Rapporto tra cultura e azione sociale: analisi sociologica di due fondamentali della nostra quotidianità

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Il rapporto tra cultura e azione sociale è stato studiato da quasi tutti i sociologi del secondo 900.

Facciamo un excursus delle varie teorie in merito.

Cultura e azione sociale: confronto fra fenomenologia ed ermeneutica

La dimensione sociale della cultura può essere vista in rapporto con l’azione sociale. Alcune teorie permettono di cogliere meglio la dinamica attraverso la quale viene a formarsi la cultura.

Diverse di queste teorie appaiono influenzate dalla filosofia fenomenologica di Husserl:

  • la società è il risultato di un processo nel quale gli individui svolgono una funzione attiva di produzione del mondo nel quale vivono: parla di “costruzione della realtà sociale”;

e dalla filosofia ermeneutica di Heidegger e Gadamer:

  • la costruzione della realtà da parte degli individui nasce già all’interno di un mondo di significati trasmesso nel linguaggio e nella tradizione culturale.

Ogni definizione della realtà può essere compresa solo attraverso il riferimento al mondo dei significati a cui appartiene colui che interpreta tale realtà. Gadamer, tra i vari teorici, pone al centro della riflessione il problema dell’incontro tra orizzonti culturali diversi.

La Filosofia fenomenologica ha portato a porre in evidenza il carattere attivo dei processi di costruzione della realtà sociale e la dimensione intersoggettiva.

La Filosofia ermeneutica ha contribuito a sottolineare che la realtà è il risultato di uno scambio comunicativo, connesso a tradizioni culturali in costante trasformazione, tra le diverse rappresentazioni e interpretazioni degli attori sociali tra loro, nonché tra questi ultimi e le interpretazioni degli scienziati sociali.

L’interazione simbolica – connessione tra l’agire intersoggettivo e le forme culturali

Il termine interazionismo simbolico fa riferimento a Mead. Secondo Mead la dimensione della comunicazione simbolica è alla base dei processi di formazione delle personalità soggettive, delle forme mentali e dell’organizzazione sociale. La società è soprattutto un fenomeno di comunicazione, reso possibile grazie alla mediazione del linguaggio, del significato e dei simboli.

L’importanza del gesto per Mead

L’espressione più elementare di comunicazione è per lui la relazione che si esprime nel gesto: in esso si rivela un’interazione fondata sull’adattamento reciproco tra due o più individui, all’interno di un ambito comune di senso.

Il gesto esprime un significato, diviene simbolo di una intenzionalità determinata e si trasforma in linguaggio. I gesti diventano simboli significativi quando suscitano implicitamente nell’individuo che li compie le medesime risposte che essi suscitano esplicitamente negli individui ai quali sono indirizzati.

L’origine simbolica del gesto

Mead mostra l’origine dell’ordine simbolico che caratterizza l’interazione umana. Il rapporto cosciente con il proprio sé e il pensiero emergono quando l’individuo riesce a stabilire con se stesso un dialogo interiorizzato uguale a quello che egli stabilisce esternamente con gli altri.

Si costituisce così un ambito comune di significati per tutti gli individui che partecipano a una data società o stesso gruppo sociale.

Senza rapporto sociale e linguaggio non vi sarebbe coscienza di sé.

Dalla tendenza dell’individuo a interiorizzare gli atteggiamenti degli altrui nei suoi confronti e ad agire secondo le loro aspettative sorge l’altro generalizzato.

I singoli individui costruiscono la loro identità e assumono ruoli che orientano il loro agire, ma in quanto esseri dotati di riflessività e pensiero possono elaborare altri significati e dare vita ad altre forme di comunicazione simbolica. Ne consegue che l’individuo è al tempo stesso un prodotto sociale e una forza attiva di produzione delle strutture sociali.

Il contributo di Mead alla sociologia della cultura consiste nell’aver mostrato la connessione tra l’agire intersoggettivo e le forme culturali. L’ordine simbolico determina sia le personalità degli attori sociali che il loro agire, ma a sua volta è continuamente generato dall’attività riflessiva degli uomini.

Goffman: la soggettività come prodotto (inconsapevole) dell’interazione sociale

Mead ha influenzato alcune teorie successive, tra cui quella di Goffman che considera la soggettività come un prodotto della interazione sociale, in cui regole e strutture simboliche sono sempre piu importanti.

