Rapporto tra cultura e società: excursus storico delle teorie sociologiche

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Il rapporto tra cultura e società è stato per centinaia di anni qualcosa di ignoto o, quantomeno, apparentemente slegato. Dalla seconda metò del scorso questi due fenomeni si sono prima avvicinati e poi addirittura confusi.

Tracciamo insieme un fil rouge dei sociologi teorici che hanno ipotizzato come esse si siano influenzate e quali siano le origini dell’uno e dell’altro fenomeno umano.

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Non è possibile considerare la cultura come un sapere omogeneo, ma come un insieme di posizioni tra loro diverse. Nel rapporto tra cultura e società possiamo evidenziare come vi sia un’evoluzione storica nel secolo scorso di affrontare come l’una influenzi l’altra.

Rapporto tra cultura e società: l’evoluzione storica nel secolo scorso

È possibile distinguere 3 lassi di tempo in cui il problema del rapporto tra cultura e società viene osservato dalla popolazione.

Fino agli anni 50

la cultura era considerata un sistema relativamente autonomo rispetto al sistema sociale. Questo pone l’accento sulla funzione che i valori e le norme culturali hanno nell’orientare l’agire sociale. Le persone pensono alla cultura come funzione generatrice di valori e norme culturali che hanno l’obiettivo di orientare l’agire sociale.

Negli anni 60

si sottolinea il carattere strutturale e la funzione costruttiva dei simboli espressivi rispetto alla realtà sociale. In questi anni si è posto l’accento sull’intima connessione tra la dinamica delle interazioni sociali e le forme culturali.

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Negli anni 80

finalmente, si afferma la tendenza a considerare la cultura come un insieme variegato di modi di fare, di procedure e di rituali cui attingere di volta in volta. Questo a seconda delle esigenze poste dalle diverse strategie collegate con le istituzioni sociali concrete.

All’origine delle diverse posizioni assunte nei confronti della cultura si distinguono due impostazioni divergenti:

  • Teorie che attribuiscono dominanza delle strutture sull’individuo (Marx, teorie sistemiche e dello strutturalismo).
  • Teorie che considerano la società soprattutto come il risultato dell’agire degli individui (Weber, interazionismo simbolico e individualismo metodologico).
La società nel suo sistema sociale e culturale: si avvicina alla definizione

Rapporto tra Cultura e società o sistema sociale

Le teorie che considerano le unità sociali come sistemi aventi leggi proprie tendono a sottolineare la funzione di integrazione svolta dalla cultura nella costituzione dell’ordine sociale. Tale orientamento è evidente nella teoria sociologica di Durkheim e nella teoria funzionalista di Parsons. Una rappresentazione del ruolo svolto dalla cultura in termini meno univoci caratterizza la teoria sistemica di Luhmann.

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Il ruolo della cultura sulla società e della società sulla cultura individuale – il punto di vista di Durkheim

Durkheim considera la società come un’entità specifica avente delle esigenze proprie che si impongono agli individui.

Per spiegare un fatto sociale occorre riferirsi ad altri fatti sociali che lo hanno causato. Non solo, occorre riferirci anche alla funzione che tale fatto svolge in rapporto con qualche finalità del sistema sociale come tale.

Il funzionalismo di Durkheim

Il termine funzione per Durkheim, infatti, sta ad indicare un’attività necessaria per la soddisfazione di un bisogno vitale dell’organismo. La società in quanto realtà “sui generis” (costituita da molte parti aventi ciascuna la propria funzione) è caratterizzata dalla dimensione coercitiva. Qusto significa che la società come tale impone agli individui le sue proprie leggi e i suoi propri modelli.

Durkheim, parlando del ruolo della società, si riferisce all’impatto che una determinata cultura ha sugli individui, sui modi di agire e di pensare, e come questi siano a loro volta dettati da modelli culturali costituiti. Questi sono veri e propri modelli di comportamento, definizioni di ruoli e orientamenti di valori e di norme centrati in un contesto sociale che si basa su una tradizione culturale consolidata nel tempo. Dunque, , per Durkheim, gli individui se lasciati soli vengono mossi dall’egoismo e questi comportamenti diventano forze distruttive dell’ordine sociale.

