Sfumature di colori tra il bianco e il nero

“Al buio i colori non esistono” Luca Grandelis

Proviamo a giocare con un bambino ad Acqua e Fuoco – ma poche differenze ci sarebbero anche con un adulto. Decidiamo, ad esempio, di farlo uscire dalla stanza e di nascondere una pallina dentro una borsa che riponiamo dentro un armadio.

Immaginiamo di assumere un atteggiamento inflessibile: quando il bambino va di fronte al letto rispondiamo “acqua”, alla scrivania “acqua”, alla libreria “acqua”, all’armadio “acqua”. Perché? Perché il comportamento giusto non è stare davanti all’armadio, ma aprirlo, aprire la borsa e guardarci dentro, e solo a quel punto risponderemmo “fuoco”.

Quel che succederebbe, però, è che il gioco diventerebbe terribilmente lungo e noioso, frustrante e punitivo per lui, mentre noi ci innervosiremmo fino a sgridarlo per lo scarso impegno mostrato.

Sappiamo però di avere un’alternativa all’incombente tragedia che potrebbe verificarsi, che poi è il modo corretto di giocare: ovvero, quando sarà all’armadio risponderemo “fuochino”. Ecco presentata la prima gratificazione, ossia il motore che rinforza il comportamento, che crea la motivazione per continuare a giocare e consolida la relazione tra l’adulto e il bambino.

È vero che ancora non è arrivato all’obiettivo richiesto, ma si è avvicinato: ha messo in atto un comportamento in parte positivo verso la meta. Continuando in quella direzione, passo passo, tastando varie cose dentro l’armadio, arriverà a toccare quella borsa e finalmente diremo “fuocone che brucia!”.

Ricordiamocelo questo meccanismo quando siamo con l’altro. L’atteggiamento rigido ci fa dire solo “acqua” o “fuoco”, ci fa vedere il giusto e lo sbagliato, tutto o niente.

Considerare, invece, quella che si definisce approssimazione successiva ci permette di lasciare il pensiero dicotomico, pericolosamente minaccioso per la relazione, e ci aiuta a cogliere le sfumature: ci avvicina così alla scala di grigi, fino ad arrivare a scoprire che esistono tantissimi bei colori tra il bianco e il nero.

Dottoressa Olga Bevanati