Per lui il soggetto viene concepito come una maschera, l’individuo non è altro che un attore che recita di fronte ad un pubblico, un personaggio il cui ruolo è fissato da modelli di comportamento. Gli si insegna ad avere sentimenti che esprime attraverso la faccia. Quando interagiamo con gli altri abbiamo un unico obiettivo: mantenere e salvaguardare la sacralità del self.

Il self, per Goffman, è la parte sociale di noi, che vogliamo mostrare agli altri.

Ci sono rituali nei quali il soggetto “perde la faccia”, nei quali noi tentiamo di ristabilire l’ordine. Ad esesempio quando salutiamo con una parolaccia un amico di spalle per poi scoprire che non è lui. In questo caso tentiamo di ristabilire l’ordine.

Secondo Goffman le istituzioni totali sono tali nella misura in cui il “sé” viene distrutto. Questi sono, per esempio, le carceri, i campi di concentramento e gli ospedali psichiatrici.

La costruzione della realtà sociale – Schütz e l’importanza della dimensione temporale dell’azione sociale

A Schütz interessano i processi attraverso i quali vengono a costituirsi i vissuti significativi e il rapporto tra azione sociale e senso. Il significato che l’azione ha per l’attore può non essere lo stesso che quella stessa azione ha per l’interlocutore a cui è rivolta. Esattamente come un osservatore esterno e disinteressato può dare un significato diverso alla stessa azione.

Schütz sottolinea l’importanza della dimensione temporale dell’agire: il significato di azione sociale può infatti variare a seconda di vari fattori. Il filosofo austriaco suddivide l’azione in tre momenti temporali: Il progetto, il vissuto e la memoria..

Schütz concepisce l’azione come il risultato di una connessione tra azione e significato. Sostanzialmente l’azione sociale ha un significato intrinseco legato all’ambiente che si autodetermina nell’azione stessa e trova riferimenti successivi per acquisire significati più specifici.

A livello sociale il significato di un azione viene interpretato imputando alla coscienza altrui il senso oggettivo che si costituisce in tipizzazioni (processi di standardizzazione). Una volta oggettivati i significati socialmente condivisi incidono sulla coscienza orientando l’agire.

L’ambiente comune presente prima dello sviluppo individuale

L’individuo nasce in un mondo già formato prima in quanto ambiente comune (che rende possibili le relazioni) che è costituito sia dai rapporti interpersonali (famiglia, amici ecc) sia dai rapporti con la società di appartenenza. Nel mondo sociale il rapporto con l’alto è mediato dai modelli di significato già codificati (le tipizzazioni=modelli di comportamento, regole, valori ecc) che vengono assimilati attraverso il linguaggio.

Berger e Luckmann: La realtà come costruzione sociale

Le idee di Schütz sono sviluppate da Berger e Luckmann nel loro libro “La realtà come costruzione sociale”.

Il processo di socializzazione, per questi due autori, si suddivide in socializzazione primaria e secondaria. Dalla socializzazione secondaria si sviluppa la riflessività che rende possibile il processo di modificazione e trasformazione delle forme strutturali.

La cultura entra nella formazione dell’essere umano, tanto da venire considerato come un prodotto socio-culturale e produttori di cultura.

Il ruolo delle istituzioni sociali e l’importanza della legittimazione delle stesse

Le istituzioni sociali hanno una dimensione storica e possono essere modificabili; tuttavia, tendono ad integrare i significati in un tutto coerente dove il linguaggio svolge il principale ruolo di veicolo principale simboli.

La tipizzazione delle forme dell’azione rappresentata dai ruoli incide sull’esperienza individuale e sul rapporto con sé stessi. Quando le oggettivazioni di un ordine istituzionale, divenuto ormai storico, devono essere trasmesse ad una nuova generazione è necessaria la legittimazione. Essa giustifica l’ordine istituzionale spiegando la sua validità conoscitiva e confermando i suoi valori normativi.

La legittimazione mette in evidenza la dimensione di autoreferenzialità dei sistemi culturali. Il problema della molteplicità dei mondi della vita può portare a problemi: la difficoltà di integrazione dell’individuo in un mondo contraddittorio perché formato da realtà diverse

L’etnometodologia di Garfinkel

Garfinkel ha definito la sua disciplina etnometodologia per indicare che “oggetto” della nuova forma di analisi sono il patrimonio di conoscenze di senso comune. Queste, per Garfinkel, vengono usate dagli individui per definire e determinare la loro realtà sociale.