Per fondare l’ordine sociale è necessario che la società imponga ai propri membri i valori della solidarietà collettiva e le regole di comportamento atte a promuovere il coordinamento dell’agire sulla base di interessi comuni.

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Il ruolo della cultura come integrazione di norme, valori e rappresentazioni

La cultura (in quanto insieme di norme, valori, rappresentazioni ecc.) ha nella società la funzione di integrazione di tutto questo. Questa deve creare coesione e consenso sociale stabilendo un sistema di controllo che orienta l’azione individuale e le finalità concrete che gli individui devono perseguire.

La società conosce i propri bisogni e ne richiede la soddisfazione attraverso la regolamentazione morale e giuridica, sanzioni e ricompense, grazie alla cultura. La cultura è una dimensione costitutiva della personalità sociale degli individui e si costruisce attraverso l’interiorizzazione di quei modelli e di quei valori che sono funzionali al mantenimento dell’ordine sociale.

Durkheim attribuisce maggiore rilevanza ai valori morali e alle dimensioni di tipo religioso. È fondamentale la solidarietà collettiva cioè che i soggetti umani partecipino alla vita sociale.

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La divisione del lavoro sociale di Durkheim

Nella sua opera “La divisione del lavoro sociale”, egli distingue due tipi di solidarietà.

La solidarietà meccanica

Questa caratterizza le società pre industriali nelle quali il modello industriale della divisione del lavoro non si era ancora affermato. Difatti, la solidarietà meccanica è fondata sulla coscienza collettiva e sul fatto che gli individui sono tra loro uguali poiché condividono valori e regole comuni.

Contratti di solidarietà

La solidarietà organica

Tipica delle società odierne dove prevale il principio della divisione del lavoro, la solidarietà organica si esprime dove gli individui si sentono diversi e, di conseguenza, si sviluppa l’individualismo.

La cultura ha la funzione di elemento principale di coesione sociale e la crisi presente nella società viene interpretata da Durkheim come fattore di anomia. L’anomia è la carenza di valori e norme culturali che si verifica per effetto di cambiamenti sociali.

Si rende dunque necessario un continuo aggiustamento delle forme culturali ai bisogni che la società esprime di volta in volta.

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La teoria scientifica della cultura – il punto di vista di malinowsky

Con Malinowski la cultura viene ricollegata alla base biologica dell’essere umano e ai problemi con l’ambiente. Per Malinowsky la ricerca della soddisfazione dei propri bisogni passa attraverso la mediazione culturale in cui la funzione viene vista come l’attività attraverso la quale questi bisogni vengono soddisfatti.

La struttura dei bisogni umani ha come base l’esigenza della sopravvivenza biologica sia dell’individuo che della specie, e questo influenza il rapporto tra cultura e società

Questa trova espressione negli imperativi biologici primari (nutrizione, riproduzione, igiene ecc) che trovano soddisfazione tramite l’organizzazione culturale o le istituzioni sociali. A loro volta, cultura e istituzioni hanno dei bisogni propri (derivati o culturali prodotti dall’ambiente artificialmente costruito dall’uomo). Dal sistema culturale e sociale, invece, nascono gli imperativi strumentali integrativi (connessi alle attività economiche, attività sociali di formazione educativa e di controllo ecc).

Scientificamente, quindi, la cultura appare come il risultato del determinismo di fattori oggettivi, rappresentati dalla struttura biologica nel suo rapporto con l’ambiente e dalla struttura sociale derivata dalla prima.

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Il punto di vista di Radcliffe-Bown – il concetto di struttura sociale

Rispetto a Malinowsky, Radcliffe-Bown da più importanza al sistema sociale. Il suo concetto di funzione è collegato alla struttura dell’organizzazione sociale, usa il concetto di struttura sociale comprensivo di relazioni sociali e regole giuridiche, morali o religiose proprie di un contesto sociale, anziché usare il concetto di cultura. egli interpreta la cultura come un fenomeno dipendente dalla struttura del sistema sociale.

