Pillole seriali: Pierluigi Corio, il serial killer che uccideva gli amici

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Pierluigi Corio, denominato anche il Fregoli di Bergamo, è un serial killer edonista per guadagno. Il “friends serial killer”, così definito perchè uccideva gli amici, è scomparso dalle cronache lasciando molti interrogativi e una solo fotografia al momento dell’arresto.

Si affidava ad una routine consolidata, sempre identica e letale: da truffatore esperto prima circuiva la vittima. Attirata in luogo isolato, la uccideva, ne bruciava il cadavere assumendo l’identità del defunto.

Pierluigi Corio, Il vigile assassino

Capita. Che individui in divisa inciampassero nel vizio come golosi e arraffoni non è notizia d’eccezione: che essi siano ricorsi all’omicidio seriale per accaparrarsi denaro e proprietà sembra storia ben meno ricorrente.

La vicenda di Pierluigi “Maurizio” Corio è una di queste, un uomo che fu vigile urbano ma passò alla truffa, al magheggio, allo spaccio. Coccolato dagli agi dei soldi facili, scelse l’omicidio seriale come strategia di guadagno; ammorbato dagli stupefacenti, accumulò identità, averi e delitti. Cronache degli anni ‘80 lo descrissero in molteplici contesti, italiani ed esteri, con una predilezione per l’entroterra pavese.

Una personalità narcisista

Nato a Bergamo nel 1957, perpetrò tre omicidi accertati a partire dal 1987 in un periodo di attività durato tre anni.

Ragazzo di un metro e ottanta, magro e muscoloso. Ex vigile urbano licenziato per frode amministrativa, all’epoca dei fatti gestiva un ristorante in Val Taleggio, permettendosi una vita agiata, troppo agiata. Un nome che mai suscitò interesse nelle Forze dell’ordine se non per una fatalità; essa condusse gli inquirenti a un cimitero fatto di truffe, furti d’identità e omicidi occultati alla vista ma grondanti di prove.

Non è nota l’infanzia dell’uomo, impossibile rinvenire dati sul trascorso familiare o diagnosi psichiatriche. Dalla condotta agita, sono giunto ad alcune ipotetiche valutazioni concernenti tanto lo stato mentale quanto la pericolosità sociale. Probabilmente affetto da problemi legati alla auto identità caratterizzati da un’immagine del sè instabile o incoerenza nei valori ed obiettivi, Corio palesa una personalità narcisista frammista a problemi del funzionamento interpersonale.

La catena di montaggio dell’orrore

Pierluigi Corio è uno “zanza”, un truffatore, secondo il linguaggio milanese.

Cominciò con truffe, spaccio e falsificazione per giungere una maestosa iperbole che di tutto l’appreso fece un sunto; professionista del crimine sbocciato negli anni, sfruttò ogni dinamica criminale assorbita per plasmare una “catena di montaggio dell’orrore”.

Dall’amo pendeva denaro sgargiate che a colpi di lenza girava veloce; spostato dal branco, il pesce là solo veniva tirato, ucciso e bruciato. E l’averi del pesce lo zanza godeva come fosse fortuna trovata per terra. Se il “Dandi”, Renatino De Pedis ebbe la sua Sabrina Minardi, Corio ebbe Carmen Valencia, escort colombiana. In un profilo come il suo era dovuta una lupa svelta a strizzare denaro come fosse olio al cocco nei mesi d’estate!

L’esca

Nulla di questa bella vita criminale sarebbe venuto a galla se un giovane pacifista, Salvatore Zappalà, non fosse stato colto dal dubbio.

“C’è uno che dice di chiamarsi Maurizio, mi ha proposto di portare dei mobili a Barcellona. Ma questo affare non mi convince. Lui è strano. Io credo ci sia sotto qualcosa. Avevo accettato, perchè avevo bisogno di soldi e mi aveva offerto cinque milioni, e adesso non so come dire di no”

Salvatore aveva 31 anni, un bravo ragazzo appassionato di agricoltura che manifestava contro i missili. Sognava una fattoria in Toscana ed era in attesa di traferirsi in Kenia per un importante progetto sulla agricoltura sostenibile. Accettò di fare da esca per le forze dell’ordine e si recò a quel fatidico appuntamento il 21 marzo del 1989. Alle 19,30 incontrò Maurizio presso la stazione di Lambrate e seguiti dall’autopattuglia del Quarto distretto raggiunsero Bergamo. Da lì, un intermittenza di vie e viuzze fino allo sterrato, per scomparire fugaci proprio sotto il naso degli agenti.