Secondo lo statunitense, i fenomeni che i sociologi prendono in esame sono definiti in base a nozioni e rappresentazioni tratte dal mondo della vita quotidiana ma non vengono mai analizzati i presupposti alla base di tali definizioni. Nella produzione della realtà sociale e nelle interazioni esistono procedure interpretative che devono tenere conto

  • della riflessività (le attività sono identiche alle procedure che intendono a spiegarle)
  • e dell’ indicalità (ogni significato non può essere inteso che nel riferimento al contesto particolare nel quale viene prodotto.

Uno dei metodi per mostrare i meccanismi con cui si costruisce il senso è quello di far risultare strane le pratiche abituali e facendo saltare le regole: le reazioni di imbarazzo e aggressività che ne susseguono sono la dimostrazione di come esse siano importanti.

L’analisi etnometodologica mette in evidenza come l’ordine sociale, pur incidendo sull’individuo ed essendo fondato sull’esigenza collettiva di evitare l’imprevedibile, sia fragile ed esposto a continue trasformazioni.

Touraine e l’azione sociale come orientatrice di valori regole e modelli culturali attraverso le relazioni

Touraine mostra l’articolazione delle relazioni sociali e il loro rapporto con le diverse forme strutturali. La cultura nella teoria di Touraine appare in stretta relazione con l’azione. Infatti, per il sociologo francese, i valori, i modelli, le regole culturali sussistono perché vengono realizzati nell’azione sociale che si orienta su di essi e contribuisce a produrli.

Il senso dell’agire sociale deve essere spiegato attraverso le relazioni sociali in cui l’attore è implicato. Da qui l’esigenza di individuare e distinguere le diverse relazioni sociali.

I sistemi sociali

Touraine, in merito, distingue tre ambiti:

  • la storicità;
  • il sistema d’azione storica;
  • e i rapporti di classe.

Successivamente distingue altri tre sistemi:

  • il sistema delle decisioni politiche;
  • il sistema dell’organizzazione sociale ;
  • e i movimenti sociali.

Al livello della storicità entrano in considerazione i modelli sociali e culturali generali, a partire dai quali si organizza una società.

La storicità è creazione di un modello di conoscenza e dunque il risultato di una presa di distanza rispetto alla dinamica dei rapporti sociali. A livello di sistema d’azione storica, la capacità di presa della storicità sulla pratica sociale avviene attraverso la formulazione di un modello culturale. Al livello dei rapporti di classe, si pongono in evidenza i meccanismi di controllo del modello culturale da parte della classe dominante, la classe subalterna invece anche se inclusa ma non gestisce tale modello.

Il ruolo cruciale deI sistema istituzionale e delle organizzazioni

Il rapporto con gli orientamenti culturali è diverso a seconda che si consideri il sistema istituzionale o le organizzazioni.

  • Al livello del sistema istituzionale Touraine distingue tra l’ideologia della classe dirigente, il discorso politico e la retorica dei giuristi.
  • Al livello delle organizzazioni esso presenta una retorica che ha funzioni di giustificazione e di polemica.

Infine, la cultura viene concepita da Touraine come un insieme di modelli differenziati con funzioni e articolazioni diverse a seconda dei contesti sociali considerati, che spesso sono contrapposti tra loro. I valori, le norme ecc. appaiono connessi alla dinamica delle relazioni sociali.

Il concetto di Habitus per Bourdieu

Un altro sociologo francese che ha parlato di cultura e azione sociale è Bourdieu. Essi afferma che l’individuo normalmente deve evitare l’illusione oggettivistica (idea che la realtà sociale sia costituita da un’insieme di strutture che sono delle vere e proprie realtà autonome e indipendenti dall’esperienza) e l’illusione soggettivistica (gli individui sono autonomi nel determinare e nel delimitare il campo del loro agire).

Il punto d’incontro tra agire e cultura viene indicato da Bourdieu nel concetto di habitus. L’habitus è insieme di disposizioni durevoli che si sono formate nell’esperienza pratica della vita sociale.

Queste sono determinazioni sia strutturate (dimensioni che esistono già) sia strutturanti (dimensioni che non esistevano in precedenza, ma che esistono mentre le produciamo) che organizzano e generano le pratiche sociali (quello che gli individui fanno nella vita privata).

Una sorta di identità sociale di Tajfel

Le persone utilizzano l’habitus dentro quello che Bourdieu chiama “campo sociale”. Il campo sociale è il contesto sociale nel quale si generano delle “procedure” con cui agire nella vita sociale.

