Qual è il limite tra decoro e limitazione della libertà?

Nessuno è libero se non è padrone di sé stesso (Epitteto)

Questi giorni stavo pensando alle proteste nate in seguito agli ultimi accadimenti del liceo Socrate di Roma, dove la Preside ha invitato le studentesse a “non presentarsi in classe con la gonna” per evitare che “ai prof. cadesse l’occhio”.

Ora, volendo sorvolare sul dubbio metodo comunicativo utilizzato dalla Preside, mi è sorta lecita la domanda: è giusto nella società odierna che un’istituzione come quella scolastica imponga ancora un certo abbigliamento per “decoro” o potrebbe trattarsi di limitazione della libertà d’espressione?

L’accento posto sull’importanza dei valori e delle norme sociali è fondante in ogni società, bisogna però verificare con le giuste domande ed analisi di contesto che i suddetti siano oggettivamente valori fondanti e non retaggi vetusti e disfunzionali.

Analizziamo questo specifico caso: la scuola che è una delle istituzioni più importanti per la formazione, socializzazione ed interiorizzazione delle norme e valori, attraverso il veto sul vestiario delle alunne del Socrate ha, come si è usato fare per molto tempo, manifestato la volontà di andare a normare un fatto sociale che di per se è un fenomeno che scinde la razionalità del singolo individuo.

Di fatto citando Émile Durkheim il fatto sociale è «qualsiasi maniera di fare, fissata o meno, suscettibile di esercitare sull’individuo una costrizione esteriore; o anche (un modo di fare) che è generale nell’estensione di una data società pur possedendo una esistenza propria, indipendente dalle sue manifestazioni individuali.» possiamo dunque assumere che la moda faccia parte di questo fenomeno.

Essendo una manifestazione dell’individuo che da un lato tende all’uguaglianza sociale e dall’altro alla differenziazione individuale e alla variazione, si configura in una complessa astrazione duale e non di facilmente gestione, oltre ad essere dunque un fatto sociale è anche quindi strumento di esteriorizzazione della propria personalità e di una tendenza di flusso verso una più ampia e complessa direzione societaria.

Pensate solo alla rivoluzione che ci fu nel 1963 Mary Quant invento la minigonna, era una vera sfida al comune senso del pudore dell’epoca, allo stesso tempo quell’indumento era pensato per piu comodo rispetto agli abiti del tempo. il vecchio che lascia spazio al nuovo non significa non seguire regolamentazioni, ma vagliarli in chiave di oggettiva attualità e funzionalità.

Visto ciò sopra elencato mi chiedo quindi come mai non parta proprio dall’istituzione scolastica la voglia di perorare la libertà d’espressione in quanto strettamente legata al concetto di formazione dell’individuo e non inerente con l’oggettiva capacità cognitiva, la scuola dovrebbe indirizzare e sviluppare la potenzilità dell’alunno, in qualsiasi sua manifestazione, senza porsi come organo di giudizio su fattori non legati alla sua giurisdizione, anche perchè sull’apprendiemento e la formazione non vedo come possa influire se lo scolaro indossa una canottiera, le infradito con i calzini al ginocchio o una minigonna.

Voi che ne pensate?

Beatrice Bennekemper