Profilo e contorni della criminologia: arte dai tanti padri che s’atteggia a scienza

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La società prepara il crimine; il criminale lo commette (Henry Thomas Buckle)

Il mio compito, lo scopo che questo articolo si pone, è raccontare nel modo più esaustivo e semplice possibile cosa sia la criminologia, un’introduzione a ciò che nel titolo definisco arte che si atteggia a scienza.

Genesi assai interessante si avrebbe nel raccontarvi del padre della criminologia moderna, Cesare Beccaria, o con l’inventariare spiegazioni dettagliate di alcune delle infinite teorie proposte negli ultimi centocinquanta anni, tutte peraltro interessantissime, ma assolutamente non esaustive se non concepite in un panorama globale, dove una viene realmente compresa solo in un’ottica di totalità.

Rapirei la vostra attenzione, riuscirei addirittura a dare spiegazione a molti quesiti sicuramente posti nell’arco della vita ma non chiarendo realmente e letteralmente la materia in esame: essa è scienza, o quasi, che può essere pensata come il corpo della dea vedica Shiva, dalle tante braccia che appartengono a un solo essere.

La criminologia coagula in sé lo studio del crimine che varie branche del sapere, quali psicologia, psichiatria, sociologia, diritto, medicina, pedagogia e antropologia e statistica, hanno prodotto negli anni cercando di rispondere, tra i tanti interrogativi, a “perché l’essere umano commette crimini?”.

Criminologia è materia seducente, la molteplicità dei contenuti che in essa confluiscono la rendono estremamente duttile e invadente: è definita infatti disciplina multidisciplinare proprio in conseguenza della molteplicità di prospettive, conoscenze ed esperienze che in essa convergono.

Quante scienze godono di una così elevata quantità di affluenze?

Si sviluppa indubbiamente tra i meandri del crimine il diritto penale, il quale prende però molto marginalmente in considerazione, per la produzione normativa, apporti di altre materie quali, ad esempio, la psicologia forense.

Se la criminologia non avesse abbracciato la sociologia non sarebbe mai arrivata ad enunciare uno dei suoi postulati cardine: la criminalità non è altro che uno dei tanti modi di comportarsi in società.

Nell’immaginario collettivo la si accumuna sovente a reati violenti o turpi quali stupro, omicidio, vilipendio di cadavere o cannibalismo.

Tali reati costituiscono una parte infinitesimale del lavoro di un criminologo il quale è molto più spesso impegnato in “affari” ben più noiosi e comuni e solo raramente, nella pratica, si accosta ai più biechi istinti dell’essere umano.

La criminologia, nella sua propensione alla ricerca empirica rivolta alla divulgazione di nessi di causalità tra reati, moventi e attori, si arrovella per fare luce in un campo di indagine estremante ampio: i delicta, interpretati quali universalità di condotte riconosciute dall’ordinamento come misfatto, i loro autori, intinti in un contesto sociale, dalle biografie da profilarsi, con disturbi comportamentali già diagnosticati o sommersi; gli atteggiamenti che la società manifesta di fronte a un crimine, ossia la reazione sociale, le vittime, secondo il duplice vaglio di destinatari dell’attività criminosa e di detentori di insite caratteristiche che le qualificano.

In generale si occupa dello studio della devianza: la corrente dello strutturalfunzionalismo di Merton, operante negli anni trenta in territorio statunitense, dona un apporto inestimabile alla definizione del concetto.

Gli attori sociali, qualsiasi membro di una società, regola i rapporti con gli altri gruppi osservando un complesso sistema di norme; il comportamento sociale, in funzione dell’osservanza o inosservanza di tali norme si colloca fra due le opposte alternative di conformità o devianza.

Deviante è solo colui il quale non rispetta la legge? No, si definisce tale qualsiasi soggetto adotti un comportamento non riconosciuto dalla società dominante, devii appunto, dalla morale costituita e approvata.

Rientra in tale catalogazione un membro di una sottocultura ad esempio che, per Ferracuti e Wolgang, risulta essere un contesto sociale caratterizzato da soggetti i quali aderiscono a norme e atteggiamenti in contrasto con la cultura dominante: la delinquenza non si delinea quale elemento essenziale.

Mattia Curti, Crimonologo