(ri)Ascoltiamo i musicisti

Senza la musica la vita sarebbe un errore (Friedrich Nietzsche)

É l’estate del 2008 al liceo classico Niccolini di Livorno e Chiara sta dando l’orale dell’esame di maturità.

Finito l’esame (che andò a buon fine), i professori fanno una domanda a Chiara:
“Cosa vuoi fare adesso che hai finito la scuola?”.
Chiara risponde “La cantante!”.
I professori si mettono a ridere. “No, sul serio: che lavoro vuoi fare?”

Essere musicista viene spesso accostato ad essere nulla facente: la musica al massimo potrebbe essere un hobbie. Eppure uno dei più grandi Festival in Italia è proprio un festival musicale, quello di Sanremo.

Come mai questa discrepanza?

Come mai la musica viene svalutata nonostante sia un elemento fondamentale per: film, radio, televisione, pubblicità, videogiochi, locali notturni, bar, ristoranti, negozi, lezioni di yoga, palestre, sagre, feste, riti popolari, riti religiosi, intrattenimento durante i viaggi in macchina, intrattenimento in casa…?

Come mai in Italia, centro culturale storico nel mondo dove hanno avuto origine compositori come Rossini, Verdi, Puccini e Vivaldi, c’è questo pregiudizio nei confronti dei musicisti?

La risposta sta proprio nella cultura popolare: sono assenti o poco presenti riti ed usanze dove la musica ha un ruolo fondamentale; le attività ricreative che si basano sulla danza vengono quasi sempre accompagnate da basi musicali e non musicisti; i locali dove vengono proposti eventi con musica dal vivo vengono evitati.

In poche parole, l’elemento chiave siamo proprio noi. Sicuramente ci capiterà di rivedere un musicista suonare in strada, in un teatro, su un piccolo palco o in un pub. Ricordiamoci che è da lì che sono venuti gli artisti famosi che più amiamo.

Può darsi che durante una vacanza a Lisbona, veniate rapiti proprio dalla voce di Chiara.

Chi può dirlo?

 

John Wood, busker professionista