastrofe: vedevo i violenti flutti giallastri, le fluttuanti macerie delle opere della civiltà, gli innumerevoli morti, e infine il mare divenuto di sangue.»

Jung ha la sensazione di aver sfiorato la schizofrenia, per poi apprendere, un anno dopo, che era scoppiata la Prima Guerra Mondiale. Si rese conto allora che ciò che aveva visto non era sintomo di psicosi ma immagini premonitrici, un evento che lo spinge a domandarsi quanto la psiche dell’individuo sia collegata con quella dell’umanità intera, e che oggi ci fa chiedere: 

“quanto ho sognato, potrebbe riflette un’esperienza del futuro?”

Diventa davvero interessante allora rileggere il diario dei sogni dopo qualche tempo dalla stesura, e trovare eventuali correlazioni negli eventi recenti.

Da allora Jung inizia ad abbandonarsi al flusso di quelle immagini e fantasie che affiorano, smette di interpretare e, invece, decide di raffigurarle. Comincia così l’esperimento più celebre di Jung.

Così, lo psiconalista svizzero ordina un grande libro in pergamena con copertina rossa nel quale raccoglie in scrittura calligrafica le proprie esperienze di confronto con l’inconscio, fino al 1930. 

IMMAGINAZIONE ATTIVA

Durante questo periodo Jung sviluppa una tecnica per andare a fondo dei suoi processi interiori, per tradurre le emozioni in immagini e per cogliere le fantasie che lo stavano agitando. Chiama questo metodo Immaginazione attiva, un dialogo tra la coscienza e le istanze della psiche inconscia, che diventa la tecnica cardine della sua psicologia. 

Jung si approccia a questo nuovo metodo sperimentale prendendo l’abitudine di ritirarsi di sera nel suo studio e immaginare se stesso nell’atto solitario di scavare una buca nel terreno. Questo buco rappresenta la coscienza, e la curiosidi vedere cosa c’è sotto. Jung accetta questa fantasia come del tutto vera. 

Si tratta di sognare ad occhi aperti, evocare di proposito una fantasia in stato di veglia, per poi addentrarsi in essa come in una rappresentazione teatrale, accettando qualsiasi scena dovesse presentarsi. 

L’Io inteso come pensiero razionale dopo un po’ scompare, per questo motivo Jung chiamava queste tecniche anche “esercizi di vuotamento della coscienza”.

Dichiara poi in seguito che gli anni più importanti della sua vita sono stati appunto quelli in cui inseguiva le sue immagini interiori.

La scoperta della tua verità è la più grande avventura della vita.
E tu, quando vuoi iniziare?

Dott.ssa Martina Cavicchini

Suggerimenti di lettura in merito all’articolo su come ricordare un sogno e le maggiori teorie di riferimento

Se ti è piaciuto questo argomento ti suggerisco di dare un’occhiata alla nostra rubrica Psicologia Dinamica. Se ti è piaciuto il mio articolo in particolare ti suggerisco il mio primo articolo scritto per i divulgatori seriali: Come imparare a dire di no

Bibliografia all’articolo su come ricordare un sogno