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Sistema della cultura e sistema sociale: la teoria di Parsons

Parsons, in relazione al sistema della cultura e al sistema sociale formula la sua “teorie sulla cultura“. Questa mira ad una formulazione nel modo in cui funzionano i sistemi sociali, nel quale, secondo Parsons, si distinguono tre fasi:

1a fase

Nell’opera “la struttura dell’azione sociale”, affronta il tema della dimensione culturale nel quadro di una teoria volontarista dell’azione. In questa teoria Parsos sostiene che l’attore abbia una relativa autonomia, nonostante le incidenze materiali, sociali e culturali che delimitano le possibilità di scelta nella situazione concreta nella quale l’azione ha luogo.

Secondo Parsons sono 4 gli elementi che compongono l’unità d’azione:

  • Il soggetto o attore sociale, ovvero colui che compie l’atto;
  • Il fine dell’azione, quindi la situazione futura verso la quale è orientato l’agire;
  • La situazione presente con i suoi condizionamenti naturali e sociali particolari;
  • L’orientamento normativo come fattore indipendente e selettivo, la cui conoscenza è importante per comprendere l’andamento dell’azione.

Parsons critica la razionalità strumentale propria delle teorie utilitaristiche che sono alla base dell’economia perché non tengono conto degli elementi culturali e psicologici presenti nell’azione.

La 2a fase

In questa fase prende il sopravvento il concetto di sistema come insieme integrato e coerente di relazioni di interdipendenza tra fattori diversi. Il sistema è retto dal principio del mantenimento del proprio equilibrio sia nel rapporto con l’ambiente esterno, che con quello interno.

Nel testo “verso una teoria generale dell’azione” Pearsons distingue tre sistemi diversi:

  1. Il sistema della personalità, che considera l’attore sociale come un sistema con bisogni da soddisfare ma anche disposto a fornire determinate prestazioni;
  2. Il sistema della cultura, ovvero un insieme coerente e autonomo di simboli regolati normativamente e condivisi intersoggettivamente (valori, regole, credenze ecc);
  3. E il sistema sociale, ovvero l’organizzazione delle interazioni sociali che si avvale della personalità e della cultura per risolvere i suoi problemi funzionali.

Impegno Sociale

La 3a fase

Secondo Parsons l’importanza del problema dell’integrazione tra i sistemi della personalità, culturale e sociale è dato dalla presenza o meno di fini e norme comuni.

Il problema dell’integrazione introduce il concetto di sistema, infatti Parsons afferma che poiché l’azione è compiuta dagli individui secondo principi definiti si può parlare di sistema della personalità. Questo accade in quanto chi agisce ha determinate aspettative tanto nei confronti degli oggetti quanto nei confronti degli altri individui.

Nel rapporto tra cultura e società il sistema culturale, il sistema della personalità ed il sistema della società devono essere a loro volta tra loro congruenti. La cultura ha il compito fondamentale di intervenire direttamente nel processo costitutivo della personalità degli individui attraverso il processo di interiorizzazione delle norme e dei valori propri di una società.

L’interiorizzazione dei modelli culturali garantisce l’ordine e dà stabilità al sistema in quanto tutti tendono a comportarsi in modo conforme alle aspettative della società. Parsons afferma che la società viene interiorizzata e che il passaggio dall’azione collettiva alla definizione dei ruoli è dato dai processi di socializzazione.

Come definire un ruolo sociale

L’elemento collante tra struttura sociale e struttura individuale per Parsons: il ruolo

L’elemento che unisce la struttura sociale con la struttura individuale secondo Parsons è il ruolo. Attraverso i processi di socializzazione, infatti, vengono interiorizzati tutti i modelli e valori che gli altri si aspettano dall’individuo.

In questo modo da “soggetto esterno” alla società diventa la persona diventa un “soggetto interno” con il ruolo.

La cultura, quindi, riduce la diversità e i ruoli, che originano istituzioni, sono gli attori e i creatori dei sistemi sociali. L’attore sociale tenderà quindi a comportarsi secondo le aspettative degli altri e in relazione agli specifici ruoli che questi esercitano.

Le aspettative, quindi, sono quindi legate ai ruoli.