Tutto questo ha un punto di caduta nello “spazio sociale concreto”, un mondo reale dove le cose accadono, dove gli individui agiscono.

Bourdieu, in base a ciò, teorizza che lo spazio sociale sia composto da tre dimensioni di fondo sotto forma di capitale:

  • Economico: insieme delle risorse che gli individui possono utilizzare per perseguire i loro fini.
  • Culturale: insieme delle conoscenze che gli individui posseggono (es: titolo di studio).
  • Sociale: insieme delle relazioni che individui posseggono.

Nella pratica concreta della vita quotidiana, gli individui strutturano la realtà sociale nella quale agiscono sulla base dei punti di vista che hanno sullo spazio sociale nel quale si trovano a partire dalla posizione sociale che occupano.

Secondo Bourdieu da queste tre forme di capitale possiamo osservare le divisioni di classe.

Bourdieu e la critica al gusto come espressione della classe sociale di appartenenza

Nel suo libro “La distinzione. Critica sociale del gusto” analizza il fenomeno per il quale la distinzione dei gusti estetici appare al tempo stesso come il risultato e un elemento costitutivo della distinzione di classe.

Il gusto, per Bourdieu, varia a seconda dei gruppi e può generare contrapposizioni tra questi sulla base del livello scolastico (capitale culturale) e della classe sociale (capitale sociale).

Da questi possiamo rintracciare tre grandi “universi di gusto”:

  • Legittimo: apprezzamento delle opere d’arte considerate superiori. Questo gusto aumenta all’aumentare del livello di scolarità ed è tipico delle classi dominanti.
  • Medio: apprezzamento delle opere minori della cultura maggiore. (Es: musica ricercata ma che non è la musica classica).
  • Popolare: (Laura Pausini, Tiziano Ferro, etc).

Poiché condizioni sociali diversi producono diversi habitus, sono gli habitus di classe a rendere evidenti le differenze di classe presenti all’interno della società. Su questa riflessione, Bourdieu inserisce il concetto di “stile di vita”: insieme coerente della cultura (norme, valori, pratiche e gusti) che qualifica il modo di vita di un gruppo (Es: il Mac fa parte di uno stile di vita).

Lo stile di vita per Bourdieu

Questi stili di vita sono prodotti discendenti dagli habitus. Lo stile di vita pare come un sistema di segni forniti di una certa qualifica sociale. Quando gli stili di vita vengono condivisi entro determinati gruppi sociali, essi condividono “orizzonti di senso comune” e il modo di comportarsi per appartenere ad un determinato contesto sociale.

Il fenomeno dello stigma è un evidente conseguenza di questi stili di vita. Infatti, determinati individui vengono caratterizzati in contrapposizione con altri in modo negativo ed emarginante (ebreo, gay, ma anche grasso, secco, lunatico e tutti gli stigmi provenienti dalla cultura sociale dei termini psicologici) e quindi costretti a lottare per ottenere un sistema di classificazione per loro più favorevole.

Il tema dell’usato

Un altro concetto espresso da Bourdieu è il Tema dell’usato: le classi popolari accumulano oggetti perché quello sembra loro il modo attraverso il quale accreditarsi presso un ceto superiore mediante l’esibizione di oggetti.

La teoria della strutturazione di Giddens

Giddens nella sua teoria della strutturazione tiene conto di due elementi caratteristici come cause dei comportamenti individuali e collettivi. Questi sono:

  • l’elemento attivo proveniente dall’esperienza degli attori sociali;
  • e le dimensioni di routinizzazione e strutturazione che influenzano i comportamenti individuali e collettivi.

Da ciò, il sociologo britannico elabora tre concetti:

  • Struttura: insieme delle regole e delle risorse, o insiemi di relazioni di trasformazione, organizzate come proprietà del sistema sociale;
  • Sistema: insieme delle relazioni riprodotte tra attori e collettività, organizzate in pratiche sociali normali.
  • Strutturazione: insieme delle condizioni che governano la continuità o la trasformazione delle strutture e quindi la riproduzione dei sistemi sociali.

Mentre la struttura è una dimensione nella quale il soggetto è assente, il sistema sociale, nel quale la struttura è compresa, è costituito anche dalle azioni concrete degli attori sociali. Questi riproducono, nel tempo e nello spazio, le pratiche culturalmente codificate. La strutturazione invece sta ad indicare le modalità attraverso le quali le attività consapevoli degli attori sociali producono il sistema, utilizzando, nelle situazioni concrete, le regole e le risorse culturali e materiali per creare e ricreare la realtà sociale.

