Psicologia del Lavoro: Il recruitment e i suoi due punti di vista

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Per ottenere il lavoro, il candidato deve capire se la posizione offerta è in linea con le sue aspettative e contemporaneamente raccontare di sé e delle proprie esperienze.

Quando arriva l’appuntamento del colloquio significa che il curriculum ha fatto centro, che ha superato la barriera della disattenzione.

Significa che sia il candidato che il selezionatore si devono preparare per far sì che il colloquio diventi un momento produttivo per entrambi, di ascolto reciproco, un momento per stimolare la curiosità.

Prepararsi a questo incontro richiede metodo, tempo ed energia, lungo un processo che parte prima e finisce dopo l’incontro stesso.

Partiamo con l’analizzare il punto di vista dell’intervistato.

L’intervistato durante un colloquio di lavoro

Accade, e anche più frequentemente di quello che immaginiamo, che al colloquio di selezione ci si arrivi impreparati.

Il giovane candidato, alle prime esperienze di selezione, spesso è teso, preoccupato e tende a sottovalutare il proprio ruolo per la buona riuscita del colloquio.

Il candidato “veterano” è, invece, forte delle sue decennali esperienze e tende spesso a strafare.

Entrambi i candidati spesso si limitano ad una gestione passiva dell’incontro, si sentono solamente osservati e selezionati e non anche osservatori e selezionatori.

Questo è un grave errore perché solo partecipando consapevolmente e attivamente all’incontro si potranno cogliere gli spunti per valorizzare la propria storia.

Inoltre, aspetto non secondario, si potranno acquisire gli elementi per valutare se la proposta è in linea con le proprie aspirazioni.

Il candidato deve capire se la posizione offerta è in linea con le sue aspettative e contemporaneamente raccontare di sé e delle proprie esperienze, in modo che l’azienda possa valutare la corrispondenza con le caratteristiche ricercate.

Per affrontare il colloquio di selezione non è quindi sufficiente focalizzarsi sul momento in cui si incontrerà il selezionatore, ma sull’intero processo che ci ha condotti da lui.

Per prepararsi consapevolmente bisognerà quindi avere:

  • consapevolezza della propria preparazione;
  • riflettuto sulle proprie aspettative;
  • definito un progetto professionale (seppur ipotetico);
  • raccolto informazioni sull’azienda e sul ruolo che crediamo o sappiamo ci verrà prospettato;
  • valutato i punti di incontro e/o le incoerenze fra sé e il ruolo;
  • considerato rischi e vantaggi;
  • riflettuto su come proporsi e sulla strategia da adottare.

Ogni candidato ha il proprio modo di prepararsi per l’incontro ma, generalmente, le azioni sopra elencate servono come guida per indirizzare la preparazione nella giusta direzione, senza tralasciare informazioni personali importanti.

Parliamo ora dell’altra metà “della mela”, dell’altro punto di vista: il selezionatore.

Il selezionatore durante un colloquio di lavoro

Intanto è bene specificare che i selezionatori non sono gli stessi sotto l’aspetto professionale per tutti i colloqui di selezione.

Anzi c’è una grande vastità di figure professionali che potremmo trovarci davanti il giorno del colloquio.

Vediamole brevemente.

Il colloquio in azienda

Se il colloquio si svolge in azienda è molto probabile che il selezionatore sia il Responsabile delle Risorse Umane, unitamente al responsabile dell’area di riferimento per la posizione aperta.

Se la convocazione arriva direttamente dall’azienda è perché esiste una precisa posizione organizzativa vacante.

Di conseguenza, durante il colloquio, verrà approfondito sia l’aspetto più personale, sia quello più tecnico.

In questo caso il selezionatore cercherà:

  • da un lato di comprendere gli aspetti più caratteristici del candidato per capire se e come si potrebbe integrare nell’azienda,
  • dall’altro approfondirà le competenze tecniche per capire se sono congruenti a quelle richieste per ricoprire la posizione vacante.

Il colloquio tramite un agenzia o un agente intermedio

Se il colloquio di selezione viene svolto da una società di ricerca e selezione il selezionatore sarà un dipendente della stessa, con una importante esperienza in ambito recruiting.

In questo caso è importante sottolineare che non sarà solamente il consulente che vi sta selezionando a decidere della vostra candidatura.

Infatti, il vostro profilo verrà fornito a chi ha richiesto la selezione per poter approfondire se è in linea con ciò che l’azienda cerca.

Ogni consulente esterno ha la propria metodologia di lavoro: possono affiancarsi ad altre figure professionali, come psicologi, grafologi e così via, oppure selezionare in autonomia.

Il colloquio potrebbe anche essere svolto da un Head Hunter, il “cacciatori di teste”, ossia colui che scova chi non si sta rivolgendo al mercato in modo attivo, né pensa ad un eventuale cambiamento di azienda o posizione, ma ha un ottimo profilo.

La dinamica del contatto, dell’incontro e della eventuale trattativa sarà ovviamente molto diversa da quella che accade normalmente.

Qui viene messa in atto una vera e propria operazione di “seduzione” iniziale da parte del consulente per convincere la persona ad approfondire la conoscenza reciproca.

Il colloquio tramite uno psicologo

Il colloquio potrebbe, infine, essere condotto da uno psicologo.

A volte il colloquio con uno psicologo è previsto dalle politiche aziendali, altre volte viene utilizzato solo per ruoli particolarmente critici.

Si tratta di un approfondimento per capire non solo i punti di contatto tra la persona e la posizione, ma anche il grado di sintonia con il clima e la cultura aziendale.

Nel corso di questo incontro vengono indagate soprattutto quattro aree:

  • Metacapacità, cioè le forze interne a cui il candidato sa attingere nei momenti critici;
  • Capacità di ragionamento e di problem solving;
  • Motivazione intrinseca al lavoro e determinazione personale;
  • Gestione delle relazioni.

Il colloquio con lo psicologo segue uno schema libero e le domande si susseguono rispetto a quanto emerge dall’incontro, cercando di proporre al candidato riflessioni strettamente personali su determinati aspetti.

Alla luce di quanto riportato è evidente che il colloquio di selezione non è un processo semplice e lineare.

Esso è piu simile ad un percorso (più o meno lungo) definito da tappe in ognuna delle quali sia il candidato che il selezionatore devono dare il massimo.

Questo per riuscire ad approfondire la conoscenza reciproca e a concludere un eventuale accordo, nel rispetto delle aspirazioni e delle competenze del candidato e coerentemente con il profilo richiesto .

Dottoressa Alice Vignudini

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