Performance perfette VS crescita continua

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Le nostre performance vengono valutate continuamente e, alle volte, i giudici siamo proprio noi stessi. Questo aiuta o debilita?

“Dietro ogni impresa di successo c’è qualcuno che ha preso una decisione coraggiosa.” – Peter Ferdinand Drucker

Dal Vocabolario Treccani: Performance, nel linguaggio sportivo, è il modo di svolgimento e il risultato di una competizione, in quanto possano servire a valutare la capacità di un atleta o di una squadra, di un corridore o di un cavallo da corsa.

Ma questo non vale solamente per l’ambito sportivo.

Le nostre performance vengono valutate continuamente e quotidianamente e, alle volte, i giudici siamo proprio noi stessi.

L’ossessione alla performance

Un altro ambito in cui regna sovrana l’ossessione alla performance è quello lavorativo.

Prima di trovare un lavoro veniamo valutati sulla base del colloquio di selezione, che è poi la nostra performance.

Poi, se siamo stati bravi e fortunati, entriamo in azienda, iniziamo a lavorare e ogni giorno facciamo i conti con nuove sfide alle quali dobbiamo saper rispondere con una performance ottimale per quella particolare situazione, pena un giudizio negativo.

Certo, l’obiettivo e il raggiungimento di esso non possono sicuramente essere punti trascurabili, ma mentre leggevo i miei amati articoli di Psicologia del Lavoro, come risucchiata da uno strano vortice di pensieri divergenti, ho riflettuto e..

Siamo sicuri che una cultura aziendale del tipo “performance-obsessed” sia la scelta più saggia per l’azienda?

Certamente in un ambiente lavorativo che è sempre più competitivo e complesso, avere l’ossessione e valutare in modo severo le performance dei lavoratori appare come la strada più pragmatica e ragionevole da intraprendere per raggiungere l’obiettivo.

Ma alcuni studiosi dicono che non è così, anzi. una cultura aziendale basata sulla performance “opprime i lavoratori, accresce le loro paure e debolezze, e quel che è peggio, compromette le loro capacità”.

Al contrario gli esperti elogiano una cultura aziendale basata sulla crescita.

Cultura aziendale basata sulla crescita (il che non esclude la performance)

Crescita intesa come personale, ma anche crescita di un individuo che amplia le proprie conoscenze e competenze all’interno dell’ambiente lavorativo.

La crescita, quindi, che da personale si espande di giorno in giorno, di ostacolo in ostacolo, fino a diventare una crescita organizzativa.

D’altronde si sa, sono le persone a fare l’organizzazione. Già. Molto facile a dirsi, poco facile a farsi.

Perchè quando si parla di crescita e quindi di cambiamento, bisogna disporre di certi “mindset”, sia individuali che organizzativi.

Questi mindset devono facilitare il processo stesso del cambiamento, ma occorre essere in un ambiente che sia “sicuro”.

Un ambiente sicuro è dove si possono correre tutti i rischi peculiari del cambiamento senza avere una paura paralizzante.

Occorre avere un focus sull’apprendimento continuo, perché ogni cambiamento porta con sé una sfida sia in termini di competenze tecniche che di conoscenze teoriche. Occorre, inoltre, poter contare su un meccanismo di continuo feedback bilaterale, per essere sicuri che si stia andando tutti nella stessa (giusta) direzione.

Oserei dire, in poche parole, che la crescita è cambiamento.

Per uscire dai soliti schemi e giungere ad una cultura basata sulla crescita l’ingrediente principale è necessario avere un tipo di mentalità (individuale e organizzativa) aperta.

Fortunatamente, con un costante e condiviso impegno, a queste cose ci si può arrivare.

C’è un Nota Bene che però vale la pena approfondire.

alimentare la crescita attraversando il cambiamento

E’ necessario sapere che alimentare la crescita attraversando il cambiamento richiede un delicato equilibrio tra ciò che vediamo come sfida e ciò che vediamo come familiare.

Un ambiente costantemente in cambiamento spaventa e confonde i lavoratori, impedendo loro di sentirsi in quel “luogo sicuro” di cui parlavamo prima.

Viceversa un ambiente costantemente nella propria comfort zone, preclude la crescita e diminuisce le possibilità di miglioramento continuo.

Se è vero che dobbiamo imparare a prosperare nel disordine, se è vero che sono i tempi incerti che portano ad abbracciare il cambiamento, allora il momento è adesso.

Occorre però tenere a mente che la gestione del “particolare” periodo che stiamo vivendo in questi giorni richiede già un grande dispendio di energia.

La riorganizzazione ed il cambiamento aziendale, che già molti si sono trovati costretti a fare, vanno attuati avendo cura del precario equilibrio tra innovazione ed ordinario.

Dottoressa Alice Vignudini



Se ti è piaciuto questo argomento ti suggerisco di leggere “Cosa si nasconde dietro la nostra tendenza a procrastinare?” scritto dalla Dottoressa Psicologa Martina Di Dio.