Conclusione alla teoria di Parsons

La conclusione teorica di Parsons è che ogni sistema sociale per esistere deve risolvere un fondamentale problema funzionale; pertanto, ciascun sistema d’azione possiede alcuni imperativi o prerequisiti funzionali:

  • l’adattamento, ovvero il modo in cui il sistema mantiene se stesso come entità fisica (attraverso l’economia);
  • il raggiungimento dello scopo, che si riferisce al fatto che ogni sistema ha un certo scopo che esso cerca di raggiungere in relazione al suo ambiente (attraverso la politica);
  • l’integrazione, ovvero il bisogno di un sistema di tenere attivamente unite le sue diverse parti.

Rispetto alla società in esso troviamo tutte le istituzioni che promuovono attivamente l’integrazione sociale sia anche le leggi e le norme che forniscono le regole secondo le quali i membri si comportano (comunità, legge, norme).

Comportamento sociale inappropriato nei bambini / Surfsitesusa.com

La cultura come meccanismo mediatore del comportamento sociale

Ogni sistema ha la necessità di avere un certo modello di base.

Rispetto alla società, in questo imperativo sono raccolte tutte quelle istituzioni che sono considerate come produttrici del modello culturale di base e che lo inculcano negli individui. Queste sono la famiglia, l’educazione e la religione.

La funzione della cultura è quella di:

  • fornire i modelli latenti di orientamento dell’agire
  • e mediare nei processi di adattamento, di definizione degli scopi e nelle funzioni di integrazione.

Analizzando le trasformazioni delle società moderne sviluppate possiamo notare come queste siano caratterizzate dal fenomeno della crescente differenziazione degli ambiti di significato. In questo campo, il ruolo del linguaggio è quello di fungere da mezzo simbolico differenziato e specializzato dove la cultura si manifesta come un codice.

Questo codice non è altro che un sistema di simboli.

L’errore che emerge è quello di identificare l’unità del codice simbolico con la presenza di fatto di un ordine sociale. Un’altro errore è quello di pensare gli attori sociali in modo univoco e mossi solo da pulsioni a-sociali. Di fatto, gli attori sociali vivono anche un’esigenza sociale di riconoscimento degli altri e questo accade attraverso l’identificazione con le forme di significato elaborate culturalmente.

Convegno Internazionale su Pitirim Alexandrovich Sorokin | Festival della  sociologia

Cultura e dinamica sociale: i sovrasistemi di Sorokin per descrivere Il rapporto tra cultura e società

Sorokin, sociologo russo naturalizzato statunitense con trascorsi di rivoluzionario e uomo politico, ful il primo sociologo interessato a mostrare la dinamica delle trasformazioni storiche dei sistemi socio-culturali.

Per farlo, Sorokin distingue 3 sovra sistemi culturali:

Il sovrasistema ideazionale

Questi è caratterizzato da una concezione della realtà che si rifà a dimensioni di tipo trascendente ed eterno. In esso prevalgono forme di sapere legate alla religione e alla fede.

In questo articolo rispondo alla seguente domanda "Reiki è una religione?"

Il sovrasistema sensista

Nel sovrasistema sensista il rapporto uomo-mondo viene concepito in termini strumentali. Questi sono dettati dal problema di far corrispondere le risorse naturali ai bisogni dell’uomo dove prevalgono le forme di sapere legate alla scienza.

Il sovrasistema idealista

Nel sovrasistema idealista vengono compresi vari sistemi misti bek tentativo di trovare un equilibrio tra elementi di tipo trascendentale ed elementi di tipo sensibile. Sorokin ritiene che ogni sovrasistema tenda, una volta formatosi, a svilupparsi e a trasformarsi fino ad esaurirsi.

Niklas Luhmann: solo la comunicazione può comunicare - Sociologicamente

La cultura come riduzione di complessità: il punto di vista di Luhmann

Luhmann, uno dei maggiori esponenti della sociologia tedesca del XX secolo, colui che applicò alla società la teoria dei sistemi sociali la quale ebbe un forte riscontro anche nel campo della filosofia, definisce la teoria dell’evoluzione sociale tentando di spiegare come sorge l’imprevedibile. In essa, l’evoluzione socioculturale avviene nell’interazione tra struttura sociale e ordini simbolici.

Per quanto riguarda la cultura, Luhman la vede come uno degli elementi della funzione generale di riduzione della complessità che è propria di ogni sistema.