Fu un rapido sguardo alla luce del mattino a evidenziare un corpo esanime, straziato da fiamme di fuoco come fosse vittima d’una pena medievale.

Il rogo

Bruciammo streghe ed eretici quali testimoni d’un diverso Dio, ognuno innocente quanto quello stesso Dio osannato. Quanto Salvatore. D’inchiostro secco e quasi arso, il referto autoptico vergherà l’ora della morte una manciata di minuti dopo la sua scomparsa.

Pira sacrificale s’erge imperiosa su cieli tersi. Di rosso foco arde l’anime pie ratte ingenue e d’esse fa ceneri vuote, grigie, morte. L’effluvio impesta l’aere, quasi l’alba non s’abbia più a sentire.

L’omicida seriale acquisisce sicurezza durante la propria “crescita” professionale: una dinamica sempre identica, costellata dalle medesime eventualità porta a dimenticarsi inconvenienti e casi fortuiti. Il maniacale scrupolo e la paura di essere scoperto perdono vigore, lasciando spazio alla inevitabilità dell’errore.

“Sospettiamo di un ex vigile urbano”.

Il volto è noto, l’accusa è di omicidio.

Nuovamente ignaro, Maurizio s’appresta a far bisboccia coi doni della morte. Punta la riviera romagnola e vola dritto a Barcellona dove la mala vida cucita addosso rimbomba tra le Ramblas. Rocamboleschi scontri, fughe e sparatorie smuovono la polizia spagnola che gli si pianta alle calcagna. Fatti di droga, patti traditi, uomini in lotta. Maurizio fugge, vola affannato ma libero verso una meta ben più pericolosa e temuta.

Vito Marino e Giuliano Ledda

Rimbalza il fascicolo del Corio sulle scrivanie di mezza Italia. Sono due i casi simili al precedente che attirarono l’attenzione degli inquirenti: due cadaveri carbonizzati risalenti rispettivamente a un anno e mezzo prima e al mese precedente. Vito Marino, transessuale ucciso nel 1987 a Casei Gerola e Giuliano Ledda, 33 anni abbandonato sulle rive del Po’ vicino ad un mazzo di chiavi con un fischietto.

Il garage del S.K.

Sul caso Ledda la famiglia ricordò di un tale “Maurizio”, il quale propose alla vittima un posto di lavoro a Pavia poco prima della morte. I due s’incontrarono inoltre alla stazione ferroviaria di Asti. Accanto al cadavere fu rinvenuto un mazzo di chiavi con fischietto: avrebbe aperto un garage a Rescaldina al cui interno Corio nascose i suoi attrezzi. Una pistola calibro 22 con silenziatore, una 6,75, due taniche di benzina, documenti e il furgone su cui salì Zappalà.

L’enigma fu risolto. Il boia sotto scacco.

Calì e la Colombia

Corio vola, sbarca, truffa e fugge. Trova riparo là dove spadroneggiano i cartelli della droga, terra vista in tanti film, natia d’Escobar e Carlos Lehder. In Colombia, a Calì si nascose braccato ma è un’educanda tra quei mastini del crimine..e ripartì nuovamente. Raggiunse la Svizzera, a Zurigo, dove alloggiò all’Hotel Royal con il nome di Salvatore Zappalà.

L’arresto di Pierluigi Corio

Con un mandato d’arresto internazionale sulla testa, i gendarmi svizzeri ricevettero una segnalazione dall’Interpol irrompendo nell’Hotel Royal; Corio esibì i documenti da Zappalà ma poco valse quel buffo tentativo di depistaggio. Arrestato, senza indugi, vergogna o riprovazione alcuna, racconterà immediatamente tutto l’orrore da lui commesso fino a quel momento

Pierluigi Corio: un serial killer edonista per guadagno

Pierluigi Corio, detto Maurizio, è un serial killer edonista per guadagno. Mosso dal desiderio di accaparrare denaro, è un serial killer organizzato.

Pianifica, organizza e mette in atto una meticolosa strategia, sempre identica e rituale. L’organizzato è di norma dotato di una intelligenza sopra la media, ben socializzato, con risorse e disponibilità economiche. E’ strutturato: lavora e possiede mezzi propri, non di rado risulta marito e padre. Interessante è la vittimologia preferenziale, identifica infatti gli obiettivi studiandone i profili, spesso pedinandoli. Caratteristiche appena esposte orientano le indagini verso offender difficile da individuare, in grado di colpire molto lontano dalla sua abitazione.

