Scopriamo il mondo dei fabliaux medievali erotici a partire da “La voglia dei cazzi”

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Gli uomini medievali erano soliti raccontare storielle, o fabliaux, in cui raccontavano le tragicomiche vicissitudini della quotidianità. Ma che cos’era la voglia dei cazzi?

Il Medioevo: secolo oscuro e buio in cui tutto era rilegato semplicemente al timore divino, alle preghiere, all’ora et labora, e nessuno si sarebbe mai immaginato di parlare di sesso.

Se questo è ció che credete sul Medioevo, allora sappiate che vi sbagliate, e non poco.

STORIA] Medioevo in sottana – La donna – NARRARE DI STORIA

I Fabliaux: cosa sono

Gli uomini medievali erano, proprio come noi, se non di più, molto soliti al riso, e non solo, erano forse anche più triviali, profondamente bassi e volgari, ed erano soliti raccontare storielle, o come è più opportuno chiamarli, fabliaux (dal fabella latino).

Nei faubliaux si raccontavano senza filtri le tragicomiche vicissitudini della loro variopinta quotidianità.

Sesso, eros basso, ilarità e soprattutto una buona dose di volgarità, che non guasta mai, sono gli ingredienti segreti del mix perfetto della risata grassa e sinceramente divertita, che non mira a far riflettere o insegnare qualcosa, ma si propone piuttosto di far ridere di pancia chi della vita sente già la pesantezza.

“Li sohaiz desvez” tradotto letteralmente in italiano con “La voglia dei cazzi” è un particolare fabliaux francese del giullare Jean Bodel, edito tra il 1190 e il 1194 in lingua d’oil.

La particolarità letteraria del fabliaux risiede nel fatto che questo sia stato riportato per iscritto dall’autore stesso (che tra l’altro si presenta nel prologo, riscuotendo così la paternità del racconto) cosa poco comune nel Medioevo, sia per l’elevato costo della carta, sia per la tradizionale trasmissione orale del testo.

Li sohaiz desvez o letteralmente “La voglia dei cazzi

La storiella racconta di un marito e una moglie della borghesia (cosa inedita nei racconti di Bodel in cui i protagonisti sono generalmente villani) a noi sconosciuti. Questi si ritrovano insieme dopo un lungo viaggio di lavoro del marito durato ben tre mesi.

La moglie, che ha fedelmente atteso il marito per lungo tempo, non vede l’ora di dargli un caldo benvenuto.

Prepara dunque un’abbondante cena con carne, pesce e tanto vino. Forse troppo. Tanto che il marito dopo aver cenato si addormenta e a lei, stesa accanto a lui nel letto (delusa ed evidentemente seccata), non resta che fantasticare fino a cadere in un sonno profondo.

Questo sonno porterà al sogno di un grande mercato, in cui si vende un’unica merce: i peni; questi ultimi sono di ogni taglia, dimensione, larghezza e prezzo.

“La dama fece un sogno: era una fiera annuale, mai udiste parlare d’una simile […] c’erano solo cazzi e coglioni, ma di questi ce n’erano a profusione”

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Alla fine del sogno la signora sceglie di comprare un fallo particolarmente grosso e costoso. Per averlo, è disposta a pagare qualsiasi cifra purché esso le dia “gioia sicura”.

Nel concludere l’affare col venditore, la donna gli batte la mano per concludere l’affare. Il colpo però si riflette nella realtà e chi lo subisce è il marito che viene colpito in pieno volto, svegliandosi.

La moglie confessa così del sogno e delle voglie insoddisfatte, e i due coniugi si riuniscono in una notte di passione.

Iris Filippone

Se ti interessa questo argomento ti suggeriamo il libro “La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali” di Alessandro Barbero

Se invece ti ha incuriosito l’argomento in generale, ti suggerisco di leggere il mio articolo “Hypnerotomachia Poliphili: storia di un’opera sedotta e abbandonata