Il sistema è il risultato selettivo delle operazioni messe in atto dall’osservazione. Questo a partire dai suoi interessi conoscitivi e dai suoi presupposti teorici. Non vi sono quindi assoluti sistemi di interpretazione poichè ogni forma di sapere presenta una propria autoreferenzialità e determina i propri criteri di base.

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Il concetto di sistema

Secondo Luhmann un sistema è una realtà più o meno complessa in rapporto con l’esterno e con i membri interni che possiede illimitate possibilità.

Questi si struttura grazie alla riduzione di complessità dell’ambiente. Infatti Luhmann, relazione a questa riduzione di complessità, sottolinea che tutti i vissuti e le azioni umane si svolgono conformemente al senso, definendo il senso come

“una presentazione simultanea di reale e di possibile nei sistemi sociali basata su una sequenza che comporta la comprensione degli altri”

Luhmann considera la cultura come una forma di mediazione che entra in tutti i complessi rapporti dei sistemi sociali e psichici. Non solo, la cultura entra anche nel processo di costante autoproduzione e autoreferenzialità dei sistemi stessi.

Infatti egli distingue due tipi diversi di formazione sistemica:

  • il sistema di interazione (percezione)
  • e il sistema societario (comunicazione).

Il primo include tutte le relazioni concrete tra individui fisicamente presenti, dove acquista importanza la dimensione corporea e quella della percezione (acquisizione psichica di info).

La comunicazione invece è propria del livello della società e richiede tempi più lunghi di elaborazione delle informazioni.

Nel sistema sociale, la comunicazione non avviene soltanto mediante il linguaggio, ma anche attraverso i mezzi di comunicazione che per Luhmann sono: la verità, l’amore, il diritto e il potere.

Verità, amore, diritto e potere: i 4 mezzi di comunicazione di un sistema complesso

Verità, amore, diritto e potere presentano tutti e quattro una serie di valori e modelli di comportamento che servono regolare ambiti diversi di esperienza nelle interazioni sociali. Questi modelli servono a ridurre la complessità.

Luhmann, infattim concepisce la semantica come l’insieme di forme culturali utilizzabili per la determinazione del senso.

Nel rapporto tra cultura e società un sistema è complesso quando al suo interno vengono a crearsi sottosistemi di significato relativamente autonomi. Tra questi si può notare una differenziazione.

Differenziazione segmentaria:

Un sistema sociale crea sottosistemi uguali tra loro con caratteristiche omogenee e un grado basso di complessità. Questa differenziazione è rappresentativa di una società arcaica e rurale.

Differenziazione stratificata:

In un sistema sociale si creano strati sociali disuguali, ciascuno con le sue forme di comunicazione specifiche. Questo aumenta la complessità del sistema e dell’ambiente ad esso accessibile. È rappresentativo di una società premoderna.

Differenziazione funzionale:

Ogni sottosistema ha un suo agire specifico. In questi sottosistemi le funzioni non sono gerarchizzate e non vi sono strati ma piuttosto finalità differenti. Questo è caratteristico della società occidentale moderna dove ogni individuo può far parte di più sottosistemi. Infatti, in questi sottosistemi non vi è più la solidarietà dell’appartenenza ad un unico gruppo ma l’inclusione di tutti in più sottosistemi. Esso rappresenta un grado complessità maggiore rispetto alle altre differenziazioni.

Credit: Gamma-Rapho via Getty Images/Ulf ANDERSEN

La cultura come struttura: il punto di vista di levi-strauss

La teoria strutturalista di Levi-Strauss, antropologo, sociologo, filosofo ed etnologo francese teorico dello strutturalismo, è stata influenzata soprattutto dalla teoria linguistica di De Saussure e la fonologia storico strutturale di Jakobson.

De Saussure considerava il linguaggio come un insieme di fonemi e segni che si imponeva agli individui in quanto istituzione collettiva. Egli aveva dedicato la sua attenzione alla lingua definendola come “un’insieme di abitudini linguistiche che permettono all’individuo di comprendere e farsi comprendere”. In essa De Saussure pone in evidenza la struttura come insieme dei rapporti tra i diversi elementi costruiti in base a forme regolari o a gruppi formati in base ad associazioni mentali). Secondo questo autore quindi il sistema linguistico è un sistema in continua trasformazioene.