Edonista per potere

L’edonista è mosso da una bassa, putrida e deviata necessità di piacere, una libido che in alcuni è soddisfatta da denaro, immobili, posizione sociale. Altra categoria è l’edonista per piacere sessuale le cui spinte si orientano verso l’esercizio forzato della attività sessuale. Tra quei tanti fogli e paradigmi, mi sono imbattuto una categoria di mezzo, frammista delle attitudini del dominatore e del lussurioso edonista: edonista per potere m’è parso nome adatto.

Dittatore freddo, esercita il comando quale atto di voluttà e onnipotenza. Un narcisista maligno che sottomette e condiziona la vittima mentalmente e fisicamente, brutalizza e condiziona senza attuare pratiche atte a generare dolore ma unicamente una bieca sottomissione. L’omicidio finale è prassi di commiato, ultimo atto “chiusa” dell’imperio ineluttabile affermato.

Il rituale di Perluigi Corio

Come serial killer organizzato, Pierluigi Corio detiene un modus operandi ben chiaro e reiterato: irretiva sventurati in cerca di un lavoro per poi truffarli e appropriarsi di identità e patrimonio. Il proiettile di una calibro 22 ne trapassava quindi il cranio, della benzina carbonizzava i cadaveri di quei poveracci quasi fossero bestie da barbecue.

L’agito manifestò una profonda insensibilità verso il prossimo, un vero è proprio odio per la forma umana: deturpò i cadaveri tramite il fuoco, praticando una erosione d’identità tanto fisica quanto psicologica. Trasmise profondo odio per l’uomo e quella forma umana che contraddistinse lui stesso, una identità che negò e detestò.

Di immediata repertazione, lo stretto legame tra omicidio e denaro trasuda il movente di Corio.

Robert K. Merton, sociologo e criminologo, individuò nella difficoltà di raggiungere gli obiettivi imposti dalla società uno dei motivi cui ricollegare l’agito criminale (teoria della tensione).

Dalla analisi compiuta in questi mesi sul killer, l’aspirazione a una vita comoda e agiata, remunerativa e poco impegnata si staglia come chiara spinta all’azione. Raggiungere tale status, difatti, incarna un valore tale da incentivare l’utilizzo di pratiche vergognosamente deprecabili. Il “premio” conquistato ne incrementa inoltre proprio l’intrinseco guadagno grazie all’utilizzo di modalità altamente riprovevoli. Pierluigi Corio ha infatti voluto fortemente vivere quegli aspetti della vita a molti preclusi scegliendo consapevolmente di essere un “cattivo”.

Il metodo deduttivo per comprendere Pierluigi Corio

Nella mancanza più assoluta di fonti che chiariscano la sua infanzia, le sue relazioni sociali e il percorso di crescita e ammorbamento, è impossibile sostenere uno stretto legame tra il suo agito e una sorta di desiderio di riscatto. Emerge un processo di rivalsa e di affermazione su un passato insoddisfacente, privo di aspettative o addirittura da vittima di bullismo.

Debbo ahimè trarre alcune conclusioni, forse affrettate, basandomi sulle poche prove in mio possesso e affidandomi unicamente ai miei studi, esperienza e sul tanto declamato metodo deduttivo. Deduzione e induzione sono linfa per un criminologo e trovano spesso ragione nelle tante “sensazioni” o nel “fiuto” che naturalmente è messo in atto durante una indagine o, come in questo ambito, nell’analisi di un caso tramite esigue prove documentali.

Pierluigi Corio: Imprenditore del crimine

Perluigi “Maurizio” Corio è certamente un caso di interesse preminente, la cui analisi porta all’evidente palesarsi di una figura di rara freddezza e determinazione in grado di pianificare una consolidata strategia di morte con l’unico scopo dall’arricchimento e sviluppo. Imprenditore del crimine, progetta un piano di espansione ai danni di poveri sventurati rammentando parecchi individui senza scrupoli spesso al centro delle cronache.

Condannato all’ergastolo, aleggiano ancora sospetti su due cadaveri rinvenuti in Svizzera: uccisi con colpi di pistola, sottoposti a reazione ossidativa e abbandonati in luoghi lontani dai centri abitati.

Dott. Mattia Curti, Criminologo

Suggerimenti di lettura in merito all’articolo su Perluigi Corio

Se ti è piaciuto il mio breve articolo su Pierluigi Corio ti suggerisco di leggere la mia rubrica Pillole seriali. Se invece sei proprio un appassionato di criminologia, nella mia rubrica Monografie seriali dove descrivo nel dettaglio le storie di Serial Killer Italiani come Maurizio Minghella, Sonya Caleffi, Ferdinand Gamper, Luigi Chiatti, Milena Quaglini e Roberto Succo.