L’insieme dei prodotti e delle regole culturali viene considerato da Giddens come risorsa, cui gli attori sociali attingono sia automaticamente (routines), sia per rispondere in maniera creativa ad eventi imprevisti.

Le strutture, in quanto insieme di risorse, sono, al contempo, un mezzo dell’azione e un risultato che condiziona l’agire stesso.

Swidler: Strategie dell’azione e definizioni delle competenze

Per la Swidler l’azione sociale deve essere considerata come un succedersi di strategie d’azione. Per strategia s’intende il modo in generale di organizzazione dell’agire che consente di raggiungere certi scopi. La cultura può essere considerata come la cassetta da cui trarre gli attrezzi che servono per costruire tali strategie.

Il rapporto tra cultura e struttura viene analizzato sulla base di distinzioni tra situazioni di stabilità e instabilità o cambiamento.

Nei periodi in cui ci sono processi di trasformazione sociale, si evidenzia maggiormente l’influenza della cultura sulle strutture sociali (periodi in cui vengono a formarsi le ideologie).

Nei periodi di stabilità la cultura assume le forme della tradizione, ovvero un insieme di routines, rituali e abitudini automatiche e date per scontato.

Boltanski e Thevenot

Boltanski e Thevenot analizzano le regole di definizioni delle competenze e allo studio delle procedure con cui viene costruito il senso di un’azione. Per questi autori il presupposto è che esista una pluralità di mondi di significato diversi, ciascuno con i propri criteri di convenienza dell’azione, le sue definizioni delle persone e degli oggetti.

I mondi di significato comune fondano ciascuno i modelli di competenza attraverso i quali gli attori sociali legittimano la loro azione, assicurandone l’efficacia.

L’analisi dell’agire individuale e collettivo viene condotta attraverso l’individuazione delle procedure di costruzione del senso d’azione e della sua convenienza nel contesto.

Il punto di vista sulla cultura di Peterson

Peterson analizza i processi di produzione della cultura e i modi in cui le forme sociali per la produzione di elementi culturali influenzano i contenuti culturali.

La cultura è il codice attraverso i quali le strutture sociali si riproducono di giorno in giorno e di generazione in generazione. Nei processi di produzione della cultura un ruolo importante, oltre alla famiglia e alla scuola, ce l’ha anche il mercato dei beni culturali.

I cultural Studies:

Sviluppati soprattutto in USA e in UK, I cultural studies sono una disciplina indipendente con una forte componente polemica contro la tradizione accademica della sociologia della cultura.

I cultural studies si sono configurati come l’espressione dei movimenti progressisti della Nuova Sinistra, dei radicals, del femminismo, degli omosessuali ecc.

Privilegiano i rapporti di genere, la sessualità, le forme di neocolonialismo, relazioni interetniche, i mass media e la cultura popolare.

Gli studiosi dei Cultural Studies rivendicano un impegno morale nella ricerca della felicità, nella solidarietà e della giustizia sociale, sono a favore degli emarginati e sono contro ogni forma di autoritarismo. È molto importante porre l’attenzione sul fatto che questta disciplina pone l’accento sulla cultura popolare.

Sistema culturale e integrazione socioculturale:

Margaret Archer, sociologa britannica, afferma che occorre mantenere separate la dimensione dell’azione sociale e quella della cultura. Questo in quanto entrambe sono dotate di una loro autonomia e differenza temporale.

Per questa ragione, la Archer distingue tra sistema culturale e integrazione socioculturale.

Il primo è l’insieme di verità e falsità condivise dagli attori in una società in un dato momento storico e oggettivate nel tempo. Il livello dell’integrazione socioculturale, invece, è quello dell’azione, ovvero delle interazioni sociali concrete tra individui e gruppi, mediate da strutture materiali e istituzionali.

Il sistema culturale anticipa logicamente l’azione socioculturale. L’integrazione socioculturale, invece, anticipa le condizioni che daranno luogo a trasformazioni del sistema culturale stesso.

Se l’individuo nasce già all’interno di un dato sistema culturale che lo condiziona e orienta il suo agire è vero anche che questi ha la capacità riflessiva di reagire contro quei condizionamenti e sviluppare nuove possibilità.

Dott. Niccolò Di Paolo

Se vuoi approfondire l’argomento ti suggerisco l’articolo che anticipa questi concetti: Rapporto tra cultura e società: excursus storico delle teorie sociologiche