Jakobson, invece, pone in evidenza l’opposizione binaria ??? sviluppando la sua analisi delle forme della metafora e metonimia.

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La ricerca di Levi-Strauss di strutture di base comuni a tutte le forme culturali

L’interesse di Strauss per la teoria linguistica nasce dall’idea di poter sviluppare un analisi scientifica delle forme culturali mostrando al di là della varietà delle loro espressioni alcune strutture di base comuni.

Cultura e società, per l’autore, appaiono entrambe come un’unica espressione di una struttura profonda. È sufficiente quindi cogliere la struttura inconscia sottostante a ogni istituzione per ottenere un principio di interpretazione valido per altre.

Il toteismo nella teoria teoria strutturalista di levi-Strauss

Levi-Strauss ha sviluppato le sue analisi sul fenomeno del totemismo dfinendolo come

“identificazione tra un gruppo di esseri umani e un animale interpretato come un insieme di regole. Queste sono necessarie per la denominazione dei gruppi e per lo scambio matrimoniale fondato su una compatibilità o un’incompatibilità tra totem differenti”

In merito a ciò Levi-Strauss definisce le due strutture elementari della parentela: quelle fondate sulle regole che presiedono gli scambi matrimoniali e i racconti mitologici.

Nelle prime i sistemi di parentela e le regole matrimoniali appaiono come una forma di linguaggio ovvero un’insieme di operazioni destinate alla comunicazione tra gruppi o individui. Tra questi la regola universale alla base dello scambio matrimoniale è il tabù dell’incesto. Per Levi-Strauss la proibizione dell’incesto è il momento in cui si effettua il passaggio da natura a cultura.

Nei racconti mitologici, invece, l’analisi di Levi-Strauss pone l’accento sulla grande varietà dei racconti che si riconducono a uno schema di principi comuni.

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Conclusioni all’articolo sulle teorie sociologiche sul Rapporto tra cultura e società

Nella sociologia della cultura la teoria strutturalista di Levi-Strauss presenta il limite di considerare la cultura soltanto nelle sue oggettivazioni senza che sia possibile cogliere i processi genetici delle forme culturali nei loro condizionamenti materiali e nel loro rapporto con l’agire sociale.

Nella visione di Luhmann, il concetto di sistema più o meno complesso è molto interessante ed esplicativo poichè pone come assunto le illimitate possibilità dei sistemi stessi nel rapporto tra cultura e società. Tuttavia forse è troppo riduttivo mettere in luce l’interpretazione come unica forma di definizione, anche se per Luhmann ogni forma di sapere presenta una propria autoreferenzialità e determina i propri criteri di base, poichè così facendo si perde ogni possibilità di osservazione e di analisi comparativa tra differenti sistemi.

Su questo limite intervengono bene i sovrasistemi di Sorokin poichè attraverso essi è possibile tracciare la dinamica delle trasformazioni storiche dei sistemi socio-culturali senza semplificare e senza generalizzare troppo.

Il funzionalismo di Parsons, che sostiene che ogni sistema sociale per esistere deve risolvere un fondamentale problema funzionale, definisce ciascun sistema d’azione come portatore di imperativi o prerequisiti funzionali legati più al bisogno individuale e di gruppo tralasciando la componente coscente dell’individuo.

Ancora più legato ai bisogni vitali dell’organismo è lo stesso Durkheim che considera la società come un’entità specifica avente delle esigenze proprie che si impongono agli individui. Interessante il suo punto di vista sul fatto che per spiegare un fatto sociale hai bisogno di un termine di paragone (un altro fatto sociale) e questo rende tutta la sociologia, secondo l’autore, in gradi di definirsi solo in maniera comparativa escludendo le definizioni specifiche acontestuali.

In linea con Durkheim vi è lo stesso Malinowsky, il quale ritiene che la ricerca della soddisfazione dei propri bisogni passa attraverso la mediazione culturale.

Dottor Niccolò Di Paolo

Per una sociologia trasformativa e di posizione - Jacobin Italia

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